Al campo rom di via Salviati tensione tra polizia e nomadi durante lo sgombero

Ci sono stati momenti di forte tensione durante le operazioni di sgombero di un insediamento abusivo di 150 nomadi, tra cui circa 60 minorenni, ai margini del campo rom attrezzato di via Salviati a Roma, in zona Tor Sapienza.

Le famiglie rom, asserragliate, non intendono lasciare le baracche. Secondo i vigili urbani, che coordinano le operazioni, «l’unica alternativa potrebbe essere la revoca dell’ordinanza di sgombero da parte del Sindaco. Altrimenti saremo costretti a chiedere alla Questura l’intervento della celere».

L’associazione ‘Nazione Rom’ ha chiesto al sindaco Ignazio Marino la revoca dell’ordinanza. «Crediamo – ha detto l’associazione – che la nuova amministrazione sappia avviare un nuovo cammino insieme alla rappresentanza dei Rom, dei Sinti e dei Caminanti: un percorso capace di ascolto ed apprendimento reciproco».

«Con il provvedimento di trasferimento dall’insediamento abusivo di via Salviati, l’amministrazione ha inteso intraprendere un’azione a tutela delle famiglie e dei bambini rom». L’ha dichiarato Rita Cutini, assessore al Solidarietà sociale e sussidiarietà di Roma. «Sono note infatti le condizioni estremamente precarie di questo campo abusivo: mancano l’acqua, la corrente elettrica e i servizi igienici – continua – Le criticità odierne sono il prodotto di una gestione, portata avanti negli ultimi cinque anni, che ha scelto di affrontare la questione rom esclusivamente in termini emergenziali. Una gestione che non solo non ha risolto nulla ma ha aggravato i problemi producendo una situazione molto confusa». «Prima di questo provvedimento, inoltre, abbiamo ripristinato la legalità nel campo di Castelromano, grazie all’aiuto dei vigili e delle forze dell’ordine, allontanando il 31 luglio scorso sei famiglie non legittimate a risiedere là – conclude – Nostro interesse è garantire la convivenza civile e il rispetto dei diritti, per questo nel campo è stato rafforzato il servizio di vigilanza grazie all’aiuto della questura e della polizia locale. Possiamo contare sulla collaborazione delle associazioni e cooperative che da anni lavorano all’ interno di queste realtà, per tornare ad investire su percorsi di integrazione ed inclusione e non più sull’emarginazione».

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