Addio ad Ennio Signorini, figura storica del movimento cooperativo a Roma

Da sempre impegnato nella politica e nel movimento cooperativo, si è spento domenica 17 marzo dopo un lungo periodo di malattia

Se n’è andato Ennio Signorini. Avrebbe compiuto 92 anni a fine luglio. Per chi vuole dargli un ultimo saluto l’appuntamento è martedì 19 marzo 2024 alle ore 10,30 in via Meuccio Ruini di fronte al consorzio AIC.

Combattente per una vita in favore del miglioramento sociale dei più deboli e dei diseredati delle periferie, è stato da sempre un esempio di impegno civile e politico. Questo il modo in cui correttamente, ma in maniera distaccata, si potrebbe riassumere la notizia. Ma io vorrei raccontare la notizia in maniera diversa.

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Ho conosciuto Ennio quando avevo 8 anni, era il 1981, una vita fa, perché suo figlio Claudio era ed è tutt’ora tra i miei più cari amici, e quindi è stata una presenza costante nella mia vita, anche quando per tanti anni non ci siamo fisicamente incrociati. Era il 1981, era una vita fa, un altro mondo diverso da quello di oggi, ed in quel mondo Ennio giocava quotidianamente un ruolo da protagonista nella lotta per il miglioramento delle periferie, e soprattutto per la dignità degli abitanti che quelle periferie le abitavano e ne vivevano quotidianamente i disagi e le problematiche.

Ennio ha attraversato la vita della capitale in tutta la seconda metà del ventesimo secolo, da testimone diretto delle sue trasformazioni ma soprattutto da protagonista politico delle stesse.

Testimonianza che – ad a un certo punto della sua vita – ha voluto regalare agli altri, mettendo per iscritto le sue memorie in un libro-diario autobiografico, nel quale ha descritto in prima persona le grandi trasformazioni della capitale. “Dal Mandrione a Torre Maura – Diario di un borgataro emancipato” – questo il titolo del libro, che vede una calorosa prefazione di Roberto Morassut – è il racconto che Ennio fa del passaggio da una Roma baraccata del periodo post-bellico alla formazione dei primi insediamenti di borgata, descrivendo il suo costante impegno politico come militante e dirigente comunista nella lotta contro le lottizzazioni illegali delle aree agricole e contro l’abusivismo edilizio.

A partire dal primo dopoguerra, con l’insediamento nella borgata di Torre Maura caratterizzata all’epoca da uno spontaneismo degli insediamenti e dall’assenza di piani urbanistici, causa principale dei ritardi nella dotazione di servizi e delle urbanizzazioni, realizzate solo decenni dopo a seguito di grandi lotte sociali e politiche. In quel quadro inizia la storia politica di Ennio, dapprima come lavoratore apprendista, poi come geometra a servizio dei cittadini della borgata, infine con il logico e naturale incontro con il Partito Comunista Italiano.
Un impegno quotidiano che lo ha portato ad un’attività sui territori periferici della capitale, in particolare quelli della Casilina, della Prenestina e della Tiburtina, fino all’approdo in Campidoglio tra gli anni 60 e gli anni 80 come consigliere comunale.

Furono gli stessi anni in cui si avviò il movimento cooperativo, soprattutto nel settore abitativo, come strumento di rivendicazione delle periferie e soprattutto per dare la possibilità a migliaia di famiglie di avere finalmente una casa di proprietà. Movimento nel quale Ennio si inserì da protagonista, divenendo Presidente del Consorzio Cooperative di Abitazione “AIC” dal 1971 al 1993, quale evoluzione naturale delle lotte che lo videro protagonista nel percorso che portò all’approvazione della legge 167 per l’edilizia economica e popolare. E tale attività cooperativa si sviluppò velocemente, dando vita a quartieri popolari ma di grande pregio urbanistico, tra i quali ricordiamo Colli Aniene, Casilino 23, Casal de’ Pazzi, Spinaceto, solo per nominarne alcuni, creando per migliaia di famiglie la possibilità di vivere finalmente in un reale e dignitoso contesto urbano, ben lontano dal ricordo dei borghetti diroccati sviluppatisi nel dopoguerra nelle periferie romane.

Ennio è stato, in questo percorso, come ricorda Morassut “protagonista e dirigente di questo grande moto di riscatto della periferia romana ed ha contribuito in modo determinante ad attuare le condizioni e i presupposti della svolta degli anni 70 ed 80 nel settore della casa e dell’urbanistica romana”.

Un diario dove ha saputo, allo stesso tempo, anche sottolineare con grande lucidità una sorta di arretramento sociale ed economico odierno, frutto delle contraddizioni dei decenni precedenti; una critica – nell’epoca del superamento delle ideologie di massa – in cui però ha voluto continuare a dare un segnale centrale, un’idea che è stato il filo conduttore di tutta la sua vita: l’elemento determinante per il superamento delle crisi, dei contrasti e dei conflitti del mondo, non può che essere il connubio tra la solidarietà e l’associazione tra le persone. Questa lezione è forse il vero testamento politico di una vita di lotta ed impegno, della vita di chi è stato ricordato come “un borgataro emancipato, un comunista italiano del Novecento”.

Con questo ricordo vogliamo salutare Ennio, un compagno, un amico, una di quelle persone che con la sua energia, le sue idee ed il suo impegno quotidiano ha contribuito in prima persona a migliorare la vita di centinaia di migliaia di romani. Alla sua famiglia ed ai suoi affetti più cari va il mio abbraccio personale e quello di tutta la nostra redazione.

Un ricordo di Ennio Signorini

Attraverso il suo libro “Dal Mandrione a Torre Maura – Diario di un borgataro emancipato”

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