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Attentato contro Sigfrido Ranucci: analizzati video di decine di telecamere

Le ricerche allargate anche ai sistemi di videosorveglianza della zona, sia pubblici che privati

Proseguono le indagini dei magistrati dell’Antimafia di Roma sull’attentato al giornalista di Report Sigfrido Ranucci le cui due automobili sono state semidistrutte giovedì sera da una bomba a Campo Ascolano, frazione di Pomezia, alle porte della Capitale.

Le forze dell’ordine stanno setacciando telecamere pubbliche e private nei dintorni, alla ricerca di immagini utili. Un passante avrebbe notato un uomo incappucciato aggirarsi vicino alla casa: potrebbe trattarsi dell’autore dell’attentato.

Gli investigatori ipotizzano che chi ha agito abbia studiato i movimenti di Ranucci e il percorso seguito per tornare a casa.

Un altro elemento chiave è la Fiat Cinquecento trovata vicino all’abitazione, risultata rubata a Ostia. Gli esperti del Ris stanno analizzando i reperti dell’ordigno, contenente circa un chilogrammo di esplosivo.

L’inchiesta, coordinata dal pm Carlo Villani e affidata ai Carabinieri di Roma e Frascati, procede per danneggiamento e violazione della legge sulle armi, entrambi aggravati dal metodo mafioso.

Ranucci ha ricordato che dal 2009 riceve minacce e che, solo un paio di mesi fa, ignoti avevano tentato di forzare un’altra sua abitazione in provincia di Latina.

«Chi ha messo l’ordigno conosceva le mie abitudini», ha spiegato il giornalista, «credo sia qualcuno legato alla criminalità, non penso a mandanti politici. Tocchiamo molti interessi e centri di potere, è chiaro che qualcuno vuole intimidire noi e la nostra squadra».

L’attentato ha scosso anche la politica e le istituzioni. I capigruppo Pd Chiara Braga e Francesco Boccia, insieme a Nicola Zingaretti, hanno chiesto al governo di tutelare concretamente il giornalismo d’inchiesta.

Il presidente della Repubblica ha definito l’episodio «allarmante», sottolineando la necessità di una «forte reazione».

Solidarietà è arrivata anche dal segretario di Stato Vaticano, cardinale Pietro Parolin, che ha espresso preoccupazione per la libertà di stampa e per il clima di intimidazione crescente.

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