A 23 anni dalla scomparsa di Don Luigi Di Liegro

Il “prete dei poveri” può andare verso la gloria degli altari?
Luciano Di Pietrantonio - 11 Ottobre 2020

Don Luigi Di Liegro

È ormai lontano il triste 12 ottobre 1997, giorno della morte di Don Luigi Di Liegro. Il sacerdote di Gaeta, romano d’adozione, viene ricordato ogni anno con una Celebrazione Eucaristica nella Basilica dei Santi XII Apostoli a Roma, in memoria del fondatore e primo Direttore della Caritas  di Roma. Lo scorso anno la celebrazione è avvenuta nella Basilica di San Giovanni, contestualmente ai 40 anni della costituzione della Caritas Diocesana.
Sono passati 23 anni dalla dipartita di Don Luigi, avvenuta al San Raffaele di Milano, ma la sua opera e la sua testimonianza sono ancora attuali, per il grande valore profetico del suo apostolato. Ha saputo, con grande lungimiranza, vedere, capire, discernere e interpretare i grandi cambiamenti del nostro tempo, testimoniando con grande umanità il Vangelo.

È sempre necessario ed opportuno, in queste occasioni, e non solo, che si fa memoria di un sacerdote che, a Roma veniva definito anche “il prete degli ultimi” o “il prete della carità”, per la traccia di vita che ha lasciato.  Leggere e approfondire i suoi scritti, conoscere le sue opere caritatevoli e il suo impegno nei confronti del prossimo, che viveva in uno stato di profondo disagio, significa comprendere la visione che Don Luigi aveva dei poveri, degli ultimi, e come si dice oggi, utilizzando le parole di Papa Francesco, degli “ scartati” della società.

L’impegno sul come riuscì ad affrontare le questioni che fino all’inizio delle attività della Caritas non avevano trovato un approdo concreto, per iniziare a  dare risposte, e purtroppo ancora oggi rappresentano spesso motivo di tensione nelle grandi aree urbane. Si tratta di barboni, di immigrati, di senza fissa dimora, di malati terminali di aids, di usurati, di persone prive di alloggio e di poveri senza lavoro, quindi di persone esposte, alle quali l’impegno pastorale e caritatevole di Don Luigi, profuse le sue energie per trovare soluzioni e ridare speranza e dignità, a chi stava nel bisogno e nella disperazione.

L’apprezzamento per il lavoro pastorale, nella Diocesi di Roma, a Don Di Liegro non è mai mancato, anche se era considerato in qualche ambiente romano “un prete scomodo”, ma per il suo impegno aveva la stima dei due Papi che l’hanno conosciuto: Papa Paolo VI e Papa Giovanni Paolo II. Oggi sono Santi entrambi. Una citazione particolare riguarda Papa Francesco, perchè in diverse occasioni pubbliche ha citato Don Luigi, forse la più significativa è stata quella avvenuta dopo il rito dell’apertura della “Porta Santa della Carità” all’Ostello di Roma Termini, (struttura di accoglienza fortemente voluta da Don Luigi). all’inizio del Giubileo Straordinario della Carità, il 18 dicembre 2015.

Infatti Papa Francesco ha reso omaggio alla memoria di Don Luigi Di Liegro, nel corso di un incontro con i dirigenti  e i dipendenti delle Ferrovie dello Stato, in Vaticano. Il Santo Padre ha ricordato come: “Il 15 ottobre 1997, quando la Diocesi di Roma rese onore a Don Luigi Di Liegro con i funerali grandiosi che ricordano quelli di Madre Teresa, celebrati un mese prima a Calcutta, al saluto dei poveri, che erano in prima fila nella Basilica Lateranense, si aggiunse simbolicamente quello di tutta la Nazione, attraverso il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro e il Presidente del Consiglio Romano Prodi, venuti anche loro a rendere omaggio al feretro. Un riconoscimento certo tardivo dopo la solitudine in cui fu lasciato il sacerdote nelle sua battaglie a  difesa degli ultimi.”

Papa Francesco dopo aver ricordato la vita di Don Luigi, in maniera dettagliata e con riferimenti che richiamano il percorso umano e religioso, ha citato alcuni concetti cari al “prete degli ultimi”, come: “Una carità che tende a liberare le persone dal bisogno e quindi a renderle protagoniste della propria vita”, e ancora: “Un prete non è tale senza comunità da servire e a cui appartenere.” In quest’omaggio, un riconoscimento a Don Luigi, che di fatto aveva immaginato, diversi anni prima, la visione di Chiesa di Papa Francesco.

L’opera e la testimonianza di Don Luigi è raccontata in tanti libri e biografie, che sottolineano la grande personalità di questo sacerdote che la comunità romana ha avuto fra i protagonisti di un periodo difficile della nostra storia contemporanea. Oggi, tuttavia, il ricordo di Don Luigi è presente non solo nella Caritas di Roma e nella Fondazione Internazionale chiamata con il suo nome, costituita venti anni fa, per mantenere vivi la memoria e il suo pensiero, attraverso lo svolgimento di attività sociali, ma delle tante persone, laici e religiosi, che hanno avuto la possibilità di  conoscere direttamente Don Luigi, e indirettamente di quelle che attraverso le strutture come scuole, ospedali, vie, ecc., che portano il nome del fondatore della Caritas di Roma.

Nel giorno che si fa memoria di Don Luigi Di Liegro, tanti amici e conoscenti, si domandano sommessamente: “Ma Don Luigi può andare verso la gloria degli altari?” Sono passati  i momenti dell’emozione dopo la morte, e forse oggi è possibile con equilibrio e obiettività, valutare questa situazione. Si tratta di avviare, se possibile, la procedura canonica delle Cause di Beatificazione e di Canonizzazione, perché certamente “il prete dei poveri” può essere fra coloro che “sono degni di speciale considerazione ed onore”.

Questi i sentimenti e la speranza a 23 anni dalla morte di Don Luigi.

 

Luciano Di Pietrantonio


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