Biblioteca nazionale centrale di Roma arricchisce ulteriormente la preziosa collezione di manoscritti antichi

Redazione - 12 Luglio 2019

Con l’acquisto del manoscritto membranaceo decorato Cato maior de senectute. Laelius de amicitia, sottoscritto al colophon da Galeotto Martinozzi e datato 1447, la Biblioteca nazionale centrale di Roma arricchisce ulteriormente la propria preziosa collezione di manoscritti antichi. Il Direttore Andrea De Pasquale ha analizzato, studiato e infine dato il via all’acquisizione di questo importante codice che contiene il testo pressoché completo del De senectute e il testo integrale del De amicitia e offre preziosa testimonianza dell’attività di uno scriptorium ‘familiare’ e contribuisce in modo significativo alla ricostruzione della fortuna di Cicerone nel Rinascimento italiano.

Il codice, pergamenaceo, è vergato in scrittura umanistica, impreziosito da una delicata iniziale filigranata, che culmina in un curioso finalino a forma di testa di satiro, e reca la sottoscrizione che riporta la data del 1447 e il nome del copista, Galeotto Martinozzi; presenta inoltre una preziosa legatura originale in cuoio su assi di legno con decorazioni a secco, cantonali metallici e tracce di fermaglio in tessuto, con lo stemma Martinozzi su entrambi i piatti.

L’acquisto di questo codice, già di per sé di eccezionale rilievo, assume ancora maggiore evidenza perché riconduce al patrimonio nazionale un esemplare disperso della biblioteca umanistica della famiglia Martinozzi, della quale la BNCR già possiede ben 18 codici acquistati tra il 1968 e il 1974 presso gli eredi dei conti Montevecchio, che nel 1746 avevano acquisito titoli e beni dei Martinozzi.

Si tratta di una collezione unica nel suo genere, risultato dell’opera di un vero e proprio scriptorium domestico: alla metà del secolo XV, infatti, il ricco mercante fanese Pietro Martinozzi, su impulso dell’umanista Giacomo Costanzi sr., decise di dotarsi di una raccolta libraria costituita prevalentemente di opere classiche, per dar lustro alla propria casata. Nell’impresa furono coinvolti direttamente alcuni membri della sua famiglia, come i figli Galeotto e Simone, copisti di diversi codici; il figlio Battista, che insieme a Simone ha corretto il testo del ms. Vitt. Em. 1331, e persino la moglie Giovanna, responsabile della copia del Trattato di Amore e Carità di Giovanni Dominici (Vitt. Em. 1335) e delle Leggende di Sante Vergini e Martiri Vitt. Em. 1416.

I manoscritti Martinozzi sono caratterizzati, oltre che dalla presenza di queste mani ricorrenti, dalle frequenti sottoscrizioni, dalle note di possesso e soprattutto dallo stemma di famiglia (d’argento a tre fasce doppio merlate di rosso) che decora diversi frontespizi e la coperta di questo volume, identica a quella del ms. Vitt. Em. 1331 contenente anch’esso opere di Cicerone e vergato dalla stessa mano.

Il codice appena acquistato, ora sottoposto alle cure dell’Ufficio Tutela per alcuni mirati interventi conservativi, entrerà a far parte del fondo manoscritto Vittorio Emanuele.


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