Addio, Franco

Una grande folla si è stretta attorno ai familiari del popolare barbiere-podista
di V. L. - 25 Settembre 2013

imageUna grande folla si è addensata davanti al teatro della Chiesa Evangelica Internazione di via Giuseppe Chiovenda 57 per il funerale di Franco Nania, il popolare barbiere-podista, la cui “bottega storica” di via dei Gelsi 85 è da sempre stato punto d’incontro e non solo per farsi barba e capelli ma per conversare del più e del meno, di sport, di podismo in particolare, di problematiche di quartiere.

Franco amava il contatto fisico con le persone, gli piaceva guardarle negli occhi, raccoglierne i bisogni, incoraggiarle, confortarle. Amava scherzare, creare scompiglio, fare, sempre educatamente, anche un po’ di caciara.

image (1)Davanti alla Chiesa, tra gli amici di una vita, è stato tutto un rinovellare episodi piccoli e grandi di cui Franco era stato protagonista nelle sue molteplici vesti: di barbiere, di podista, anzi di ultramaratoneta, dedito alle corse più estreme, e negli ultimi tempi anche di iniziative a scopo sociale e religioso (condotte senza enfasi, ma con grande impegno e dedizione). Franco suonava il sax. Era persino cuoco, ed un buon cuoco, soprattutto per gli amici, quelli dell’Atletica del Parco e per “Gli amici del Parco”.

Proprio in questa veste è ripreso con la sua adorata Marina e la sua celebre, classica “pelata” al centro delle foto qui a lato mentre si festeggia il 52° compleanno del suo presidente, cioè di chi firma dolorosamente questo articolo, presso il Giardino dei Demar dov’era in corso L’Estate Romana a Tor Tre Teste del 1998. Ricordo che la inaugurammo a ridosso di quel mio anniversario, e, nonostante fosse giugno inoltrato, venne un freddo terribile e memorabile che ci costrinse a ripararci all’interno della struttura ed a consumare noi stessi, per non sprecarle, le delizie che Franco aveva preparato per gli eventuali avventori.

Franco era proprio così, con il sorriso pieno e un’allegria contagiosa. Sapeva stare in gruppo e fare gruppo, con grande naturalezza. Era così pieno di vita. E così mi piace, ci piace ricordarlo, a noi che abbiamo avuto il privilegio della sua amicizia.

Nato a Bracciano il 15 dicembre 1952, e trasferitosi a Roma, con il padre iniziò a lavorare nella bottega di barbiere (mestiere che ha ora trasmesso al figlio Andrea).

Sposatosi con Marina nel 1975, ha avuto in dono tre figli: Vincenzo, Lorena ed Andrea.

Otto anni fa entra nella Chiesa evangelica e nel 2007 si battezza da adulto nel pieno delle sue facoltà. Queste date le abbiamo tratte dall’omelia del pastore della Chiesa evangelica di viale Giorgio Morandi (quella frequentata da Franco) il quale ha ricordato un episodio in qualche modo “miracoloso” accaduto a seguito della sua recente operazione all’anca. Dopo l’operazione, rimasto solo, improvvisamente si sentì venir meno e raccontò in seguito al pastore e a sua moglie Marina di aver visto due angeli che venivano a soccorrerlo.

Posso testimoniare della sua grande fede, che non nascondeva e da cui traeva forza nelle traversie quotidiane e che cercava di trasmettere anche agli altri. Una volta ha tentato, non riuscendoci, di convertire anche me.

Dopo la sua fulminea dipartita il 19 settembre scorso, il mio cuore è ancora in tumulto e nella testa arrembano i ricordi dei tanti momenti vissuti insieme nella gare, nelle sfide, nelle lotte per il nostro Parco, per l’impianto di atletica nel parco, contro la speculazione edilizia, per la solidarietà.

Nella cerimonia funebre svoltasi il 24 settembre nel teatro annesso alla chiesa di via G. Chiovenda (gremito di tantissima gente, la più diversa ed eterogenea, perché lui sapeva legare con tutti) è intervenuto anche un altro pastore il quale ha esaltato la sua vita dinamica e senza briglie. “Voi siete qui – ha detto – perché lui era diverso dagli altri, aveva gioia nel suo cuore, aveva freschezza che trasferiva negli altri, era pieno di vita”.

Tutto vero. E così ci piace ricordarlo, ora che l’abbiamo irreparabilmente perso e ci restano solo i ricordi quelli più intimi che conserviamo gelosamente nel nostro cuore.

Addio, Franco

 


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