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A rischio il previsto laboratorio di analisi nel nuovo polo sanitario del Santa Caterina delle Rose

Incontro con il presidente della Commissione Sanità del VI municipio, Giancarlo Loretucci

Abbiamo incontrato il presidente della Commissione Sanità del VI municipio, Giancarlo Loretucci, per chiedere chiarimenti  sulla ventilata possibilità di soppressione, secondo un piano della Regione Lazio, dell’unico laboratorio di analisi cliniche presente nel VI municipio e sul nuovo polo sanitario di Santa Caterina delle Rose, in realizzazione nei pressi di largo Preneste.

Loretucci vogliamo parlare dell’annosa questione del Polo Sanitario Santa Caterina delle Rose, a che punto è la consegna della struttura?
I lavori sono in fase di ultimazione ma ciò che ci preoccupa come amministratori, come cittadini e come utenti è la decisione della ASL RMC di non realizzare più il progetto relativo al trasferimento del laboratorio di analisi cliniche presso il S. Caterina, e preciso che contro questa decisione mi sono fatto promotore in prima persona di una petizione, per la quale stiamo mobilitando l’intero comprensorio del VI Municipio, che conto di portare all’attenzione del Consiglio Regionale per la fine del mese di gennaio, dopo che il 24 gennaio si svolgerà la riunione della Commissione Sanità del VI Municipio.

Ci spieghi meglio la questione.

Nell’ambito di un piano di consolidamento per la rete laboratoristica regionale che consisterebbe per quanto attiene la ASL RMC di fatto nella riunione in un’unica area (Ospedale S. Eugenio) dei servizi di laboratorio, assistiamo quasi impotenti, ma per questo ci mobilitiamo, all’eliminazione del laboratorio di analisi cliniche, unico presente nel territorio, sito in via Tempesta 262. Rimarrà solo l’annesso Centro Prelievi ma questo comporta per gli utenti una possibile perdita di qualità vista la procedura che ne consegue di trasporto dei prelievi presso i laboratori dell’ospedale , i tempi tecnici per il referto, considerando che l’ospedale S. Eugenio è struttura su cui grava già un bacino di utenza molto esteso.
Pensiamo alle ipotesi di ripetizioni in caso di errori di laboratorio, alla mancata fidelizzazione di pazienti, anziani e non, che per la loro patologia devono effettuare analisi con cadenza mensile.
Al Santa Caterina delle Rose è stata approntata tutta la struttura per accogliere il trasferimento del laboratorio analisi di via Tempesta in un contesto moderno, efficace ed efficiente. Sono stati fatti investimenti.
Se la riorganizzazione della diagnostica di laboratorio nella regione Lazio definisce “Laboratorio di base” le strutture con un numero di prestazioni da 500.000 a 700.000 esami/anno, io preciso con tutta la forza dei dati alla mano che il laboratorio di Via Tempesta supera di gran lunga tale soglia e pertanto rientra a pieno titolo nella categoria di “struttura di base”.
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Mi pare di capire che questa riorganizzazione comporterà la necessità di trasporto dei campioni analisi dai centri di prelievo alla sede di esecuzione.
Esattamente e nel caso specifico questo significa una percorrenza media di 18 km. Sapete che vuol dire in una città da traffico paralizzante come Roma? Allungamento dei tempi di refertazione, pensate ai pazienti che per ragioni cliniche necessitano di risposte immediate, tipo i pazienti in trattamento chemioterapico.
Parliamoci chiaro, che tutta questa manovra serva a dirottare l’utenza verso strutture limitrofe private convenzionate (leggasi cliniche di zona, laboratori in convenzione, ecc.)? Noi non vorremmo pensarlo ma è questo che avverrà e non necessita la palla di cristallo per una previsione di tale genere.

Cosa succederà ai locali del Santa Caterina già strutturati ad accogliere il laboratorio?
E’ previsto un cambio di destinazione d’uso, ma si è già speso parecchio denaro pubblico per completarli e poi se ci saranno reparti di day hospital e sale di chirurgia ambulatoriale, come riusciremo a supportarli senza referti di laboratorio in tempi reali poiché i campioni di analisi dovranno fare il giro di Roma prima di venire refertati?

Loretucci cosa vuole porre all’attenzione della cittadinanza oltre tutto ciò che ha detto?
La politica che in questi anni si è perseguita in ambito regionale e locale è stata quella di attuare percorsi strutturali territoriali piuttosto che ospedalieri, proprio allo scopo di costruire una sanità più vicina al cittadino.
Logiche manageriali impongono risparmi e tagli dei rami secchi, ma per l’appunto secchi devono essere e non pienamente vitali. Chiediamo ai cittadini ed agli utenti di manifestare la loro voce di non recepire passivamente decisioni prese al di fuori di ogni logica e senza alcuna verifica sul territorio.
Le normative non vanno applicate sulla pelle delle persone e passatemi la battuta poichè parliamo di sanità è proprio la pelle delle persone che dobbiamo salvaguardare.

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