

Fatti e misfatti di aprile 2016
“Il Consiglio di Stato ha bocciato oggi – con una mitragliata di motivazioni – il decreto del Governo sul canone in bolletta”.
Più che giusto, se si considera come era stato rozzamente raffazzonato. Ma più che giusto sarebbe, se una competente autorità lo bocciasse, anche, per l’inconguità di esigere, nella fattura di un servizio fornito non dallo Stato, una tassa come oggi è il canone tv. Ora, comunque, che cosa accadrà? E che cosa accadrà a quanti, entro il 30 prossimo, avrebbero dovuto spedire un modello – anch’esso con un sistema rozzamente raffazzonato – per attestare il diritto di non pagare due o più volte la tv? Il Governo, se per i problemi reali c’è, dovrebbe battere subito un colpo. Ma, se riesce, un colpo non raffazzonato. E nemmeno, di nuovo, vergognosamente furbesco.
“Le stime pessimistiche del Fondo monetario internazionale – si è adombrato il nostro Ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan – sono ben diverse dalle nostre. Vedremo, alla fine, chi avrà avuto ragione”.
Vedremo, insomma, se il cappello di asino lo dovrà indossare Christine Lagarde, presidente del Fondo monetario internazionale, o Pier Carlo Padoan, Ministro italiano dell’Economia. Si spera, naturalmente, la prima. Per il bene del nostro Paese, ma anche per vedere sorridere il Ministro Padoan almeno una volta.
“Andrò a votare il referendum del 17 – ha fatto sapere la Presidente della Camera, Laura Boldrini – perché un dovere contro l’antipolitica”.
Ma allora il “premier” Renzi, il quale ha invitato a non andare il 17 a votare, è un illustre esponente dell’antipolitica?
“La riforma costituzionale che si andrà a votare in autunno – così l’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano – non è un pericolo per la democrazia”.
Napolitano dixit.
“E’ stato fotografato – qualche giorno fa a Roma – un grosso squalo nelle acque del Tevere”.
Qualcuno si è meravigliato, ma perché? Cacciati in parte dal Campidoglio, con l’arrivo del Commissario straordinario Francesco Paolo Tronca, gli squali hanno pensato di ripararsi intanto, evidentemente, nelle torbide acque tiberine. In attesa, chissà, di un ritorno a tempi per loro migliori. Dalle acque torbide del Tevere a, di nuovo, certe torbide stanze del Campidoglio. Dio non voglia. Ma non voglia, soprattutto, l’elettore.
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