

Marino: "L'importante discussione ha coinvolto sia la maggiornaza che l'opposizione per riconoscere i diritti a tutti i cittadini romani, nessuno escluso"
Il 28 gennaio rappresenta una giornata storica per Roma Capitale che dice sì al registro delle unioni civili, con 32 voti favorevoli, 10 contrari e uno astenuto.
Dopo due giorni di discussione, l’Assemblea capitolina ha ufficialmente approvato la tanto dibattuta proposta di delibera 96/2013 che prevede il “riconoscimento delle Unioni civili, l’istituzione di un Registro delle Unioni civili e l’approvazione del Regolamento”. L’esempio concreto che la società evolve dal basso e spinge le istituzioni a cambiare i propri presupposti.
Il provvedimento è stato firmato dai consiglieri Imma Battaglia di Sinistra Ecologia e Libertà, Virginia Raggi di Movimento 5 Stelle, Riccardo Magi e Svetlana Celli di Lista Civica Marino, Giulia Tempesta del Pd e Massimo Caprari del Centro democratico. I voti contrari sono venuti da Ncd, Fi e Fdi e l’astensione è stata della Lista Marchini. Presenti in prima linea per sostenere la decisione, c’erano Vladimir Luxuria, ex parlamentare e attivista Lgbt, (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender) e Nichi Vendola, presidente del partito Sel i cui esponenti Zammataro e Cioffari si sono pronunciati con dichiarazioni entusiaste: “Roma si tinge, ancora una volta, dei colori dell’arcobaleno e festeggia ogni forma d’amore rivendicando la propria vocazione ad essere una capitale europea, a partire dai diritti di cittadinanza”.
Anche il primo cittadino Ignazio Marino parla di grande soddisfazione: “Finalmente anche Roma si è dotata di un registro delle unioni civili. Si tratta di un risultato atteso da tempo, che pone la nostra città sempre più in prima linea sul fronte dei diritti degli individui e del riconoscimento dei legami affettivi, stabili e duraturi. Oggi la Capitale d’Italia dà il segnale che, in questa città, l’amore è uguale per tutti”. Orgoglioso per essere riusciti a compiere un passo importante verso la civiltà e il rispetto delle persone, ma anche per essere oggi in linea con i principali Paesi europei e con il resto del mondo occidentale. “Ringrazio dunque tutti i consiglieri e le consigliere che hanno votato il Registro – continua Marino – ma anche tutti coloro che hanno lavorato per rendere possibile questo storico traguardo. Per la maggioranza, si tratta dell’ennesimo impegno mantenuto con i cittadini. Ma non posso non sottolineare anche l’alto valore simbolico del provvedimento”.
La stessa concitazione viene da Alessandra Cattoi, assessora alle Pari Opportunità, “Dopo la trascrizione dei matrimoni gay contratti all’estero, costituisce un altro grande passo in avanti sul fronte dei diritti civili e delle libertà, in cui crediamo fermamente. Spiace aver assistito a scene incivili di boicottaggio e l’ostruzionismo becero da parte di alcune forze politiche”. L’assessora sottolinea anche il fatto che l’istituzione di tale registro non porta avanti solo uno stendardo simbolico, ma avrà effetti concreti sulla vita delle persone, sulla base del rifiuto di ogni discriminazione sancito dallo statuto di Roma Capitale. “L’amministrazione capitolina – continua la Cattoi – si impegna ad assicurare a chi si iscriverà, una serie di servizi da cui oggi le cosiddette coppie di fatto sono escluse”, a partire dalla casa e i servizi sociali ma sperando di potersi ampliare prima possibile a tutti gli ambiti di tutela della persona.
È proprio di persone che si è parlato nell’aula Giulio Cesare, prima di concludere la sessione decisiva per l’approvazione del decreto. Persone alle quali non si va a vedere il sesso, l’etnia, l’orientamento politico, religioso o sessuale; ma solo requisiti generali come cittadinanza, maggiore età, convivenza di almeno un anno e lo stato di celibe, nubile o divorziato. “Non più discriminazione tra cittadini di seria A e di serie B”, afferma Giansanti di Lista civica Marino.
Il portavoce del Gay Center, Fabrizio Marrazzo, arriva a proclamare Marino come prossimo Presidente della Repubblica elogiando l’impegno preso in campagna elettorale da parte del primo cittadino romano e ampiamente rispettato. Il primo comune italiano ad intraprendere la strada della civilizzazione fu quello di Empoli (Firenze), nel lontano 1993, Roma si aggiudica il 160esimo posto e si accoda alle tante amministrazioni che “attendono una legge nazionale che finalmente sancisca i diritti uguali per tutti di fronte all’amore.
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