

In scena Fabio Avaro con il suo brillante cabaret
E’ tornato in scena al Teatro Testaccio Fabio Avaro con un nuovo spettacolo scritto, diretto e interpretato da lui con la partecipazione della Metro Band (Marco Balducci: batteria – Stefano Colasanti: basso – Paolo Rainaldi: chitarra) in scena dal 16 ottobre al 4 novembre.
Importante tappa nel percorso artistico di Fabio Avaro, che in questa occasione veste non solo i panni del protagonista ma anche quelli di autore e regista di un testo che coinvolge il pubblico in un ampio sguardo sui vizi e sulle virtù del mondo che ci circonda.
Spettacolo ironico e pungente, fatto di battute, gag, dialetti e una galleria di personaggi che abbracciano tutta l’Italia e non solo, all’insegna di una vis comica che contagia gli spettatori dall’apertura del sipario fino alla fine dello spettacolo e che da loro modo, da quel momento, di guardarsi intorno attraverso la lente d’ingrandimento dell’ironia.
I tanti personaggi che Avaro interpreta in “Siamo tutti Comunicattivi” sono espressioni delle diverse realtà che ogni giorno ci passano accanto, dal maestro di Pilates fino al cameriere arabo, un one-man-show intervallato dall’ottima musica della Metro Band.
Abbiamo incontrato Fabio Avaro al quale abbiamo fatto qualche domanda sullo spettacolo e sul suo passato artistico.
Quale è la tua formazione e come sei arrivato al cabaret?
Ho studiato alla Giocosa Accademia presso il Teatro Dafne di Ostia. Sono nato là e mi sento molto legato a quella realtà, io e Stefano Colasanti, il bassista, andavamo insieme alle elementari e siamo cresciuti insieme a via delle Baleari, eravamo un gruppetto di ragazzi vivaci ai quali molto spesso veniva ripetuto che non avrebbero mai concluso nulla nella vita e invece siamo qui, ancora insieme. Anche la scenografia è opera di uno di via delle Baleari, che non abitava proprio nella nostra strada ma veniva comunque a giocare con noi, Cristiano Muti che in pochissimo tempo ha creato un’ambientazione ad hoc per lo spettacolo con la sua Acciaieria, una realtà che si occupa di design ed arredamento d’interni.
Sono felice di essere circondato da persone amiche con le quali lavorare, anche gli altri due componenti della Metro Band, Paolo Rainaldi e Marco Balducci sono per me più che dei collaboratori.
Lo spettacolo cerca, a seconda della reattività degli spettatori, di coinvolgere anche il pubblico in sala. Come riesci a gestire le differenti risposte del pubblico ad una tua provocazione o domanda?
Io ho lavorato per anni nei villaggi turistici quindi cose del genere sono il mio pane quotidiano, mi diverto tantissimo quando trovo un pubblico reattivo che mi risponde per le rime. Lo spettacolo mi piace farlo con il pubblico, anche se ovviamente so che devo passare attraverso alcuni punti che sono i fondamenti dello spettacolo, è come il gioco della settimana enigmistica, unisci i puntini, ma tra un puntino e l’altro puoi tracciare la linea che vuoi, dritta, tondeggiante e anche a zig zag se capita.
Come nasce l’idea di questo spettacolo?
Nasce lo scorso anno al Dafne di Ostia, il titolo originale doveva essere Reality e raccontare la strana e multiforme realtà delle trasmissioni televisive di questo genere, successivamente l’idea si è invece estesa alla comunicazione a tutto tondo, Comuni-cattivo nel senso di comunicazione cattiva, sbagliata, che non funziona né a livello globale né a livello interpersonale senza che neanche gli interlocutori se ne accorgano.
C’è anche una riflessione seria nel tuo spettacolo, che riguarda la politica strizzando l’occhio a Grillo e a tutti quelli che la pensano come lui…
Si, è una cosa che mi è stato sconsigliato di fare proprio per non essere tacciato di moralismo ma io credo che bisogni avere meno paura di dire quello che si pensa anche se poi per questo si viene giudicati. Per questa ragione ho tenuto poco in considerazione il parere di quelli che, per il mio bene, mi hanno consigliato di non inserire questa parte ma io sono del Toro e ho la testa dura, chiedo consiglio ma poi faccio sempre quello in cui credo.
Una delle parti più divertenti dello spettacolo è il mega-tamponamento sull’ipotetico ponte tra Reggio Calabria e Messina come ti è venuta l’idea?
In parte è un’urgenza biografica visto che conosco molto bene la situazione che vivono gli abitanti del posto in merito a questa faccenda poiché ho origini siciliane e torno spesso da quelle parti. Diciamoci la verità i reggini ed i messinesi non si possono vedere…come dico nello spettacolo “perché unire qualcosa che la natura ha impiegato 5.000 anni a separare?”. Inoltre era un modo carino per poter utilizzare le cadenze dei diversi dialetti che conosco.
Quali progetti hai in cantiere per il futuro?
Io e la Metro Band siamo stati contattati per alcune serate nei locali. Il prossimo spettacolo invece riguarderà la storia di Roma. Dal 26 dicembre al 6 gennaio sarò invece al Teatro Manfredi di Ostia con lo spettacolo “Una volta nella vita” di Gianni Salazar interpretato oltre che da me, anche da Gabriele Pignotta, Veruska Rossi e F. Gaetani per la regia di Felice Dalla Corte. Dal 6 febbraio al 2 marzo invece sarò al Teatro dei Servi con “Scusa sono in riunione, ti posso richiamare?” scritto diretto e interpretato da Gabriele Pignotta sempre con me e Veruska Rossi.
Info e prenotazioni: artististico@miagroup.it – 335.7565690
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