A spasso per via Tiburtina e dintorni nella Fase 2

Vincenzo Luciani - 4 Giugno 2020

Ieri 3 giugno 2020 pomeriggio tra le 17 e le 20 passeggiata reportage in via Tiburtina da via di Pietralata e poi lungo via delle Cave di Pietralata, largo Beltramelli, incontro con un carissimo amico, Pericle Eolo Bellofatto, primo aperitivo d.c. (dopo covid) con lui in un bar in via G. Galantara angolo di via delle Cave di Pietralata di fronte al Centro culturale “Gabriella Ferri”. Dopo ritorno a casa, sempre pedibus calcantibus o se preferite a petagna a Pietralata passando per via dei Monti Tiburtini all’altezza della stazione metro e poi in via Feronia.

La via principale del IV municipio mi si è presentata affollata per il rito dello struscio, dell’aperitivo e per altre faccende che vedevano impegnata una massa di persone impressionante e un traffico tornato su livelli quasi pre-Covid.

Tutt’altra storia, tutto un’altra sensazione insomma rispetto alla mia camminata del 15 marzo 2020 mattina, e di cui feci un dettagliatissimo resoconto sotto il titolo “Andrà tutto bene?”

E sottolineo la facile mia preveggenza racchiusa in quel punto interrogativo. Infatti non è andato tutto bene. Anzi purtroppo finora è andato molto male (oltre 32 mila morti, tanta disoccupazione, chiusura aziende, servizi sanitari carenti, scuole chiuse). E c’è un paese da cambiare e da ricostruire!

Ma tornando alla mia camminata di ieri, avevo come scopo tastare il polso della mia Roma in quella consolare che ne rappresenta in qualche modo il termometro. Lo dicevo prima e lo ripeto, è tornato il frastuono del traffico, i marciapiedi sono affollati di gente (piccoli con genitori, giovani tanti e diversi anziani) senza mascherina, con mascherina nel sottogola o appesa a un’orecchio oppure in mano.

Altri, soprattutto anziani mascheratissimi e con occhio di disapprovazione rivolto al prossimo disinvolto. Le distanze sufficientemente osservate. I bar, quasi tutti con i tavoli occupati secondo le tendenze e le frequentazioni (giovanili, di mezza età, ecc.). Nessuna coda o quasi davanti ai supermercati, piccole code davanti ai negozi di articoli elettronici, un po’ di caos nelle frutterie gestite da stranieri, poco frequentati i negozi di abbigliamento, gelaterie molto gettonate.

Tanta voglia di riprendere le vecchie abitudini: l’aperitivo, la chiacchiera nei giardinetti pubblici (in via delle Cave di Pietralata); il rito del gelato; l’incolonnamento dei veicoli nelle strade più strette; pure un litigio di una anziana signora alla guida della sua auto che clacsonava e inveiva cattiva contro una macchina che la precedeva.

E tu? mi potreste chiedere. Io ero impegnato a riprendere e a scattare foto (oggi non ero in forma,mi venivano male ed ero preoccupato nel ritrarre persone che magari potevano reagire pure male), la mia mascherina si alzava su bocca e naso in vicinanza di persone ed abbassava in zone di sicurezza. La preoccupazione del virus tradotta in cautela. Ma il dovere di riportare e documentare non può essere eluso da un giornalista degno di questo nome.

L’aperitivo a Largo Beltramelli

E la crisi, ma dov’è questa crisi? Verrebbe da interrogarsi, vedendo questa folla tutto sommato serena e spensierata, felice di tornare alle vecchie abitudini. Ma sappiamo bene, che passata questa euforia da scampato pericolo (ancora tutt’altro che scongiurato) emergeranno con forza i problemi della povera gente, di quella che ha perduto o sta per perdere il lavoro, o peggio ancora casa e lavoro. Di chi era già disperato e di chi lo sarà se non verranno adottate misure adeguate e se non verrà garantito il lavoro che vuol dire dignità, possibilità di mantenere famiglie e di crearne di nuove.

Mentre mi si affollavano questi tristi pensieri in distonia con l’allegria, la gioia di reincontrarsi soprattutto dei ragazzi e delle ragazze sono arrivato in via delle Cave di Pietralata dove mi attendeva il carissimo amico Pericle Eolo Bellofatto.

Un uomo generoso, ricercato peri suoi problemi dai tanti suoi amici e conoscenti del quartiere di Largo Beltramelli e nel cui Comitato svolge un ruolo di guida nella soluzione di problemi e dove è impegnato nella promozione della cultura insieme al filosofo poeta prof. Antonio Saccà.

Appena visti, ci siamo corsi incontro, ci siamo strofinati i gomiti (che brutto modo di salutarsi!) e ci siamo scambiati sorrisi e poi lunghi discorsi davanti a due freschi crodini. Il tempo è volato via.

Dopo questo bell’incontro in cui a debita distanza, Pericle ed io, ci siamo liberati dalle opprimenti mascherine e abbiamo parlato liberamente di tante cose, di cose private, di cose riguardanti il quartiere, Roma e il mondo (con le sue tante guerre ancora in corso…).

Insomma conversando si è fatto tardi e io avevo ancora un  bel tratto di strada da fare per tornare a casa e quindi ci siamo di nuovo sfregati i gomiti e dicendoci arrivederci.

 

Di nuovo in strada

In strada ho incrociato due ragazzi, mano nella mano, e li ho seguiti per un po’ perché facevano quel mio stesso tratto di strada, perché ho cercato di immaginare i loro discorsi pieni di futuro e dentro di me ho augurato loro tanta vita e felicità.

Poi ho alzato gli occhi a intravvedere una pallida luna e mi sono diretto verso la metro di Monti Tiburtini dove ho fotografato alcuni murales per mia nuora Catia, a cui piacciono molto.

Li ho fotografato volentieri perché comunque sono espressioni d’arte anche se non eccelsa, rappresentativa di un certo sentire periferico non privo di ingegno.

In particolare ho apprezzato il senso dello humor di quella che ho definito degli scheletri, con la sua eloquente pessimistica didascalia: “Finalmente compatibili con la terra”.

 

 

Qui tutte le 25 foto della mia camminata

Ieri passeggiata reportage in via Tiburtina da via di Pietralata e poi lungo via delle Cave di Pietralata, largo…

Pubblicato da Vincenzo Luciani su Giovedì 4 giugno 2020


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