

Il primo edificio realizzato in via Valentino Banal 20 (1975) insieme alla “stecca” G de Le Muse
Quando si dice: una cattedrale nel deserto. Eccola qui, imponente, svetta coi suoi 11 e 10 piani, 4 scale, 80 appartamenti con realizzazione di posti auto nel cortile, con giardini.
Un’opera venuta su e venerata con le sacre intenzioni dei Soci, eretta in diritto di superficie sul terreno comunale. 1975, il primo palazzo costruito al Casilino 23, insieme alla “stecca” G della Coop.va Acli Le Muse. Intorno, il niente: un palazzo solo al comando con arrivo in (quasi) solitaria.
Le foto in bianco e nero che vediamo provengono dall’archivio del Socio Goffredo D’Orazio: la macchina fotografica era come la protesi del suo corpo, sempre a portata di clic.

Ce lo rammenta Nicola Cascia, socio originario e anche il secondo amministratore del Condominio, entrato nella sua casa al decimo piano della scala A nel luglio 1975, dopo l’allaccio fogne che proseguivano in discesa su via Romolo Lombardi.
Attorno c’erano solo baracche e una caserma del Carabinieri, poi demolita, di via dei Gordiani, la strada che fu immortalata dal film di Pasolini: Accattone.

Al tempo di cui ci racconta Nicola Cascia, era Presidente dell’Aic: Ennio Signorini. La sede della Cooperativa era in via Machiavelli, per poi trasferirsi a Colli Aniene.
Per i rivestimenti a cortina rossicci, i corrimani dei balconi e gli infissi esterni delle finestre di colori rosso vivo: il primo edificio in realizzazione era denominato il “Palazzo rosso” dalla vulgata popolare.
Ma, c’era in quel “rosso” pure un doppio senso: l’origine politica e sociale della (Lega) Cooperativa di cui l’Associazione Italiana Case faceva parte e della maggioranza dei Soci, quella democratica di sinistra. Insomma, per rendere il concetto, ci abitavano quelli del “politburo”, come la voce di popolo li etichettava. D’altronde stiamo nel 1975, mezzo secolo fa.
In questa storia di concorso di professionisti, tecnici, operai, i soci, come in ogni battaglia i fanti dell’esercito difendono le trincee, i pionieri del quartiere, in fase di costruzione del palazzo, si sacrificavano a presiedere il cantiere, osservando anche i turni di notte, per contrastare chi, in quel tempo, i “gruppettari”, erano soliti occupare le case di altri in una sorte di guerra tra poveri (foto sotto).
Ancora oggi, i soci originari ricordano ai più giovani, esaltandosi e vantandosi, quei momenti gloriosi di battaglie condivise per esaudire il sogno di una casa di proprietà.

Negli anni ’84-‘85, ricorda Giulio Bencini, già consigliere provinciale e assessore al Comune di Roma e poi Presidente dell’AIC e tutt’ora condomino di via Banal, 20, «intervenimmo come Provincia per finanziare la ristrutturazione del Casale Garibaldi, dal quale si promossero tante iniziative sociali e culturali. D’altronde, realizzando il palazzo “rosso” ci ponemmo una naturale considerazione. Intorno a noi non c’è nulla, dobbiamo fare qualcosa. Intanto, in seguito, facemmo partire proiezioni di film nel nostro territorio”. Aggiunge, infine Bencini, che «la provenienza sociale degli originari Soci dell’Aic era composta di lavoratori di aziende pubbliche, anche comunali, come la Sip, l’Atac, le Ferrovie».





Dietro l’hardware dei mattoni c’è però il software dei soci, quello del tessuto sociale di soggetti in carne e ossa che hanno sostenuto lo sviluppo non solo abitativo, ma, soprattutto, quello della qualità del concetto di abitare: relazioni umane, modifiche urbanistiche, offerta di servizi, promotori di iniziative solidali, culturali, sociali e ludiche. Il tempo libero, per i nostri cooperatori, non è stato tempo vuoto da riempire o di assenza di impegno intellettuale e culturale. E’ stato tempo di vita attiva.
Di seguito le foto delle feste organizzate dai Soci Aic e di quelli della Coop.va Ed. Deposito Locomotive Roma S. Lorenzo presso l’area del Casale Garibaldi di via Balzani negli anni 2005 e 2008, sempre provenienti dall’archivio di Goffredo D’Orazio).

Tale patrimonio solidale è stato il cemento sociale per continuare negli anni successivi a promuovere momenti di incontri, di gioie, di attività sportive e di convivialità tra i Soci.
Ci piace citare la promozione di iniziativa di Luigi Lucenti, insieme ad altri Soci, di sfruttare uno spazio di terreno comunale per realizzare un campo di bocce, tuttora esistente, seppur poco praticato. Il campo di bocce è a lui intitolato, morì subito dopo il suo completamento.

I Soci e i condòmini del palazzo dell’AIC furono anche i primi a realizzare all’inizio degli anni ’90 i box pertinenziali sotterranei al Casilino 23 in base alla legge Tognoli. La realizzazione di 81 box, iniziati l’11 febbraio 1999 (progettista, ing. Francesco Bellotti; direttore dei lavori, arch. Fulvio Cappucci), fu inaugurata alla fine degli anni ’90 dal Sindaco di Roma, Rutelli.
Di seguito la foto della rampa di accesso ai box
Dopo circa quattro lustri i condomini, un anno fa, sono riusciti a stipulare l’atto di acquisto in proprietà dei box, fino a quel tempo gestiti dalla Amministrazione Condominiale. Ma, attenzione, la legge Tognoli, alla luce dell’atto di acquisto notarile da parte di ogni proprietario, stabilisce un: “Atto d’obbligo di asservimento del parcheggio realizzando alle unità abitative del condominio”.
Dicembre 2017, il presepio artigianale presiede il Natale nel giardino condominiale di via Banal 20, insieme a quello all’interno del Centro Commerciale Primavera.
Fa un certo effetto scorgere, di fronte alla scala D e ai piedi di un palazzone di 10 piani, un’area di circa 60 mq di giardino occupata da statuine, re magi, capanne, torri, pastori, pecorelle, alberi e piante. Tutto illuminato e decorato coi colori dell’inverno e della tradizione.
Luca Cupiello, il personaggio della celebre pièce teatrale “Natale in casa Cupiello” di Eduardo de Filippo, ne sarebbe entusiasta, più dei soci del condominio. Come per Luca, il presepe è la rappresentazione del mondo dell’armonia e dell’amore, profumi di casa e di famiglia (peccato che, in realtà, si scontra con i drammi di famiglia e del mondo in guerra perenne, come sul palcoscenico eduardiano): “Tommasì, te piace ‘o presepio?”.
La tombola in cortile la mattina della vigilia sigilla il senso di comunità che si celebrava tra le famiglie del Palazzo “Rosso”.

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