

Fatti e misfatti di luglio 2016
“La Magistratura – per il terribile incidente ferroviario accaduto in Puglia – ha indagato il capostazione di Corato e, di Andria, il capostazione e il responsabile movimento”.
Atto dovuto, certo. Ma ora, legittimamente, si attendono ben altri atti dovuti. Si attende che vengano indagati i responsabili “a monte”. Tutti coloro i quali, cioé, non hanno fatto alcunché perché una tragedia del genere non potesse e non dovesse accadere: dai gestori della ferrovia privata, i quali non hanno messo in sicurezza la tratta, agli amministratori pubblici, a tutti i livelli e con le diverse competenze, i quali hanno fino ad oggi lasciato quella tratta, come tutte le altre tratte nell’estremo Sud, nel più completo abbandono. “L’attenzione per le ferrovie – ha dichiarato amaramente, in una intervista al “Corriere della sera”, l’ex vicepresidente di Confindustria con delega al Mezzogiorno, Alessandro Laterza – si è fermata a Salerno”. Il Cristo di Carlo Levi si è fermato ad Eboli. Poco più giù.
“Fate pure i comitati per il “no” al referendum – l’invito di Gianni Letta a “Forza Italia – ma un “no” intelligente”.
Gianni Letta, che è un raffinato curiale, non ha aggiunto: “Se potete”.
“Nessuno vuole che Renzi lasci – ha dichiarato al quotidiano tedesco “Die Zeit”, l’ex segretario pd, Pierluigi Bersani – Nessuno, nel Pd, vuole che vada via”.
L’ex segretario pd Pierluigi Bersani, evidentemente, deve averci ripensato. Oppure l’attuale segretario, Matteo Renzi, lo ha accontentato. Rimuovendo, magari di soppiatto, la metaforica mucca che tanto dava fastidio, al Pierluigi, in mezzo al corridoio del Nazareno.
“Una volta – così il dimissionario “premier” inglese David Cameron – io ero il futuro”.
Una volta può darsi. Ora, però, è già sicuramente il passato. Per non avere saputo gestire, forse, il presente. Capita. E’ già capitato a molti. La vita, soprattutto politica, può essere, anche, una cinica e bara coniugazione verbale. Non soltanto nella sua Gran Bretagna che si crede di essere, ancora, il potente impero che fu.
“A Cleveland – quando il 18 si terrà la “Convention repubblicana” – il candidato alla Casa Bianca, Donald Trump, troverà ad accoglierlo cento donne nude”.
L’accoglienza gli è stata preparata da quello Spencer Tunik che, negli Stati Uniti, viene considerato non un novello regista “a luci rosse” tipo Tinto Brass e neppure un tipo Leccapiedi come nel film “Tom e Jerry”, ma uno dei più moderni artisti-fotografi americani. Una impegnata, culturale, raffinata “performance”, insomma, per un impegnato, colto e raffinato Donald Trump. Che lui non ha chiesto, in verità, ma neppure rifiutato. “E la bandiera adorna di stelle – si conclude l’inno nazionale degli Stati Uniti – per sempre garrirà sulla terra dei liberi e la patria dei coraggiosi”. Ma, se Donald Trump dovesse per caso diventare Presidente, garrirà anche, magari, sugli uffici delle sue segretarie nude alla Casa Bianca? Altro, allora, che Bill Clinton e Monica Lewinky.
Il “coiffeur” d’oro di Francois Hollande“”Le coiffeur” del Presidente francese Fracois Hollande – ha pubblicato il settimanale “Le Canard enchainé” e ha ripreso l’autorevole quotidiano “Le Figaro” – guadagna due terzi rispetto al suo illustre cliente e, cioè, 10 mila euro lordi al mese”.
Beh, giusto. Giusto che “le coiffeur” impegnato a tenere a posto i corti capelli presidenziali di Francois Hollande guadagni un terzo in meno rispetto al suo cliente impegnato a tenere a posto le lunghe mani della Cancelliera tedesca Angela Merkel.
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