17 anni dopo ancora irrisolto il giallo dell’Olgiata

Il 10 luglio 1991 fu uccisa nella sua villa la contessa Alberica Filo della Torre
di Roberta Marchetti - 5 Giugno 2008

A 17 anni di distanza è ancora giallo sull’omicidio della contessa Alberica Filo della Torre, uccisa il 10 luglio 1991 nella sua villa all’Olgiata.

In questi giorni è stato individuato un dna maschile su un reperto rianalizzato di recente dagli esperti della procura nell’ambito dell’inchiesta sulla morte della nobildonna. La procura ha pertanto chiesto l’archiviazione del procedimento a carico di Winston Manuel, uno dei domestici filippini in servizio all’epoca nella villa della contessa, e di Roberto Iacono, secondo figlio di Franca Senapa, governante e insegnante di inglese dei due figli della contessa, Manfredi e Domitilla. I due già in passato erano stati indagati per omicidio volontario, ma poi furono scagionati. In particolare il dna è stato isolato su un fazzoletto di carta, su cui i consulenti hanno individuato alcune tracce biologiche, in particolare del muco, riconducibile a un profilo genetico di una persona di sesso maschile.

La circostanza è emersa nel corso di un nuovo accertamento tecnico che fu disposto a seguito di un’istanza presentata nel gennaio 2007 dall’avvocato Giuseppe Marazzita per conto del marito della contessa, il costruttore Pietro Mattei.
Nell’istanza si chiedeva, appunto, lo svolgimento di una nuova perizia nel convincimento che oggi il test del dna può fornire risposte che non potevano essere fornite all’epoca dei fatti, quando l’analisi del codice genetico era appena agli inizi. Per svolgere questo accertamento il procuratore aggiunto, Italo Ormanni, e il sostituto, Settembrino Nebbioso, avevano nuovamente iscritto nel registro degli indagati Winston Manuel e Roberto Iacono. L’iscrizione fu un atto dovuto per permettere ai due di nominare consulenti di parte. All’esito dei risultati della consulenza, svolta dagli esperti Paolo Arbarello, Vincenzo Pascali e Carla Vecchiotti, non è emerso alcun elemento a carico dei due indagati, che erano assistiti dagli avvocati Alessandro Cassiani e Ugo Longo.

In sostanza il dna isolato non appartiene né a Winston Manuel, né a Roberto Iacono. La procura ha quindi sollecitato l’archiviazione delle loro posizioni, stralciandole dall’inchiesta che proseguirà sulla base di questo nuovo elemento emerso dall’accertamento tecnico. I pm chiesero ai consulenti di esaminare i reperti sequestrati (tra cui il lenzuolo del letto dove la contessa fu trovata morta, la biancheria che indossava la mattina del delitto, lo zoccolo con cui fu colpita più volte alla testa, i jeans di entrambi gli indagati) al fine di evidenziare eventuali tracce biologiche, indicandone dove sia possibile la tipologia. Quindi era stato chiesto agli esperti, sulle tracce eventualmente riscontrate, di procedere all’estrapolazione dei profili genetici ed effettuare a stessa operazione sui prelievi biologici resi disponibili alle parti. Infine i consulenti hanno comparato i dati acquisiti al fine di accertare la compatibilità dei profili enetici estrapolati dalla tracce biologiche con quelle degli indagati.

Una nuova pista, dunque, che potrebbe finalmente chiudere uno dei casi irrisolti che maggiormente ha appassionato la nostra città, in particolare la Roma bene che ancora si interroga sul tragico episodio.


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