Addio, Giacomo Rondinella

Era l'ultimo grande vecchio della canzone napoletana. E' stato l'interprete di "Malafemmena" di Totò
di Marcello De Santis - 27 Febbraio 2015

Ieri mattina ho letto con dolore la triste notizia che scrive Salvatore Pirrone, amico del cantante napoletano e mio amico di fb: “mi e toccato dare la piu triste notizia che potevo ai fans. Purtroppo questa notte alle ore 3 si e spento l’imperatore della canzone napoletana a cui diamo il più doveroso R.I.P. Adesso canta tra gli angeli, addio Giacomo”

Non volevo crederci. Mi sono messo in contatto con lui e mi ha confermato; era morto in ospedale; la nipote Rita gli aveva dato la triste nuova.

Sono corso ad accendere la tivu e ho cercato, ma del fatto, niente. Solo alle cinque pomeridiane su internet leggo la notizia su Il Mattino: Morto Giacomo Rondinella, addio all’ultimo grande vecchio della canzone napoletana.

Giacomo RondinellaGiacomo Rondinella abitava vicino al mio paese, a Fonte Nuova, dove ho accompagnato alcune volte i miei nipotini che fanno ginnastica artistica a una palestra di quel paesino distribuito sulla via Nomentana; e l’estate scorsa mi sono recato a casa sua per fargli una visita, inaspettato, e per fargli dono di alcuni mie libri di poesie.
Quando sono arrivato, davanti al suo nome sopra al campanello, ho esitato; mi avrebbe accolto? Non mi conosceva e il dubbio era normale. Ho suonato e qualcuno mi ha aperto. In casa c’erano due giovani intenti a sistemare il breve soggiorno; ho chiesto di lui, mi sono presentato, e ho saputo che dopo la recente morte della moglie Giacomo aveva scelto di ritirarsi in un centro anziani, aveva novant’anni, per sentirsi meno solo; girare per la casa vuota gli avrebbe fatto male.

Poi più in là l’amico Salvatore Pirrone mi ha comunicato che era ritornato a casa; e allora gli ho chiesto se mi avesse avvisato quando lui sarebbe andato a trovarlo. Rimanemmo d’accordo così.
Solo recentemente ho avuto un contatto con la nipote Rita; che mi ha detto che quando io avessi voluto l’avessi pure chiamata, mi avrebbe accompagnato o accolto a casa di Giacomo.
Ho deciso allora di aspettare questa vicina prossima primavera, preoccupandomi del freddo che per un vecchio di 91 anni era più duro che per me che ne ho settantasei.
Ma non ho fatto in tempo; la primavera non è ancora arrivata, siamo alle porte, ma Giacomo non mi ha aspettato; e non per colpa sua.
Se n’è andato stanotte; erano le 3.00.
Era veramente l’ultimo grande dei classici, uno che ha inciso con la sua figura di bel giovane e grande voce il cielo del bel canto di Napoli.
Nato e cresciuto in una famiglia di artisti, i genitori Ciccillo e Maria, il fratello Luciano e le sorelle Francesca e Amelia, tutti cantanti; Clelia, nipote attrice, e oggi la nipote Rita.

Iniziò nel 1944, in pieno periodo di guerra, quando vinse un concorso per voci nuove a Radio Napoli. Divenne presto un grande cantante, ma fece anche film e commedie musicali in teatro.
La sua prima grande canzone che lanciò proprio lui fu quella di Rocco Galdieri Munasterio ‘e Santa Chiara.
Eccolo in una sua esecuzione el lontano 1945.

E nel 1951 fu il primo ad incidere Malafemmena del grande Totò.
Se ne andò in America e solo dopo vent’anni tornò in Italia con meno capelli in testa, ma sempre con la sua bella presenza (è stato sempre alto e atletico); ma soprattutto con la sua voce immutata calda e modulata come era agli inizi.
Non voglio soffermarmi più a lungo a ricordare di lui i successi canori e cinematografici; non ce n’è bisogno; ché la gente della mia generazione lo conosce fin troppo bene.

Questo breve ricordo vuole solo invogliare i giovani, che non lo conoscono e non lo hanno mai conosciuto, e non può essere altrimenti, a trovare qualche scritto su di lui e a sentire qualche successo delle sue canzoni.
Grazie Giacomo per la gioia che mi hai dato per lunga parte della mia giovinezza.
Ho un solo rimpianto, non averti conosciuto… ma la primavera che attendevo per venire a conoscerti, giungerò troppo tardi.
Ciao.

La Sposa di Maria Pia

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