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C.A.RE: il primo co-housing agricolo di Roma per la terza età

20 unità abitative per anziani immerse nel biologico. Un modello di rigenerazione urbana senza consumo di suolo

Nel cuore della Riserva Naturale di Decima-Malafede, tra campi coltivati e sentieri sterrati del quadrante sud della Capitale, prende forma un progetto che ribalta l’idea tradizionale di terza età. Qui non si parla di “ricovero”, ma di comunità. Non di assistenza passiva, ma di partecipazione attiva.

Si chiama C.A.RE – Comunità Agricola Residenziale ed è promosso dalla storica cooperativa Agricoltura Nuova. L’obiettivo è trasformare l’invecchiamento in un’esperienza condivisa, produttiva e profondamente connessa alla terra.

Una casa nel verde, senza isolamento

Il progetto nasce dalla riconversione di una struttura agricola esistente – un ex maneggio – che verrà recuperata senza nuove edificazioni, in un’ottica di rigenerazione a cubatura zero.

All’interno sorgeranno 20 unità abitative indipendenti, dotate di camera, bagno e angolo cottura, pensate per singoli o coppie autosufficienti.

Accanto agli spazi privati, una rete di ambienti comuni: cucina collettiva, aree relax, giardino condiviso con frutteto e orto biologico.

Intorno, 300 ettari di terreni coltivati dalla cooperativa. Un paesaggio agricolo vivo, dove i residenti potranno partecipare ai cicli stagionali, contribuendo alle attività della fattoria sociale.

Un’alternativa alle RSA

Come sottolineato dall’assessore del Municipio IX di Roma Manuel Gagliardi e dalla consigliera capitolina Claudia Pappatà, il progetto intercetta un bisogno crescente: quello di anziani autosufficienti che non cercano assistenza sanitaria intensiva, ma relazioni, senso di appartenenza e uno stile di vita sano.

È anche una risposta concreta a chi vive in affitto e fatica a sostenere i costi della città o la solitudine degli appartamenti urbani. Qui l’abitare diventa condivisione, scambio quotidiano, mutuo supporto.

Custodi di saperi, non ospiti

La gestione sarà affidata a professionisti – educatori ed esperti agricoli – ma il cuore del progetto sarà la dimensione intergenerazionale. Gli anziani non saranno semplici residenti: diventeranno custodi di competenze e memorie, in dialogo costante con i giovani che frequentano la fattoria didattica e le attività della cooperativa.

In un tempo in cui l’invecchiamento è spesso raccontato come fragilità, C.A.RE prova a proporre un’altra narrazione: quella di una comunità rurale contemporanea, dove la terza età non si ritira, ma coltiva. Terre, relazioni, futuro.


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