Al “Salotto Letterario” il XXXIII ed ultimo canto del “Purgatorio”

Presso la Parrocchia di San Romano giovedì 12 gennaio 2017, alle ore 17.00, ingresso da via delle Cave di Pietralata 63.
Pericle E. Bellofatto - 10 Gennaio 2017

Giovedì 12 gennaio 2017, alle ore 17.00, presso la Biblioteca della Parrocchia di San Romano Martire (con ingresso da via delle Cave di Pietralata n. 63), prosegue il “Salotto Letterario” del gruppo degli “Accademici di via Galantara”, a cura della prof.ssa Loredana Mambella, con la collaborazione di Pericle Eolo Bellofatto.

Argomento di questa settimana: Lettura, con commento, del XXXIII e ultimo canto del “Purgatorio” di Dante Alighieri.

Siamo ancora nel “Paradiso terrestre”.
La Salmodia.
La spiegazione di Beatrice sulle cose che Dante ha visto e la sua profezia.
Il poeta fiorentino si purifica bevendo l’acqua del fiume Enoè.
Dante, purificato, conclude con questi versi la seconda cantica:

“Io ritornai da la santissima onda
rifatto sì come piante novelle
rinovellate di novella fronda,

puro e disposto a salire a le stelle”.

Nelle due immagini lo schema del Purgatorio dantesco e Dante che si purifica bevendo l’acqua del fiume Enoè


Commenti

  Commenti: 1

  1. Vittorio Santarsiere


    LECTURA DANTIS – Il 12.1.2017 si è concluso lo studio della II Cantica della Divina commedia alla biblioteca, benevolmente resa disponibile dalla Parrocchia S. Romano M.. Gli “accademici di via Galantara” conseguiranno per ricordo l’attestato di frequenza.
    Protagonisti del canto 33° sono Dante, Beatrice, Matelda e Stazio (Papinio), in un unico contesto con le 7 virtù teologali e cardinali, che salmodiavano il dolore della Chiesa. Beatrice profetizza che presto cotanto male sarà rimediato e verrà fatta vendetta. Nel canto rileva l’arduo apprendimento del Poeta delle parole dette da Beatrice. Costei rivela che lui, scostatosi da lei, ha seguito altra scuola, quella dei filosofi e poeti. E’ la povera sapienza del mondo, da cui derivano “i difettivi sillogismi, che fanno battere in basso le ali”, anzicché levarsi a conoscere ed amar lo bene di là dal qual non è a che si aspiri …
    Contrassegnano il XXXIII canto suggestive spigolature quali Stazio, a cui Beatrice parla con grazia femminile, dicendogli “Vien con lui”. Di lì, come gia Virgilio, anche Stazio si defila dal gruppo, gli è precluso ascendere al Paradiso, ha da purificarsi ancora. La effimera vita terrena non è altro che una veloce corsa verso la morte “Tu nota; e sì come da me son porte, così queste parole segna ai vivi del viver ch’é un correre alla morte”. Sin d’allora il mistero del dopo il passo estremo angosciava.
    Lettura e commento sono stati magistralmente svolti dell’ottima Professoressa Loredana Mambella, cattedratica esaustiva ed instancabile.
    Un break della Lectura dantis di due settimane permetterà di fare il punto sul contesto socio, economico, politico e culturale, in cui sono allogati dal Manzoni i primi capitoli de “I promessi sposi”. A seguire, inizierà la lettura e commento della III Cantica, il Paradiso, e vi incontreremo figure di spicco quali Maria, S. Pietro, Adamo, S. Benedetto, S.Tommaso d’Aquino, Giustiniano, Picarda Donati ed altri.

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