

Sorpresa dai dati Arpa: polveri sottili crollate rispetto al disastro del 2025. Solo Largo Perestrello supera i limiti di PM10
È un paradosso tutto romano quello che emerge dal monitoraggio dell’aria nelle prime 24 ore del 2026.
Se le cronache ospedaliere parlano di una notte violenta e tragica, i sensori dell’Arpa Lazio raccontano una storia diversa: quella di una città che, per cause meteorologiche o per una diversa composizione dei fuochi, non è rimasta soffocata dalla consueta coltre di fumo acre.
Sulle tredici centraline di monitoraggio sparse per la Capitale, solo una ha alzato bandiera bianca. È quella di Preneste (Largo Perestrello, al Pigneto), che ha superato la soglia critica di di PM10.
Un dato isolato, sebbene i valori siano rimasti vicini al limite anche nelle postazioni di:
Corso Francia (Centralina Francia);
Porta Metronia (Centralina Magna Grecia);
Cinecittà.
Per capire la portata del dato odierno, basta guardare allo specchietto retrovisore. Il 1° gennaio 2025 era stato un disastro ambientale: tutte le centraline della città avevano sforato i limiti.
Al Pigneto si erano toccati i (tre volte oltre il consentito), mentre Cinecittà viaggiava sui .
Anche rispetto agli anni precedenti, il 2026 segna un miglioramento netto:
2024: 3 centraline sopra i limiti.
2023: 9 centraline sopra i limiti.
2022: 9 centraline sopra i limiti (picco massimo a 81).
La sorpresa è ancora maggiore se si considera che appena due giorni prima del veglione, il 29 dicembre, la situazione era peggiore, con tre centraline già oltre i limiti a causa dello smog da traffico e riscaldamento.
Resta l’amaro in bocca per un Capodanno che, se dal punto di vista ambientale ha concesso una tregua, dal punto di vista umano ha confermato la pericolosità di un’usanza che continua a mietere vittime. L’aria è più pulita, ma il prezzo pagato in termini di sicurezza resta altissimo.
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