Alla scoperta dell’essenza autentica delle donne: il mito della “Donna selvaggia”

“Donne che corrono coi lupi”, un libro rivelatore di Clarissa Pinkola Estès edito nel 2016
Vania Garzillo - 8 Aprile 2019

Un libro che continua a riscuotere successo,  che non smette di muovere riflessioni, che percorre il sentiero dei sentimenti delle donne fornendoci elementi sempre nuovi e che accende la curiosità sull’universo femminile è “Donne che corrono coi lupi” di Clarissa Pinkola Estès edito nel 2016.

L’autrice, scrittrice e psicoanalista statunitense, è da sempre impegnata nel sociale. Laureata in psicologia etno-clinica, si è successivamente specializzata in Psicologia Analitica (disciplina conosciuta anche come psicologia del profondo).

Il titolo del testo proviene dagli studi svolti da Clarissa Pinkola Estés riguardanti la fauna selvaggia, in particolare i lupi; donne e lupi si trovano sulla stessa lunghezza d’onda: entrambe le specie sono sensibili, giocose, forti e resistenti; sono devote e si prendono cura del compagno e della prole.

Il libro attraverso fiabe e miti antichi, recupera la natura più autentica e profonda delle donne. La lettura si rivela affascinante ed evocativa, un viaggio introspettivo e suggestivo sugli aspetti e le caratteristiche della pische e dell’animo umano femminile, spesso calpestato dal ritmo frenetico della quotidianità o dagli schemi imposti dalla cultura.

Ma il testo è qualcosa di più di una semplice indagine sui sentimenti che albergano nelle donne. Può essere considerato come una sorta di guida spirituale per orientarsi nel mondo degli stati d’animo più nascosti o sopiti, un prezioso tesoro che ci riporta all’equilibrio delle cose, un sentiero per ritrovare la strada e uno strumento per considerare il ritmo “vita-morte-vita” come un susseguirsi di morte e rinascita. Ognuno di noi infatti teme, in alcuni momenti della propria vita, di uccidere una parte di sé a causa di eventi esterni rinunciando così alla propria natura, ma il coraggio di osare e non temere gli eventi permette di aprire una porta che conduce all’amore verso noi stessi. Il coraggio di credere nuovamente al nostro istinto e riconoscerlo come un vero e proprio Dono ci permette di non oppore resistenza al cambiamento e di liberarci da vecchi fardelli.

Solo accettando il proprio istinto, prendendo coscienza del proprio intuito e rispettando i cicli vita-morte-vita, si potrà nuovamente “correre” con il proprio sé.  La donna, infatti, nella sua natura più autentica/selvaggia è creatività, intuizione, energia, curiosità, vita, è un flusso continuo di idee che si rinnovano e che trovano luce solo se affiorano su un terreno fertile, sgombro da inutili barriere.

“Riunirsi a lei (la Donna Selvaggia) significa fissare il territorio, trovare il proprio branco, stare con sicurezza e orgoglio nel proprio corpo indipendentemente dai suoi doni e dai suoi limiti, parlare e agire per proprio conto, in prima persona, essere consapevoli, vigili, rifarsi ai poteri femminili innati dell’intuito e della percezione, riprendere i propri cicli, scoprire a che cosa si appartiene, levarsi con dignità, conservare tutta la consapevolezza possibile”.

La “Donna Selvaggia”, in quanto archetipo è insita alla nascita in ogni donna, viene raccontata nelle sue sfaccettature attraverso storie che la vedono protagonista.

Con il racconto di Barbablù, Clarissa Pinkola Estés insegna che lui è il predatore naturale presente nella mente di tutte le donne: occorrono amore, tenacia e introspezione per smorzare questa parte di sé. Ubbidire a Barbablù significa lasciarsi morire, diventarne preda; disobbedirgli, invece, vuol dire dare ascolto alla propria parte istintiva.

Ancora, la Donna Scheletro rappresenta la ciclicità della vita che la Donna Selvaggia asseconda. Il fatto che la Donna Scheletro riaffiori dalle acque significa che è la stessa vita interiore a voler tornare alla luce, uscire dall’oscurità e così via.

Una raccolta di storie che fanno luce sul rapporto donna –vita, che sorprendono nella loro unicità e ricchezza etnologica. La scrittrice ci rivela un patrimonio antico di simboli e leggende per spiegare l’illimitato potenziale delle risorse della natura femminile e per aprire una porta sulla “via di casa” laddove avessimo smarrito la strada.


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