25 aprile, è la Festa della Liberazione

Il dovere di non dimenticare mai
Luciano Di Pietrantonio - 23 Aprile 2019

Sono 74 anni, che il 25 aprile si celebra in tutta Italia con uno spirito  finalmente unitario e condiviso. La Festa della Liberazione non è un patrimonio di un singolo partito o di una fazione, ma di tutta la nazione. Perché in sostanza un movimento di popolo: operai e imprenditori, partigiani e militari, donne e contadini, intellettuali e artigiani, religiosi e ebrei, si unirono e combatterono nella Resistenza per riscattare l’onore d’Italia. Così la Resistenza è diventata di tutti.

Quanti decenni ci sono voluti per comprendere che il 25 aprile, non è la contrapposizione o le polemiche fra parti e gruppi, ma il risultato della volontà popolare dove “la Resistenza vive nella Costituzione,” legge fondamentale della Repubblica Italiana, ossia il vertice nella gerarchia delle fonti di diritto dello Stato, citando una ripetuta affermazione del Presidente Emerito Napolitano.

Ma come nasce e che significa il 25 aprile?

È bene ricordare, che il 25 aprile 1945, le città di Milano e di Torino furono liberate dall’occupazione nazista e dal regime fascista della Repubblica di Salò. Tale data è stata assunta come giornata simbolo della Liberazione d’Italia, (la legge n° 260 del 27 maggio 1949, ufficializzò e rese definitiva “la Festa della Liberazione”) che ogni anno viene ricordata nelle città grandi e piccole del nostro paese.

Il periodo storico individuato comunemente come Resistenza Italiana inizia, (anche se di fatto esistevano forze politiche e nuclei antifascisti, che da tempo operavano in clandestinità nelle città e nelle campagne) con l’armistizio dell’8 settembre 1943 e termina alla fine del mese di aprile 1945.

La Resistenza Italiana fu solo la prima parte del cosiddetto “periodo costituzionale transitorio” e si concluse con la nomina del primo Governo Parri, il 21 giugno 1945.

La seconda parte terminò il 1 gennaio 1948, giorno dell’applicazione della nuova costituzione della Repubblica Italiana, dopo che il popolo italiano nel referendum del 2 giugno 1946, scelse la Repubblica, rispetto alla Monarchia.

In Europa, la Resistenza ha avuto una durata più ampia, dal 1940 al 1945, a partire dalla Francia con il generale De Gaulle, in Jugoslavia con il Maresciallo Tito, in Polonia, in Belgio, in Olanda e nei Paesi dell’Est Europeo (Cecoslovacchia, Romania e Grecia), che hanno lottato per gli stessi ideali della Resistenza Italiana.

Qual è stato il contributo  della Resistenza Italiana?

Occorre ribadire che la Resistenza inizialmente è stata espressione “ di quelle forze politiche che avevano sempre lottato contro la dittatura fascista” per poi decidere una volta finita la guerra, con il voto del popolo, sulla forma di Stato : Repubblica o Monarchia.

Il contributo di sangue pagato, nella resistenza dagli italiani, è stato molto elevato, secondo i dati raccolti dalla Presidenza del Consiglio,  si riassumono in 35.828 partigiani caduti, 21.168 partigiani mutilati e invalidi, 9.980 civili uccisi per rappresaglia sul solo territorio nazionale.

A queste perdite si aggiungono altri 32.000 resistenti, caduti all’estero, tra Dodecaneso, Grecia (compresa Cefalonia), Albania, Montenegro, Jugoslavia e Francia; 16.176 militari morti nei campi di concentramento tedeschi, 40.082 uccisi fra deportati politici ed ebrei e 10.000 soldati caduti a fianco degli Alleati.

La controguerriglia dei Tedeschi e dei fascisti e le repressioni furono spietate e colpirono anche donne e bambini senza alcuna distinzione, si ricordano alcune : 335 massacrati a Roma alle Fosse Ardeatine, i 53 ostaggi impiccati a S.Terenzio in Lucchesia, le 532 persone del Villaggio S.Anna in Versilia, messo a fuoco e la popolazione sterminata in piazza, le 107 vittime inermi di Valla sull’Appennino e i 1830 martiri dei villaggi  distrutti nella Provincia di Bologna : Marzabotto, Grizzano e Vado di Monzuno.

Anche a Roma si costituì il Comitato di Liberazione Nazionale (CNL) con la partecipazione dei sei partiti antifascisti (liberale, democristiano, socialista, comunista, d’azione e democratici del lavoro) che sostenevano, oltre alla lotta partigiana, l’esigenza di un Governo straordinario in alternativa a quello del Maresciallo Badoglio. nominato dopo la caduta di Mussolini il 25 luglio 1943.

Gli scopi di guerra della Resistenza, collocati nel riscatto del popolo italiano dalla servitù e nell’orgoglio ritrovato,  nella consapevole conquista delle libertà politiche, tanto più durature quantomeno gratuitamente conseguite, non erano molto gradite dagli Alleati, i quali avrebbero preferito contare su piccoli nuclei di informatori e di sabotatori.

Eppure, nonostante le diffidenze e la riluttanza degli Anglo-Americani, verso l’espansione delle formazioni partigiane, queste furono chiamate a collaborare intensamente sul piano militare, specialmente nell’ultima fase della guerra in Italia.

“Senza  queste vittorie partigiane – si legge nel rapporto conclusivo al Quartier Generale alleato, il Comandante Hewett della Special Force britannica – non ci sarebbe stata in Italia una vittoria alleata così rapida, così schiacciante e così poco dispendiosa.”

Ecco perché il 25 aprile è “la Festa della Liberazione,” abbiamo il dovere di non dimenticare, anche se esiste, oggi, qualche qualche tentativo di distinguo nello schieramento politico. Essa rappresenta il passaggio dalla dittatura  alla democrazia e alla libertà, e appartiene di diritto a tutto il popolo italiano e non solo parte di esso, in un momento molto delicato per il vento del  sovranismo  presente in Europa, ma  “la logica storica che sottende all’integrazione è più forte di tutte le polemiche, di tutte le contestazioni e di tutte le deviazioni”.

Le celebrazioni, che si terranno a Roma e nel Paese quest’anno, saranno particolarmente significative, perché con i servizi, gli articoli, le trasmissioni, che i media dedicano a questo 74° anniversario della Liberazione richiamano la storia di quel periodo difficile dell’Italia. La partecipazione del Presidente della Repubblica Mattarella, prima all’Altare della Patria a Roma e poi a Vittorio Veneto, città decorata della Medaglia d’Oro al Valor Militare, per la cerimonia celebrativa al Teatro Lorenzo Da Ponte, e le altre Cariche dello Stato alle manifestazioni nei luoghi simbolo della Resistenza, servono a richiamare il dovere di fare memoria, che la libertà, la democrazie e la pace, dopo aver conosciuto la dittatura e la guerra, oggi sono diritti e valori indispensabili e fondamentali, come l’aria che respiriamo tutti i giorni.

È una festa che deve unire e non dividere. Ricordarci sempre che uomini e donne, di tutte le età, di tutte le estrazioni sociali, che sono morti allora, hanno contribuito a far approvare una Costituzione, per il popolo italiano, della quale oggi ciascuno di noi gode dei “Principi sanciti costituzionalmente” di convivenza civile, con diritti e doveri.

Grazie a loro, e al loro supremo ed eroico sacrificio, siamo un Paese democratico.

 

Luciano Di Pietrantonio


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