

Mercoledì 6 giugno 2012 si terrà l’inaugurazione della mostra collettiva in via Quattro Fontane a Roma
Mercoledì 6 giugno 2012 dalle ore 18.30 e fino alle 20.30 si terrà l’inaugurazione della mostra collettiva 10 anni di euro. E pluribus unum a cura di Costanzo Costantini e Floriana Tondinelli. La mostra resterà aperta fino al 28 giugno 2012 dal lunedì al venerdì 10.00-12.30 e 16.00-19.00 00184 Roma Via Quattro Fontane, 128/a tel. 0039 06 4744300 www.galleriatondinelli.it – info@galleriatondinelli.it – Facebook.
L’arte contemporanea, vuole essere in questa mostra “un ponte” che attraversa l’Europa, così come nell’iconografia di banconote che usiamo quotidianamente.
Gli artisti scelti che rappresentano a loro volta i paesi di provenienza Italia, Spagna, Svezia e Danimarca, sono una sintesi di analogie e percorsi comuni nel segno della cultura e dell’arte. Sia l’Italia che la Spagna scelgono nella rappresentazione della moneta due letterati Dante Alighieri e Miguel De Cervantes e sono molto attivi nei vari paesi con gli Istituti Italiani di Cultura. La Svezia e la Danimarca promuovono lo sviluppo di giovani artisti contemporanei in particolare le donne, avendo una tradizione di emancipazione femminile risalente rispettivamente la Svezia al 1909 con suffragio universale concesso alle donne e la Danimarca nel 1919. Per L’Italia dovremo aspettare fino al 1946.
L’artista italiano Giulio Galgani presenta una visione dell’Europa geografica con le geopitture, ed euro-dama. Attraverso una tecnica mista in cui le persone, i cittadini europei, sono rappresentati da piccoli uomini in bronzo, della stessa misura e dello stesso colore a simboleggiare l’integrazione e la cooperazione. Nelle opere euro-dama, i cittadini europei sono pedine in continuo movimento all’interno dell’Unione Europea. Galgani con le sue geopitture intende sottolineare l’articolo della carta europea che recita l’uguaglianza fra i popoli europei.
Le geopitture, opere che guardano al futuro fortemente contemporanee, ma portatrici anche di tradizioni, di antichità del passato, racchiuse nell’identità di ogni singolo popolo europeo. Nel caso dell’Euro-dama invece l’artista pone l’attenzione sul concetto di unione, di globalizzazione e di appartenenza di un’unica identità, appunto europea. Ogni simbolo, ogni pedina riflettono un’identità particolare. Essi emergono dalla base della dama, come portatori di bisogni e desideri del mondo intero. I materiali usati da Giulio Galgani sono tradizionali ed innovativi nello stesso tempo. Materiali solo apparentemente opposti, come diverse sono le lingue, le tradizioni, i costumi dei popoli europei, che trovano nelle loro diversità quell’unità di condivisione. E’ l’amore, è lo spirito di conoscenza, di creatività e di scoperta che spinge quegli “uomini pedina” ad essere sempre migranti nell’Unione Europea.
Carina Fogde rappresenta i colori della Svezia con un’interminabile distesa, che ricorda il tipico paesaggio svedese. Una rappresentazione intima, che emerge dall’accostamento di due colori tendenti ad armonizzarsi tra loro, il verde, il turchese, simbolo di armonia rispondente al concetto di Unione Europea. La presenza dell’artista svedese è un contributo agli scambi culturali tra i vari stati e ad una condivisione sempre maggiore tra paesi che hanno aderito alla Carta dei Diritti Fondamentali e per i quali la cultura e l’arte sono un segnale di continuità. Dall’indagine di Carina Fogde emerge una visione intimista dell’arte, intesa come linguaggio universale che unisce e accomuna popoli e tradizioni diverse. Uno spazio senza limiti è la tela dell’artista, un dialogo illimitato come illimitate sono le distanze che separano l’Unione Europea, tutto s’inserisce all’interno di un mercato comune, nel quale si promuove la libera circolazione degli artisti e delle idee. La Fogde sceglie di non rappresentare figure, dando libera creatività, immaginazione all’osservatore, la tela diventa “la tabula rasa dei pensieri dello spettatore”.
Charlotte Amalie Holm Marseillais, artista danese che raffigura gruppi di persone, gli europei di oggi. L’unità dell’Europa e la diversità di ogni singolo convivono insieme nelle tele della Marseillais, in un alternarsi di figure statiche e dinamiche, i giovani e gli anziani, il clown, la suora…
L’artista trova nella sua casa la pace necessaria per immergersi nella creatività, tra gli spazi indefiniti, in un tempo sempre presente e attuale come è dato dalle sue tele, nelle quali questi individui sembrano essere sospesi, ma che trovano la loro ragion di esistere solo nel confronto con l’altro. La sua volontà è quella per cui l’osservatore vada al di là delle persone, dei gruppi, per cogliere la diversità di ognuno preso singolarmente. I colori caldi diventano così fondamentali per far emergere dal fondo le figure, oltre che a richiamare i colori del suo paese natio. Un’arte per tutti e quindi per l’Europa. L’apertura di nuovi mercati intesa come globalizzazione crea nuove opportunità, ma mette anche alla prova la capacità europea di adeguarsi ai cambiamenti, alle diversità e di affrontare le conseguenze sociali che ne derivano. Le sue tele dipinte con un linguaggio naturale, ma realistico e simbolico allo stesso tempo.
L’Europa è lo spirito dello scambio, che non può convivere con la guerra…che prima o poi si impadronisce di ogni popolo…allora gli Stati lavoreranno come se si trovassero in un’eterna alleanza per questo – Manuel Kant, Per la Pace Perpetua. A questo spirito aderisce la Marseillais.
L’indagine dell’artista spagnola riguarda il mondo femminile, le sue “mujeres” sono in mostra con gli abiti di tutti i giorni e abiti da lavoro. L’abito come simbolo di appartenenza, contenitore, realizzato con varie stratificazioni di colore e materie diverse, al posto della tela tradizionale. Ristretta è la dialettica tra arte e vita, tra l’oggetto-l’abito e il comportamento-l’uomo. L’artista trae ispirazione dalla quotidianità, dal lavoro creando abiti “icone” di piccole realtà portatrici di idee, di desideri, di paure che caratterizzano il conteso politico culturale dell’Unione Europea. Ogni abito cucito diventa un ready made da poter esportare e che come la moneta può essere simbolo di unione e di appartenenza. Gli abiti di Teresa Picornell sono intatti, veri, unici quasi pronti per essere usati; superano la concezione della Venere degli stracci di Pistoletto. Opera in cui i panni trattengono in sé l’impronta o la memoria di chi li ha usati, toccati, vissuti. Qui tutto scorre, si trasforma e passa contrariamente a Teresa Picornell in cui tutto ha inizio. Se prima era la tela unico supporto dell’idea dell’artista, ora è un corpo immaginario che da forma e consistenza all’abito. Un corpo europeo sempre diverso, ma rigorosamente femminile.
Il richiamo è all’articolo 23 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europa, che recita la parità tra uomini e donne assicurata in tutti i campi, compreso in materia di occupazione, di lavoro e di retribuzione. L’importanza della donna all’interno dell’Unione Europea è data anche da un’origine al femminile legata al Mito d’Europa, che rappresenta la solidarietà e l’armonia.
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