Via, Via, Vieni via con noi. E’ il messaggio della CGIL da piazza San Giovanni

La scritta impressa sulle casacche rosse del sindacato nella manifestazione del 27 novembre

Vieni via con noi. Questa la scritta impressa sulle casacche rosse della CGIL nella manifestazione di oggi 27 novembre 2010 in piazza San Giovanni.

Un appello alla coesione di precari, lavoratori, studenti, immigrati e pensionati. Uniti per dire no all’attuale politica generale che taglia le risorse alla scuola, all’università, ai ricercatori e alla cultura.

Una piazza che fa sentire la sua voce, colorando tutto di rosso. Palloncini, manifesti, e magliette vestono il popolo che è giunto da tutta Italia, per dire che “I giovani non sono più disposti a tutto”, come recitano le gigantografie degli slogan che sovrastano tutta la piazza.

I conduttori Paolo Serventi Longhi, Sophia Livingstone e Luca De Zolt si rivelano ottimi mattatori di una giornata piena di emozioni, storie e voglia di fare.

Rappresentante d’eccezione della categoria lavoratori del settore dello spettacolo, Massimo Ghini, protesta con forte determinazione contro la scure che si è abbattuta sul Fus. Parla di numeri non indifferenti il popolare attore, di più di 250 mila lavoratori professionisti che “mangiano” tutti i giorni con la cultura, di un paese che detiene più del 60% del patrimonio artistico mondiale, incapace di capirne la fondamentale importanza.

Sul palco della CGIL si alternano i rappresentanti delle categorie più a rischio, all’interno di questa sciagurata condotta politica.

Emanuele Manca, lavoratore in cassa integrazione della Vinyls, fabbrica che produce PVC a Porto Torres. Un ragazzo, Emanuele, che insieme ad altri suoi compagni, occupa da 10 mesi l’isola dell’Asinara, dormendo nelle celle dell’ex carcere sull’isola.

Assunta Russo, precaria dell’Ospedale di Corigliano in Calabria, che porta la voce di tutti i precari della sua struttura. Precari su cui pende il pericolo, del caro prezzo dell’attuale crisi economica, un prezzo che può cancellare posti di lavoro e il futuro delle loro famiglie.

Ancora tra gli interventi in piazza, quello di Luca Tabusi, ricercatore di Geografia, facoltà di lingua e cultura per stranieri all’Università di Siena. Luca paragona la piazza gremita al tetto della loro facoltà, dove lui e altri ricercatori protestano da giorni, contro la riforma Gelmini.

La piazza di San Giovanni diventa il tetto, il Colosseo, la torre di Pisa e altri luoghi simbolo della cultura italiana, dove da settimane la categoria studentesca e dei ricercatori, protesta a gran voce. Chiedono fondi allo sviluppo e alla ricerca scientifica, finanziamenti alle strutture scolastiche e per le borse di studio e ancora investimenti alla formazione dei giovani, uniche armi, queste, per risollevare il paese e renderlo concorrenziale nei scenari mondiali.

A questa voce si unisce anche Cecilia, una ragazzina di 15 anni del Liceo Classico di Pigafetta a Vicenza che con grande emozione ma con viva forza, grida le sue idee, paure e speranze, aggiungendo la sua giovane voce al coro degli studenti in piazza.

Interviene anche Don Fabio Corazzino, parroco di  Brescia. Si scaglia contro l’indifferenza alla sofferenza dei più deboli, la sofferenza di tanti immigrati in Italia privati di dignità e diritti.

La manifestazione si conclude con l’intervento di Susanna Camuso, nuovo Segretario Generale della CGIL, che ricorda i 57 giorni che mancano, grazie al nuovo Collegato del Lavoro, per impugnare il licenziamento, giorni dove un lavoratore deve, con tutte le sue ripercussioni, chiedere di avere giustizia e vedere riconosciuti i propri diritti.

“Le nostre sedi sono aperte per informarvi e sostenervi, noi non vi lasciamo soli” dice la Camusso; si appella alla Gelmini per il ritiro della riforma, alla Fiat perché si faccia chiarezza sul suo piano industriale, “siamo felici delle nuove produzioni a Mirafiori, ma non basta”.

La Segretaria Generale della CGIL, ricorda gli immigrati, le deroghe al Contratto Nazionale del Lavoro e l’emergenza del sud Italia, che non chiede ponti ma la certezza del lavoro e del loro futuro.

“Viva il lavoro, viva il futuro”. Conclude così la Camusso affermando che “Il futuro è dei giovani e del lavoro. E’ questo il nostro faro, il modo per stare meglio. Qui oggi c’è il paese vero”.

L’intera manifestazione è impreziosita dalla musica dei Casa del Vento, di Eugenio Bennato e dei Modena City Ramblers, che chiudono facendo ballare la folla sulle note dei 100 passi, dedicandola a tutte le persone che contrastano e che hanno perso la vita lottando contro la mafia.

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