Air Terminal, la questione è chiusa

Imminente il perfezionamento del passaggio di proprietà dalle Ferrovie alla Geal
di Alvaro Colombi - 5 Luglio 2009

Andrea Catarci, il presidente del Municipio XI non ne sarà contento ma si sa, è soprattutto in queste situazioni che si misurano, purtroppo, i poteri di certe istituzioni. Rispetto ad altri e più urgenti bisogni della città chi vince è ancora il mercato: l’Air Terminal, quasi 7 mila metri quadrati su due livelli, diventerà l’ennesimo centro commerciale. Niente di scandaloso, per carità, anche perché il protocollo d’intesa firmato da Cimoli e Veltroni nel 2003 già ne stabiliva la destinazione ad uso commerciale e trasportistico.

Che dire? Ricostruiamone brevemente le vicende.

Realizzato in vista dei mondiali di calcio del 1990 insieme alle stazioni di Farneto e Vigna Clara (rimaste in funzione solo 15 giorni!) il Terminal, non a caso, era stato definito un monumento all’inutilità, una delle tante cattedrali del deserto servite solo a chi le ha costruite e completamente abbandonate al degrado. Con i suoi 140 barboni e relativo mercato dei posti letto, ha costituito per lungo tempo uno straordinario polo di concentrazione per l’emarginazione cittadina. Finché, grazie alla giunta Rutelli, tredici anni fa, aveva vissuto il suo momento di gloria. Scartata l’ipotesi di farne l’Orsay romano (chissà perché) era divenuto comunque teatro di iniziative culturali, artistiche, sportive al punto di registrare 300 mila visitatori in due anni. Sulla scia del successo il comune di Roma aveva puntato a superare la formula del comodato in favore di una cessione definitiva da parte della RFI (Rete Ferroviaria Italiana). Segnali incoraggianti in questo senso provenivano proprio dal ministro dei trasporti Burlando il cui orientamento era quello di trasferire ai comuni il patrimonio “non strategico” delle ferrovie. Non se ne fece nulla. E l’immobile, benché fosse al centro di mille progetti, fu riconsegnato al degrado. Il suo destino di contenitore vuoto, tra un alternarsi di occupazioni e di sgomberi, sembrava finalmente superato con il progetto di Campidoglio 2, la creazione di un nuovo polo amministrativo destinato a riunire in un “unicum” gli uffici capitolini centrali, con i suoi 4000 impiegati, nell’area alle spalle di piazza da Verrazzano (verso circonvallazione Ostiense).

Il progetto per l’edificazione della “cittadella” comunale (più di 100 mila metri quadrati) ha rilanciato “alla grande” il Terminal che ne doveva essere parte integrante. Un centro servizi dotato di stazione e uno commerciale: ristoranti, negozi, ma anche parcheggi per 1500 auto. Insomma, una struttura creata per assicurare le funzioni di supporto a utenti e dipendenti e che, all’inizio, avrebbe dovuto ospitare anche gli uffici della Urp.

Ma il Terminal, pur rientrando nel Piano di Assetto di riqualificazione dell’area della stazione Ostiense approvato nove anni fa con un Accordo di Programma, per volontà delle RFI che ne aveva conservato la proprietà, rimaneva fuori dal concorso di progettazione di Campidoglio 2. Il resto è storia recente.

Le stessa RFI a, settembre del 2006, decideva di venderla al miglior offerente mediante asta pubblica. Dall’asta al rogito, siglato alla fine di dicembre 2008, sono passati più di due anni.

Il nuovo proprietario sarà la Geal srl, che negli ultimi tempi ne aveva ottenuto la gestione. Prezzo di acquisto: 10 milioni e 800 mila euro. Il perfezionamento del passaggio di proprietà è in dirittura d’arrivo. Non si esclude che il grande centro commerciale, che presenta la novità di una farmacia, possa contare anche su alcuni servizi culturali (si parla di una sala conferenze e di spazi espositivi). E meno male.


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