Val Melaina ricorda e fa ricordare le proprie radici

La storia del quartiere in una mostra di fotografie
Alessandro Pino - 4 Novembre 2013

Confermando una non comune e lodevole volontà di valorizzare la propria appartenenza popolare e popolana, i residenti di Val Melaina ricordano la storia del loro quartiere – e degli immediati dintorni come il Tufello – con una minimale ma efficace mostra di fotografie.

mostravalmelainaInaugurata a giugno in occasione dell’iniziativa “Le nostre radici” promossa congiuntamente dal locale Comitato di Quartiere dall’associazione Agorà (presieduti rispettivamente da Arianna Marfoglia e Pietro Fusco), l’installazione – due pannelli in materiale plastico esposti all’aperto in un cortile di via Monte Pattino – è poi diventata permanente.

«Vorremmo che non fossero nominate solo per il degrado e i fatti di cronaca nera ma anche per quella che rappresenta la cultura popolare» intesa come modo di vita, spiega Pietro Fusco illustrando la carrellata di immagini, sia quelle reperite in rete che quelle fornite dai residenti . E così sfilano rapidamente davanti agli occhi del visitatore le foto più remote in bianco e nero (inclusi i fotogrammi tratti da “Ladri di biciclette” di Vittorio de Sica che qui fu in parte ambientato) seguite da quelle a colori più recenti.

Attimi di vita quotidiana (compresi matrimoni, funerali e le comitive degli anni Settanta e Ottanta) si mescolano a episodi rimasti nella storia come la visita di Giovanni Paolo II o il disastro di via Ventotene. È anche un modo per rendersi conto di come l’aspetto stesso e addirittura la geografia del quartiere siano in parte mutati: se gli storici palazzoni sono rimasti, non ci sono più le baracche e la stessa collina di via Scarpanto, letteralmente spazzata via dalle mappe per fare posto alla costruenda stazione Jonio della metropolitana B1. Quello che rimane identico a Val Melaina, per fortuna, è lo spirito orgoglioso delle proprie radici.


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