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10 febbraio: il “Giorno del ricordo”

Sarà celebrato in tutta Italia. Aperta a Roma nei pressi del Circo Massimo, “La Casa del Ricordo delle Foibe”. Ospiterà incontri, mostre e convegni, e curerà la raccolta di archivi cartacei, fotografici e filmografici

Nel nostro Paese il 10 febbraio di ogni anno si celebra il “Giorno del ricordo”. La solennità civile nazionale italiana è stata istituita con la legge n. 92 del 30 marzo 2004 per commemorare le vittime dei massacri delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata. Questa travagliata legge, che ha visto la luce dopo oltre mezzo secolo, dalla fine dalle vicende della seconda guerra mondiale, dimostra quanto sia stato difficile trovare un giudizio storico condiviso, nel Parlamento italiano, su fatti e accadimenti, che sono rimasti nell’ombra per troppo tempo.

Giornodelricordo2015Lo spirito e il senso della legge, che istituisce il “Giorno del ricordo” è quello “di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo (circa 300.000 le persone coinvolte), dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”.

Questa ricorrenza assume un valore particolare, in questo 2015, decennale della celebrazione del 10 febbraio. Infatti fra le molte iniziative programmate, per l’occasione, assume un significato particolare la determinazione emanata del Ministro dell’Istruzione e dell’Università, Stefania Giannini, che scrive: “In occasione di questa giornata, le scuole di ogni ordine e grado sono invitate, nella piena autonomia organizzativa e didattica, a prevedere iniziative volte a diffondere la conoscenza dei tragici eventi che costrinsero centinaia di migliaia di italiani, abitanti dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia, a lasciare le loro case, spezzando secoli di storia e di tradizioni”.

Inoltre viene sottolineata l’ importanza della: “Collaborazione con le Associazioni degli esuli, le quali potranno fornire un importate contributo di analisi e di studio, a sensibilizzare le giovani generazioni su questi tragici fatti storici, al fine di ricordare le vittime e riflettere sui valori fondanti della nostra Costituzione.”

Le foibe, l’esodo. Perché tanto silenzio e tanto buio per decenni su fatti storici che ci riguardano come nazione?

Le foibe sono delle cavità naturali, dei pozzi, presenti sul Carso (altipiano alle spalle di Trieste e dell’Istria). Alla fine della Seconda guerra mondiale i partigiani di Tito vi gettarono migliaia di persone, alcune dopo averle fucilate, altre ancora vive, colpevoli di essere italiane o contrarie al regime comunista.

Ma quanti furono gli infoibati? Purtroppo è impossibile dire quanti furono gettati nelle foibe. Circa 1000 sono state le salme esumate, ma molte cavità sono irraggiungibili, altre se ne scoprono solo adesso (60/65 anni dopo) rendendo impossibile un calcolo preciso dei morti.

Approssimativamente si può parlare di circa 11.000 persone uccise fra foibe e persone scomparse nei gulag (campi di concentramento) di Tito nell’ex Jugoslavia.

Chi erano gli infoibati? Erano prevalentemente italiani. In generale tutti coloro che si opponevano al regime comunista titino: vi erano anche sloveni e croati. Tra gli italiani vi erano non solo ex fascisti, ma podestà, segretari e impiegati comunali, carabinieri, partigiani, sacerdoti, guardie campestri, esattori delle tasse e ufficiali postali: un segno questo della diffusa volontà di spazzare via chiunque potesse fare ricordare l’amministrazione italiana. Ma  soprattutto gente comune colpevole solo di essere  contro il regime comunista.

