

Dietro i roghi di via della Pineta Sacchetti c'erano ritorsioni e intimidazioni. Sequestrati 140mila euro in contanti e un arsenale di pistole rubate
Non semplici atti di vandalismo, ma vere e proprie azioni punitive pianificate. È questo il quadro emerso dall’indagine condotta dai Carabinieri della stazione Madonna del Riposo, che ha fatto luce su una serie di incendi dolosi e intimidazioni che, negli ultimi mesi, avevano seminato paura nel quadrante ovest della Capitale.
L’operazione si è conclusa con tre misure cautelari: un uomo di 33 anni è finito in carcere, un 41enne agli arresti domiciliari e una donna di 52 anni è stata sottoposta all’obbligo di firma.
Gli investigatori hanno ricostruito una vera e propria escalation criminale. Il primo episodio risale alla notte del 29 dicembre 2024, quando in via della Pineta Sacchetti sei automobili vennero distrutte dalle fiamme.
Un incendio di tale intensità da danneggiare anche il muro di un’attività commerciale adiacente.
Nei mesi successivi la scia dei roghi è proseguita: il 7 maggio 2025 un’auto è stata incendiata in via Sanarelli, mentre il 15 maggio l’ennesimo raid ha colpito piazza Madonna della Salette.
In quest’ultimo caso le fiamme appiccate a un veicolo si sono propagate ad altre tre vetture parcheggiate nelle vicinanze.
A completare il quadro intimidatorio, scritte offensive e minacciose comparse sui muri del quartiere Aurelio, realizzate con bombolette spray.
Dietro la violenza dei roghi, secondo gli inquirenti, si nascondeva un’intensa attività di spaccio, che rappresentava la principale fonte di reddito del gruppo.
Le perquisizioni hanno restituito un quadro allarmante: i Carabinieri hanno sequestrato 142.310 euro in contanti, ritenuti provento della vendita di sostanze stupefacenti, oltre a circa un chilo tra cocaina e hashish rinvenuti in diverse fasi dell’indagine.
Ancora più inquietante il capitolo armi. Nelle disponibilità degli indagati sono state trovate nove pistole — sei delle quali risultate rubate e una con la matricola abrasa — insieme a oltre 1.700 munizioni.
Secondo l’accusa, gli incendi non erano casuali, ma venivano utilizzati come strumento di pressione e vendetta, un linguaggio violento per regolare conti o lanciare avvertimenti.
La pericolosità del gruppo, sottolineano i Carabinieri, era aggravata dal trasporto di materiale esplodente su pubblica via, un elemento emerso chiaramente durante i mesi di pedinamenti e accertamenti tecnici avviati a partire dalla fine del 2024.
Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.