

In tempi di crisi non si possono non ricordare le origini e il significato di un evento così importante
“Più lavoro, più Europa, più solidarietà” questo è lo slogan della tradizionale manifestazione nazionale per la Festa del Lavoro. Quest’anno si svolgerà nella principale città del Friuli, Pordenone, presa come simbolo della grave crisi occupazionale, che si registra su tutto il territorio nazionale, a partire dalla Electrolux su cui si vuole dare un segnale forte di attenzione, con la partecipazione dei tre Segretari generali della CGIL, CISL e UIL Camusso, Bonanni e Angeletti.
A Roma è previsto il consueto appuntamento a Piazza San Giovanni per “ il Concertone del 1° Maggio” con giovani disoccupati, precari, lavoratori e cantanti, che avrà come filo conduttore: “Le nostre storie. Accordi e disaccordi delle nostre radici, della nostra memoria e del nostro domani.”
A Taranto, per la vertenza Ilva un concerto, non contro quello di Roma, ma “un invito a chi di dovere a prendere la parola su una questione rimasta aperta” sul tema: “Futuro? Ma quale futuro?!”
Al Palazzo del Quirinale, alla Presenza del Presidente della Repubblica Napolitano, la celebrazione della Festa del Lavoro, che sarà preceduta dalla deposizione di una corona di fiori sul monumento dedicato alle vittime sul lavoro, nel Piazzale Giulio Pastore all’Eur.
Sono sufficienti queste iniziative per richiamare l’attenzione e l’impegno, sul primo articolo della nostra Costituzione: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”? Forse, ma si affievolisce l’interesse per questa grande tradizione popolare, e i perché sono tanti. Il sindacato dovrebbe avere più coraggio.
In tempi di crisi, non si possono non ricordare le origini e il significato del 1° Maggio. Può apparire retorico, anche se in questo periodo ove le difficoltà e le tensioni sociali da un lato, e la fiducia e la speranza per un futuro migliore, dall’altro, sono le facce della stessa medaglia.
Come dimenticare gli incidenti tragici di Chicago e il Congresso di Parigi, che decretò il carattere internazionale della Festa del Lavoro alla fine dell’Ottocento; successivamente il 1° Maggio 1955, il Papa Pio XII istituì la celebrazione di San Giuseppe lavoratore, così da ufficializzare la ricorrenza anche per i lavoratori cattolici, perché questi eventi non si possono cancellare, anche se la nostra società contemporanea ha la memoria corta, ma soprattutto non si può cancellare la cultura, il significato e lo spirito con il quale è nata 125 anni fa la storica Festa dei Lavoratori.
Oggi, stiamo vivendo momenti di grave crisi economica (l’Italia non cresce da 5 anni, la disoccupazione è al 13%, quella giovanile al 42,3%, in termini assoluti i disoccupati superano la soglia di 3,3 milioni, peggio dell’Italia, solo Grecia e Spagna), in cui ottenere o trovare un lavoro dignitoso sta diventando un lusso, prima che un diritto.
Per questo ritornano alla mente le parole, del quattro volte Presidente degli Stati Uniti, F. D. Roosevelt, pronunciate negli anni ’30 del secolo scorso: “ La vera libertà individuale non può esistere senza sicurezza economica ed indipendenza. La gente affamata e senza lavoro è la pasta di cui sono fatte le dittature.”
I corsi e i ricorsi storici non sempre si manifestano, però in alcune situazioni di disperazione, di rabbia e di scoramento, spesso sono dietro l’angolo.
Le vicende della Electrolux e dell’Ilva, una al nord e una al sud, sono la rappresentazione dell’incapacità del nostro paese, che non ha saputo interpretare il cambiamento e la globalizzazione nelle strategie industriali, per motivi imprenditoriali, politici e istituzionali, e forse anche sindacali. Queste vertenze sono il simbolo di tante e tante realtà, del mondo del lavoro, che vivono le stesse difficoltà e le stesse criticità.
Occorre recuperare e superare una crisi, che certamente non è solo del nostro paese, con riforme adeguate che investano le regole costituzionali, il mercato del lavoro, la moralità delle retribuzioni e la lotta per un fisco più giusto, oltre che con la ricerca e l’innovazione, perché siamo nella Comunità Europea.
La Comunità Europea rimane l’unico approdo, non solo per realizzare gli “Stati Uniti d’Europa” con nuove regole, ma per rilanciare il “vecchio continente” nel confronto e nella competizione con i paesi emergenti dell’Asia e del sud America, elemento indispensabile per la crescita e lo sviluppo della società contemporanea.
Una notizia, in questa fase di attesa e di annunci, è la fiducia dei consumatori e delle famiglie che aumenta nel mese di aprile, fino a toccare il livello massimo dal gennaio 2010. Lo rileva l’Istat che registra un balzo dell’indice della componente economica; migliorano inoltre i giudizi sulle condizioni attuali del Paese e restano stabili le aspettative sulla disoccupazione. Forse si sta invertendo la fase più difficile della crisi? Presto per dare giudizi e fare valutazioni, nei prossimi mesi avremo certezze positive o negative. Passata le competizione elettorale.
Ecco perché non dobbiamo dimenticarci del 1° Maggio: rappresenta sempre, malgrado tutto, la cultura e la storia del mondo del lavoro nelle varie fasi dell’evoluzione della società!
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