Addio al Gingko di Villa Borghese: il gigante dorato che incantava Roma non c’è più

L’albero sorgeva a pochi passi dalla Terrazza del Pincio

Villa Borghese saluta uno dei suoi alberi più importanti. Si tratta del Ginkgo biloba, abbattuto dopo oltre cento anni dalla sua piantumazione a pochi metri dalla terrazza del Pincio, e che per anni ha colorato di giallo il parco e incantato turisti e romani.

La notizia dell’abbattimento ha lasciato molti senza parole. Nel registro degli alberi secolari d’Italia, il Gingko risultava in condizioni “sufficienti”: non smagliante, ma nemmeno malato.

«Non sapremo mai il vero motivo del taglio – lamentano gli Amici di Villa Borghese – né chiederemo accesso agli atti. Ormai il Gingko non c’è più».

Gli attivisti denunciano la mancanza di trasparenza e ricordano che la saga degli abbattimenti a Villa Borghese va avanti da otto anni.

Dal Campidoglio arrivano però spiegazioni tecniche: secondo l’assessorato all’Ambiente, una relazione agronomica del 29 luglio scorso aveva classificato l’albero nella classe D, la più alta per rischio di cedimento, raccomandandone l’abbattimento entro 90 giorni.

«La pianta era in deperimento vegetativo non recuperabile – si legge nella relazionecon la cima completamente secca fino a sei metri e segni di disseccamento anche nei palchi bassi. La stabilità era compromessa».

Nonostante le ragioni tecniche, il dolore dei cittadini e degli appassionati del verde storico è grande. «Con la scomparsa del Gingko e di altri alberi monumentali come i lecci e il grande pino, il Pincio perde il suo volto», spiegano gli Amici di Villa Borghese.

La richiesta ora è chiara: un curatore unico dei parchi storici romani, affiancato da esperti del verde, per proteggere ciò che resta e valorizzare il patrimonio arboreo.

Un’idea che ricorda quella proposta nel 2023 da Andrea Abodi, ministro dello Sport, con la nascita di una fondazione sul modello del Central Park Conservancy di New York.

Ma come spesso accade a Roma, la proposta non ha trovato seguito. Così, mentre le foglie dorate del Gingko restano nei ricordi e nelle fotografie, il parco perde uno dei suoi simboli più amati.

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