A Romanina, Bufalotta, Tor Tre Teste e… Costruttori all’offensiva

Si tenta di travolgere preventivamente l’equilibrio del NPRG con aumenti di cubatura e cambi di destinazione d’uso
di Aldo Pirone - 26 Novembre 2007

A Romanina il costruttore della futura centralità, Scarpellini, non contento del milione e 130 mila mc di costruzioni deciso dal NPRG, presenta al Comune e al Municipio una richiesta di 670 mila mc in più in cambio di un contributo di 50 milioni di euro per il prolungamento della linea della metropolitana nella sua proprietà. Il prolungamento, secondo il progetto elaborato dai tecnici comunali, costerebbe, secondo diverse ipotesi di tracciato, tra i 285 e i 350 milioni di euro. L’opera, necessaria e auspicabile, per infrastrutturare l’intensa espansione edilizia in corso e quella che verrà, sei milioni di mc complessivi, valorizzerebbe ulteriormente l’area e le cubature già valorizzate, rispetto al costo originario del terreno, dalla scelta della ‘’centralità’’ urbana metropolitana fatta dal NPRG.

Una ‘’centralità’’ di 92ha di cui, diciamo la verità, non si sentiva il bisogno perché a mezzo tiro di schioppo c’è la vera centralità di tutto il quadrante sud-est di Roma: Tor Vergata, 560ha pubblici, con la sua Università, il suo Policlinico, il campus universitario, e la futura città dello sport. Questa scelta urbanistica, incomprensibile ed eterea, ma non per la pesantezza delle cubature, sta mostrando tutta la sua infondatezza tanto è vero che non si sa quali funzioni qualificanti ci si dovrebbero collocare tali da giustificare appunto la sua definizione di ‘’centralità’’ in grado di essere quel ‘’magnete’’ policentrico dispensatore di qualità urbana nelle borgate e nei quartieri circostanti preconizzato dall’assessore Morassut. Il proprietario, cioè l’operatore economico come oggi si usa dire più pudicamente, ha fatto anche un concorso internazionale per la progettazione, vinto da un elaborato del grande architetto Manuel Salgado. Il Municipio e i comitati di quartiere raccolti nella Comunità Territoriale in collaborazione con gli urbanisti del DAU dell’Università ‘’La Sapienza’’ hanno attivato da più di due anni un percorso partecipativo per indicare quelle opere di servizi, verde, piazze, viabilità e trasporto pubblico in grado di organizzare le ricadute riqualificative negli abitati limitrofi della grande ‘’centralità’’ in modo da non farne una cattedrale nel deserto di una periferia che, altrimenti, continuerebbe ad essere anonima senza qualità e senza funzioni.

Il Presidente del Municipio, Sandro Medici, nella nebbia di funzioni da collocare a Romanina che vede periodicamente apparire e sparire un Ministero dell’ambiente, nuove strutture di supporto per l’industria cinematografica e multimediale, una Struttura multifunzionale tipo planetario (Geodeg), un Direzionale per l’economia del terzo settore ecc., ha proposto, nei giorni scorsi, di portare nella ‘’centralità’’ il tribunale civile liberando il quartiere Prati, via Giulio Cesare, da una presenza oltremodo soffocante. Ma di definito ancora non c’è nulla. Salvo la richiesta di aumentare le cubature. La Comunità Territoriale ha già espresso la sua ferma contrarietà, nel merito e nel metodo, ed è preoccupata dei tentennamenti che vede affiorare tra gli amministratori.

A Bufalotta, in IV Municipio, un gruppo di costruttori della società ‘’Porta Roma’’ (controllata da Lamaro dei Toti e da Parsitalia di Parnasi), Ghirlandaio-Botticelli e Bufalotta 91 propone di cambiare destinazione d’uso, da servizi a residenze, a più di un milione di mc. in cambio di 80 milioni di euro da destinare in parte a un minimo contributo per il prolungamento della metropolitana B1 fino a Bufalotta, al Museo della Shoa e all’acquisizione dell’Horus club. Anche qui reazione incredula e arrabbiata di cittadini, comitati e rappresentanti istituzionali.

A Tor Tre Teste, VII Municipio, fra via Tovaglieri e via di Tor Tre Teste, a cento metri dai resti dell’Acquedotto Alessandrino, arrivano 137 mila mc. di residenziale, un muro di cemento accuratamente concepito per coprire alla vista dei cittadini l’Acquedotto romano e il profilo dei Castelli onde evitare loro eccessivi i turbamenti paesaggistici. Proteste, mobilitazioni, raccolta di firme, cartoline da inviare al Sindaco Veltroni hanno animato la protesta degli abitanti ancora in corso.

Si potrebbe citare altri casi in altre parti della città. Il punto unificante di tutti è la spinta a travolgere preventivamente i livelli cubatori di un Piano regolatore che non è ancora vigente perché aspetta l’OK della Regione. Ma vi è anche un’altra cosa che unisce l’offensiva costruttoria ed è il pretesto con cui queste pretese vengono avanzate: le opere di interesse pubblico. Volete un pezzo di metropolitana? Volete una scuola? Volete un centro culturale? Volete un sottopasso? Dateci maggiori cubature e provvederemo noi.

Queste cubature creeranno nuovi squilibri ambientali e negli standard urbanistici e nuovi costi ambientali e sociali a carico della collettività? Non importa. Quando sarà il momento per porvi riparo ci offriremo di nuovo chiedendo in cambio altri aumenti cementificatori. E così via in un circolo vizioso il cui bilancio è sempre negativo per la collettività, per l’ambiente, per la qualità della vita dei cittadini e anche per la democrazia.

Diciamo la verità: la città comincia a sentire il peso di una politica dell’amministrazione capitolina che guarda essenzialmente alla crescita del signor PIL, quando ormai anche i più avveduti economisti dicono che la pura crescita economica non è affatto sinonimo di buona salute sociale e ambientale. Il turismo cresce, grida gioiosamente il Sindaco, ma crescono anche gli squilibri sociali e le negative ricadute ambientali.

La rendita speculativa, urbana, commerciale e finanziaria, unita in un ‘’fascio’’ inseparabile vero produttore sociale del ‘’pensiero unico’’, non conosce sosta in un rutilante caleidoscopio di offerte consumistiche dietro le quali c’è una grande sofferenza sociale e delle periferie romane. E anche la democrazia ne viene svuotata perché a Roma questo ‘’fascio’’ speculativo domina i grandi organi d’informazione: Caltagirone nel ‘’Messaggero’’, Bonifaci nel ‘’ Tempo’’, Toti nel ‘’Corriere della sera’’, Angelucci nel ‘’Riformista’’, ‘’Libero’’ e forse altro. Essa, poi, entra pesantemente in gioco con la dovizia dei suoi mezzi al momento delle elezioni, approfittando della debolezza delle forze politiche, condizionando e determinando in tantissimi casi la selezione della rappresentanza istituzionale.

Il rischio che a Roma si corre è che dalla politica intesa come teatro del conflitto e confronto democratico degli interessi in campo, pubblici e privati, si passi al teatrino in cui gli attori in scena rappresentino essenzialmente una parte: quella economicamente e finanziariamente più forte.


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