

La protesta dei cittadini: "Promettono quando sono all’opposizione, dimenticano quando governano. Intanto noi continuiamo a pagare per uscire dal nostro quartiere"
C’è chi ogni giorno paga per andare a lavorare. Non in senso figurato. Parliamo di un euro a Settecamini, 1,30 euro a Ponte di Nona, 1,70 euro a Lunghezza. Una tassa nascosta che i residenti dei quartieri di Roma Est conoscono fin troppo bene: il pedaggio dell’A24. Per molti, semplicemente, “l’obolo per uscire di casa”.
E ogni volta che si avvicina una legge di Bilancio, o si apre uno spiraglio politico, ecco che ritorna: la promessa (mai mantenuta) dell’abolizione.
L’ultima in ordine di tempo porta la firma del deputato del Partito Democratico Andrea Casu, membro della commissione Trasporti alla Camera, che ha presentato un emendamento per chiedere l’esenzione dal pagamento del pedaggio ai caselli incriminati. “Una battaglia di civiltà”, la definiscono i firmatari. Ma lo sanno anche loro: difficilmente passerà.
Già in audizione, infatti, il governo ha risposto con un secco “non si può fare”. Lo ha detto ora il centrodestra, lo ha detto anni fa il centrosinistra. E così, mentre la politica litiga su chi ha promesso cosa e quando, i cittadini continuano a pagare. Ogni giorno. Ogni mese. Ogni anno.
Chi vive a Lunghezza, Ponte di Nona o Settecamini fa i conti: oltre 300 euro all’anno solo per andare e tornare dal lavoro. A piedi no, in bici no. L’alternativa? Ore in auto sulle strade urbane intasate. E allora ecco che si paga, di malavoglia. Ma si paga.
Intanto, sui social di quartiere, parte l’ennesimo tam tam: “Facciamoci sentire, scriviamo ai parlamentari!”. Ma ormai è più una valvola di sfogo che un moto di fiducia. Perché i cittadini ricordano tutto.

Ricordano quando nel 2016 Meloni e Salvini parlavano di abolizione in una diretta Facebook. Ricordano Gualtieri, che in piena campagna elettorale prometteva l’eliminazione del pedaggio “entro luglio 2021”. Ricordano Virginia Raggi, che assicurava di aver trovato la soluzione. Ma il pedaggio è ancora lì. Come allora. Più saldo che mai.
«È una storia già vista», sospira un residente di via Collatina. «Promettono quando sono all’opposizione, dimenticano quando governano. Intanto noi continuiamo a pagare per uscire dal nostro quartiere».
L’area di Roma Est è tra le più penalizzate della città. Urbanizzazione rapida, servizi in ritardo, trasporti al limite. E un’autostrada urbana che, anziché servire i cittadini, li tassa. “Siamo ostaggi di un paradosso”, scrivono alcuni attivisti. “Siamo costretti a pagare per muoverci, in una città che a parole promette mobilità sostenibile e inclusiva”.
E mentre l’emendamento di Casu – firmato anche da altri parlamentari Pd – verrà verosimilmente bocciato, qualcuno lancia l’ennesima previsione amara: «Scommettiamo che ci ripenseranno solo in campagna elettorale?».
Nel frattempo, la politica si rimpalla accuse e responsabilità. Ma il conto, ogni giorno, lo pagano sempre gli stessi.
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