

Il timore è che, senza interventi mirati, la fine della spinta straordinaria degli ultimi anni possa tradursi in una nuova fase di contrazione, con effetti duraturi su lavoro e crescita
La spinta della ripresa post-pandemica rallenta, mentre i grandi cantieri che avevano sostenuto l’economia iniziano a perdere slancio.
Nel Lazio, l’allarme lanciato dalla CGIL fotografa un passaggio delicato: non più difficoltà circoscritte, ma una crisi che rischia di diventare strutturale e di coinvolgere i settori chiave dell’economia regionale.
A pesare maggiormente è il comparto manifatturiero, che da solo rappresenta oltre il 60% delle ore di cassa integrazione autorizzate. Ma il dato più preoccupante emerge dal confronto con la fine del 2025: l’aumento è diffuso e trasversale.
La logistica segna un’impennata senza precedenti, con richieste quasi triplicate. Le costruzioni, dopo il boom legato agli incentivi edilizi, registrano un brusco rallentamento. Anche turismo e ristorazione mostrano segnali di sofferenza, mentre il manifatturiero continua a evidenziare fragilità profonde.
Un quadro che racconta un sistema produttivo in difficoltà su più fronti, senza più settori in grado di compensare le criticità degli altri.
Due aree simbolo sintetizzano le tensioni in atto. A Cassino, la crisi del gruppo Stellantis continua a produrre effetti a catena su occupazione e indotto, mettendo in difficoltà non solo lo stabilimento principale ma anche l’intero tessuto di servizi collegati.
A Civitavecchia, invece, il futuro energetico resta incerto. La scelta di mantenere in riserva la centrale termoelettrica fino al 2038, secondo il sindacato, rischia di congelare gli investimenti necessari per la transizione ecologica e per il rilancio dell’area portuale.
A complicare ulteriormente il quadro contribuiscono le tensioni internazionali e le nuove dinamiche commerciali. Le politiche protezionistiche statunitensi e l’instabilità dei mercati stanno incidendo sulla competitività delle imprese, amplificando le difficoltà già presenti a livello locale.
Di fronte a questo scenario, il sindacato chiede un cambio di passo. Le priorità indicate sono chiare: rafforzare gli strumenti di sostegno al reddito per i lavoratori più esposti, accompagnare la fine dei progetti legati al Pnrr con politiche attive per l’occupazione e affrontare le crisi industriali con tavoli permanenti capaci di costruire soluzioni di lungo periodo.
Il timore è che, senza interventi mirati, la fine della spinta straordinaria degli ultimi anni possa tradursi in una nuova fase di contrazione, con effetti duraturi su lavoro e crescita.
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