

Catarci: "Serve un segnale politico, immediato"
La mattina di lunedì 4 aprile Massimo Sestito (Rappresentanza Sindacale Unitaria di Cgil) di 57 anni e con problemi di salute, Mauro Ricci, 54 anni, Dario Benni e Pierluigi D’Annibale, entrambi di 50 anni, si sono arrampicati al quarto anello del Gazometro per difendere il proprio posto di lavoro.
Sono operai della Conus Spa, società impegnata nella lettura dei contatori del gas per Italgas (Eni) a Roma, che dal prossimo giovedì 7 aprile si ritroveranno, assieme ai loro 400 colleghi, verosimilmente disoccupati e senza pensione.
In questa data infatti scadrà l’appalto di rilevamento delle letture dei contatori del gas e la Snam Rete, azienda a presidio delle attività regolate del settore del gas in Italia, ha bandito una gara che taglia fuori Conus Spa e che applica un ribasso al prezzo base del costo della lettura di 1 euro al cliente, rispetto al costo in tariffa che ammonta a 2,70 euro.
A Roma, nei cinque anni del vecchio appalto, le attività di rilevazione delle letture di gas e acqua erano svolte presso il domicilio dell’utente dalla Conus Spa, società nata nel 2001 da una cessione di un ramo d’azienda dell’Eni.
Successivamente, nel 2009, l’Eni ha deciso di cedere il 100% di Italgas e di Stoccaggi Gas Italia (Stogit) alla neo istituita Snam che è diventata la società responsabile della distribuzione del gas e delle letture dei contatori.
«All’inizio eravamo 120 lavoratori, ex impiegati Italgas, – ha spiegato Sestito – mentre oggi siamo 250 a livello nazionale più 190 che operano nell’indotto, ossia dipendenti delle società satellite che lavorano per Conus».
L’Eni si starebbe quindi liberando dei lavoratori che aveva essa stessa destinato ad un servizio per la collettività, nello specifico 400 dipendenti di cui 250 soltanto nella Capitale.
«Si tratta di operai specializzati – dichiara in una nota Gianluca Peciola (Consigliere provinciale di SEL) – addetti anche al controllo e alla denuncia di eventuali fughe di gas degli impianti domestici, la cui professionalità non può certo essere dispersa, né calpestata dalle logiche di ribasso del costo del lavoro».
Nonostante il mancato riguardo della situazione da parte dell’Italgas che non ha ancora fornito una risposta e dove la sera si spengono le luci e si serra l’entrata come al termine di una normale giornata lavorativa, i primi aiuti ai manifestanti iniziano ad arrivare dalle istituzioni municipali.
«Attraverso l’associazione territoriale Brigata Garbatella, affiliata alla Protezione Civile – ha dichiarato Andrea Catarci – il Municipio XI ha fornito alle 4 persone da ieri sul Gazometro, dei sacchi a pelo, un tendone parasole e alcune lampade a gas con relative ricariche».
I manifestanti hanno anche iniziato lo sciopero della fame «Non abbiamo chiuso occhio per il freddo, e per la fame. – racconta Ricci – Il gazometro è pericolante e non abbiamo protezioni ma non molliamo finché non ci verranno date garanzie occupazionali. Lavoriamo da circa 30 anni per Italgas e poi per Conus – continua Ricci – ora, a oltre 50 anni e con famiglia rischiamo sia il licenziamento sia la pensione. Vogliamo che la gara d’appalto dell’Eni venga sospesa e chiediamo l’interessamento alla nostra causa di tutte le forze politiche, bipartisan».
A sostegno della protesta un presidio di lavoratori staziona davanti alla sede di Italgas, in via del Commercio, ostacolandone il passaggio e i lavori e mercoledì 6 aprile alle ore 11.00 i dipendenti della Conus si riuniranno anche davanti Palazzo Chigi dove si terrà un Consiglio dei Ministri.
«In un momento in cui la crisi economica non allenta la stretta intorno all’Italia, – dichiara Andrea Catarci – bisognerebbe responsabilmente mettere al primo posto degli interessi delle stesse aziende coinvolte il mantenimento in servizio di quei lavoratori che hanno una esperienza unica e ineguagliabile nel settore. Eni, Italgas e Conus facciano però in fretta a ritirare il bando emesso – sollecita Catarci – ed a sostituirlo con altro analogo in cui sia inserita la clausola di salvaguardia occupazionale, perché i rischi per l’incolumità personale sono tanti e la decisione a non scendere senza aver riportato un risultato concreto di tutela altrettanto. Solo così si darà reale risoluzione alla vicenda, permettendo ai lavoratori di scendere e di mantenere, con i loro compagni, il posto di lavoro».
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