All’AAMOD l’omaggio a Cesare Zavattini

De Santi presenta il suo libro “Ritratto di Zavattini scrittore”
di Simone Gentile - 12 Maggio 2015

All’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, in via Ostiense, è stato presentato, lunedì 11 maggio, il libro che omaggia un Cesare Zavattini quasi “inedito”. Gualtiero De Santi, professore di letteratura comparata all’università di Urbino e saggista, è l’autore di una voluminosa monografia che delinea, come suggerisce il titolo, un “Ritratto di Zavattini scrittore” edito Imprimatur.

zavattini1L’incontro, organizzato nella sala intitolata al poliedrico scrittore dalla Fondazione AAMOD, ha visto, oltre l’intervento dell’autore, anche quello di Silvana Cirillo, professoressa di letteratura italiana contemporanea a La Sapienza di Roma, Stefania Parigi, professoressa di cinema a Roma 3, e il giovane regista Daniele Vicari.

zavattini2«Questo libro è nato per raccontare il folle genio di Cesare Zavattini, che prima di un cineasta era uno scrittore, e “scrittore” era scritto sulla carta d’identità – ha esordito De Santi, anche quando si cimentava con il cinema, Zavattini soleva puntualizzare che la sua era una scrittura cinematografica letteraria». E infatti il tuttofare di Luzzara non ha mai rinunciato alla sua formazione letteraria che contribuiva alla sua inequivocabile autenticità.

«Cesare Zavattini fu per me un padre e un maestro con il quale collaborai nell’ultimo decennio della sua attività» ricorda Cirillo. «Zavattini era, come lo chiamò Gabriel García Marquez per via della generosità dell’artista, l’”uomo dal cuore di carciofo”, che tanto fece per gli altri prima che per lui» ha proseguito la professoressa che poi ha tenuto a raccontare come «molti dei miei corsi all’università li ho dedicati proprio a Zavattini».

invito_ZAVATTINIMa, nonostante l’accento sia stato posto sulla produzione letteraria dell’artista, era inevitabile ricordare anche il Zavattini cineasta: due suoi cortometraggi, “Zavattini e… il campo di grano con corvi” e “La lunga calza verde”, sono stati proiettati tra lo stupore e la sorpresa del pubblico in sala. «La caratteristica del non film, insieme a quella del non libro, è forse quel che di più originale si può incontrare in Zavattini» ha spiegato Parigi, che poi ha aggiunto: «L’opera zavattiniana, letteraria e cinematografica, apre ogni confine e attiva tutti e cinque i sensi. E la sua attualità sta nel disseminare il proprio corpo nel terreno mediale».

All’AAMOD, in un quotidiano lunedì di maggio, non si poteva auspicare miglior ricordo per un adottivo di Roma per eccellenza.


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