Castel Sant’Angelo, poliziotti eroi scavalcano il parapetto sul ponte e salvano un uomo sospeso nel vuoto

Un uomo, alterato da alcol e psicofarmaci, minacciava il suicidio seduto su una trave. Bloccato dopo una delicata mediazione psicologica

Pochi centimetri sospesi nel vuoto, il buio sottostante e la disperazione di un uomo pronto a lasciarsi cadere.

Si è sfiorata la tragedia la notte scorsa a ridosso di Castel Sant’Angelo, uno dei luoghi simbolo del turismo romano, trasformato improvvisamente nel teatro di una drammatica corsa contro il tempo per salvare una vita umana.

Un uomo in preda a una profonda crisi depressiva è stato tratto in salvo grazie al sangue freddo e all’eroismo di quattro agenti della Polizia di Stato, intervenuti un attimo prima che la situazione diventasse irreversibile.

L’allarme alla sala operativa della Questura di Roma è scattato a seguito delle segnalazioni tese di alcuni passanti, che indicavano un suicidio in atto su uno dei ponti del lungotevere.

Sul posto sono confluite immediatamente due autoradio: la pattuglia del Commissariato Prati (con gli agenti Stefano e Valerio) e un equipaggio del Reparto Volanti (con i poliziotti Lorenzo e Stefano).

Divisi su due fronti: il blitz ad alta quota sul lungotevere

Arrivati sul posto, i poliziotti hanno raccolto le informazioni frammentarie dei testimoni, individuando l’uomo oltre il perimetro di sicurezza del ponte.

Il soggetto, in evidente stato di alterazione emotiva, urlava e manifestava a gran voce l’intenzione di farla finita.

Lo scenario appariva drammatico: l’uomo si era già posizionato seduto su una stretta trave di pochissimi centimetri, con le gambe penzoloni nel vuoto a notevole altezza sopra una massiccia struttura di cemento.

Senza esitare, i quattro agenti hanno diviso i compiti per azzerare i margini di errore. Mentre Stefano e Valerio isolavano l’area allontanando la folla dei curiosi e coordinando l’arrivo dei soccorsi, gli altri due colleghi, Stefano e Lorenzo, hanno deciso di scavalcare a loro volta il parapetto, sfidando il vuoto per accorciare la distanza fisica e psicologica con l’aspirante suicida.

Il dialogo d’ossigeno e la stretta di mano che vale una vita

Inizialmente l’uomo si è mostrato fortemente agitato, una condizione resa ancora più instabile e pericolosa dall’avvenuta assunzione combinata di un massiccio quantitativo di alcol e psicofarmaci.

I due poliziotti sospesi sulla struttura hanno così avviato una delicatissima trattativa psicologica, parlandogli con calma, conquistando millimetro dopo millimetro la sua fiducia e cercando di riportarlo a una condizione di lucidità minima.

Dopo lunghi minuti di altissima tensione sul filo del rasoio, la mediazione ha dato i suoi frutti.

L’uomo ha desistito dai propri intenti e ha accettato di tornare sui suoi passi: ha allungato il braccio stringendo forte la mano degli agenti Stefano e Lorenzo, che con un colpo sicuro lo hanno sollevato e riportato al di qua della ringhiera, in totale sicurezza.

Ad attenderlo sulla carreggiata c’era il personale sanitario del 118, allertato dalla prima squadra.

Convinto dai poliziotti a sottoporsi alle cure del caso, l’uomo è stato trasferito in ambulanza in ospedale. Una notte di paura che si chiude con un abbraccio e una speranza ritrovata.

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