Acea Roma Est: riprendono l’andirivieni di autocisterne di liquami e fortissimi miasmi

Si invoca un nuovo intervento della magistratura

Da qualche mese è ripreso l’andirivieni di autocisterne di liquami dirette al depuratore ACEA Roma Est in via degli Alberini e a Colli Aniene si sono contemporaneamente riacutizzati i disagi per i cittadini. Sono infatti diventati più forti e nauseabondi i fetori e il rumore più assordante.

Eppure, poco più di quattro anni fa, esattamente nel mese di febbraio, tutti a Colli Aniene pensavano che almeno il peggio di quei giorni tappati in casa per il disgusto non dovessero più ripetersi; che fosse stato definitivamente debellato l’insopportabile abuso e che l’ACEA avrebbe cessato di risolvere i suoi problemi a via degli Alberini.

Perché era accaduto che, in quel benedetto febbraio del 2014, a seguito delle proteste e delle denunce, su disposizione del Tribunale di Roma per accertate irregolarità nella gestione degli impianti di depurazione e frode nelle pubbliche forniture, il Comando Provinciale di Roma del Corpo Forestale dello Stato eseguisse a Via degli Alberini l’ultimo di una serie di sequestri ai depuratori gestiti dall’ACEA. Depuratori che erano sotto attenzione della magistratura fin dal 2012 e aveva disposto numerosi sequestri, gli ultimi in ben sette comuni: Frosinone, Ferentino, Anagni, Ceccano, Fiuggi, Veroli e Trevi nel Lazio. Infine era toccato a quello in Via degli Alberini.

Noi, negli anni, abbiamo continuato a denunciare che la puzza non creava forti disagi solo a Colli Aniene ma anche all’ampia zona dal quartiere Collatino a Casal Bruciato, da Ponte Mammolo a  San Basilio fino a  Tor Cervara, a secondo la direzione del vento; ed anche del rumore che ormai aveva reso “sordastri” la quasi generalità degli abitanti più prossimi all’impianto.

Ora sono quarant’anni che alle numerose manifestazioni di protesta dei comitati di questo esteso territorio, l’ACEA ha sempre opposto la noncuranza. Solo quando costretta, ha prima provato a minimizzare il fenomeno e poi a promettere la sua cessazione. Ma sempre dopo la conclusione di lavori in attuazione e per i quali necessitava sempre nuovo danaro pubblico. Ma con il denaro, al contrario, proseguiva nell’ampliare un impianto che fin dal suo sorgere aveva mostrato l’incompatibilità con gli edifici del quartiere che stava sorgendo nelle sue vicinanze. Un impianto che già nei primi anni ’70,  prima cioè che Colli Aniene sorgesse, faceva protestare i residenti Ponte Mammolo, Rebibbia e Pietralata contro la “puzza di kakka” (sic),

All’epoca gli esperti vedevano come unica soluzione al puzzolente problema la delocalizzazione del depuratore, ma l’ACEA imperturbabile continuava a ingigantire l’impianto curando in definitiva i propri interessi, evidentemente in previsione di un utilizzo più consistente del discusso sito al quale in seguito effettivamente sono stati collegati i collettori di impianti messi, poi, sotto sequestro dall’Autorità Giudiziaria o analoghi dovuti dismettere e pure per smaltire liquami trasportati con autocisterne proveniente da varie zone.

Una tra le più aspre controversie sorse per il peggioramento della situazione in seguito all’allacciamenti dei collettori di Ponte di Nona e Frascati che hanno raddoppiato la quantità dei liquami da trattare dal depuratore di via degli Alberini.

Tornando ad oggi, di fronte alle nuove rimostranze degli abitanti di Colli Aniene per quella incessante teoria di autocisterne dirette a via degli Alberini, il Comitato di Quartiere ha nuovamente rappresentato agli attuali responsabili del depuratore, gli ingegneri Sarni e Spizzirri, il riaccendersi del problema del fetore insopportabile e della eccessiva rumorosità. Il 18 settembre scorso il Comitato ha inviato amcje una nota ai Responsabili, all’assessore all’Ambiente Grifalchi e alla presidente della Commissione Ambiente del municipio IV.

Siamo in attesa di conoscerne l’esito.

E dato che da quarant’anni seguiamo la puzzolente vicenda, memori degli esiti di queste schermaglie tra comitati e ACEA, vediamo come risolutivo l’intervento della Magistratura che sola può mettere la parola fine alla lunga sofferenza dei cittadini.

Federico Carabetta

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