foibe“Le vittime venivano condotte, dopo atroci sevizie, nei pressi delle foibe – racconta un fortunato sopravvissuto, nel libro di Gianni Oliva, Foibe, 2002 – bloccavano i piedi e i polsi tramite filo di ferro ad ogni singola persona con l’ausilio di pinze e successivamente, legavano gli uni agli altri, sempre con fili di ferro, poi sparavano al primo malcapitato del gruppo, che trascinava con se gli altri rovinosamente nelle viscere delle cavità naturali.” La foiba di Basovizza, una frazione nel comune di Trieste, luogo simbolo del martirio degli italiani, che in origine era un pozzo minerario, divenne dal maggio 1945, un luogo di esecuzioni sommarie per prigionieri, militari, poliziotti e civili da parte dei partigiani di Tito. A guerra finita divenne il memoriale per tutte le vittime degli eccidi dal 1943 al 1945, e il primo omaggio ufficiale delle più alte cariche dello Stato, giunse nel 1991, (periodo dell’ inizio della dissoluzione della Jugoslavia e dell’Unione Sovietica) con i Presidenti della Repubblica Cossiga e successivamente con Scalfaro.

Inoltre va richiamato che il fenomeno dei massacri delle foibe è da inquadrare storicamente nell’ambito della secolare disputa, fra italiani e popoli slavi, per il possesso delle terre dell’Adriatico orientale. Nelle lotte intestine fra i diversi popoli, che vivevano in quell’area, e nelle grandi ondate di epurazioni jugoslave del dopoguerra, che colpirono centinaia di migliaia di persone in un paese nel quale, con il crollo della dittatura fascista, andava imponendosi quella di stampo filo-sovietico, con mire sui territori di diversi paesi confinanti.

Il buio sulla “tragedia negata” delle foibe e dell’esodo, alla fine del secolo scorso “si schiarì” con la pubblicazione di una decina di libri (1988/2005) di testimonianze, di documenti, di racconti con nomi e luoghi, su fatti e storie fino allora ignorate. Poi la legge sul “Giorno del Ricordo”, dopo 60 anni. Significative le parole, nel 2006, del Presidente Ciampi durante le celebrazioni del 10 febbraio dichiarò: “L’Italia non può e non vuole dimenticare: non perché ci anima il risentimento, ma perché vogliamo che le tragedie del passato non si ripetano in futuro”.

Il discorso venne ripreso nel 2007, da Giorgio Napolitano, che attribuì l’origine delle foibe ad “.. un moto di odio e furia sanguinaria e un disegno annessionistico slavo che prevalse innanzitutto nel trattato di pace del 1947, e che assunse i sinistri contorni di una pulizia etnica” e sostenne come “La disumana ferocia delle foibe fu una delle barbarie del secolo scorso, in cui si intrecciarono in Europa cultura e barbarie.” Ricordando infine che l’Europa “è nata dal rifiuto dei nazionalismi aggressivi e oppressivi, da quello espresso nella guerra fascista a quello espresso nell’ondata di terrore jugoslavo in Venezia Giulia.”

A Roma, in questi giorni è stata aperta “La Casa del Ricordo delle Foibe” che si trova nei pressi del Circo Massimo, che ospiterà incontri, mostre e convegni, oltre a curare la raccolta di archivi cartacei, fotografici e filmografici, promossa dalla Regione Lazio.

“E’ un tributo di verità – ha detto il presidente Zingaretti – che dobbiamo continuare a pagare dopo il silenzio che per decenni ha nascosto la tragedia dell’esodo e delle foibe. L’istituzione del Giorno è stata l’occasione per stracciare questo velo che per anni aveva offeso, a mio giudizio, la stessa capacità dell’Italia di crescere nella consapevolezza della propria storia.”

Al Palazzo di Montecitorio, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella parteciperà alla tradizionale celebrazione del “Giorno del Ricordo” e alla concessione delle targhe con la scritta “La Repubblica italiana ricorda.” Infine, nel  XXXI Quartiere di Roma, denominato Giuliano-Dalmata, verrà reso omaggio dagli abitanti, al “Monumento alle Vittime delle Foibe Istriane.”

La città eterna non può dimenticare e non ricordare, questa Comunità, che ha sofferto e ha pagato prezzi altissimi per l’unità e l’onore d’Italia.

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