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5 marzo 1943, nasce Lucio Battisti

Al Pigneto dove egli abitò dal 1950 al 1965 e che egli ricorda in "Pensieri e parole", quando menziona "il mondo tutto chiuso in una via" (via Montecuccoli) e...

5 marzo 1943. Nasce, a Poggio Bustone, Lucio Battisti, anch’egli, come il suo quasi gemello Lucio Dalla (nato il giorno prima a Bologna), uno dei massimi cantautori italiani del XX secolo. La sua formazione musicale fu quella tipica di un perfetto autodidatta, e si sviluppò prevalentemente a Roma, nel quartiere Pigneto, dove egli abitò dal 1950 al 1965.

Il Pigneto, il quartiere che egli ricorda nella canzone “Pensieri e parole”, quando menziona “il mondo tutto chiuso in una via” (via Montecuccoli, strada senza uscita, resa famosa da una celebre scena del film Roma città aperta), “e di un cinema di periferia” (il cinema L’Aquila), “che ne sai della nostra ferrovia” (il vallone ferroviario che divide in due la Circonvallazione Casilina).

Il Pigneto in cui, a poche centinaia di metri da casa di Battisti, in via Fanfulla da Lodi, il 4 ottobre del 1960, Pier Paolo Pasolini (anch’egli stranamente nato il 5 marzo, ma del 1922) dava il primo ciak al suo primo film da regista: Accattone.

Il 18 maggio 2024 mi sono assunto la responsabilità di aver fatto installare una targa (e di ciò ringrazio l’amico Francesco Crocè, di Quadrifoglio Immobiliare, per il sostegno economico, e il presidente del V Municipio, Mauro Caliste, per il patrocinio e l’uso del logo del Comune di Roma) sul portone del palazzo in cui Lucio Battisti trascorse la sua infanzia e la sua adolescenza, al n. 35 di piazzale Prenestino.

Quella targa ha rappresentato, da parte del quartiere, il riconoscimento e la riappropriazione di un momento e di una risorsa importante della sua storia e del suo patrimonio culturale.

Oggi, nel giorno in cui egli avrebbe compiuto 82 anni, lo voglio ricordare trascrivendo il testo che dà il titolo al suo ultimo album del 1994: Hegel.

L’autore di questo testo (che molto sarebbe piaciuto a Pasolini) è il poeta Pasquale Panella, con il quale Lucio scrisse le sue canzoni più ermetiche e complesse, tra il 1986 e il 1994.

Sono in pochi a conoscere l’ultimo Battisti, il Battisti che, finalmente, si era reso autonomo dall’opprimente tutela di Mogol. Un Battisti fin troppo innovativo sul piano musicale e fin troppo profondo nel contenuto testuale. Un Battisti tutto da scoprire e da studiare.

Hegel
Ricordo il suo bel nome: Hegel Tubinga
Ed io avrei masticato
La sua tuta da ginnastica
Il nome se lo prese in prestito dai libri
E fu come copiare di nascosto
Fu come soffiare sul fuoco.
Cataste scolastiche: perché?
Quando tutto è perduto non resta che la cenere e l’amore
E lei nel suo bel nome era una iena
Chi di noi il governato e chi il governatore?
Son fatti che attengono alla storia
Chi fosse la provincia e chi l’impero
Non è il punto
Il punto era l’incendio
Erano gli esercizi obbligatori estetici
Le occhiate di traverso, e tu guardavi indietro
C’eravamo capiti, capiti all’inverso
Ci diventammo leciti per questo
D’altronde, d’altro canto…
A volte essere nemici facilita
Piacersi è così inutile
Un bacio dai bei modi grossolani
Sfuggì come uno schiaffo senza mani
Talmente presi ci si rese conto
D’essere un’allegoria soltanto quando
Ci capitò di dire, indicando il soffitto col naso
Di dire “noi due” e ci marmorizzammo
La corda tesa amò l’arco
E la tempesta la schiuma
Il cuore amò se stesso
Ma noi non divagammo
L’animo umano è nulla se non è
Una pietra da scalfire ricavando
I capelli e il suo bel piede
Era la collisione, il primo scontro epico
Perché non scritto ma cavalcato a pelo
Ed ognuno esigeva
La terra dell’altro
Le mani, la terra, la carne, il terreno

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