Catturato ad Abu Dhabi il latitante Altin Sinomati: pagò 150mila euro per l’omicidio di “Passerotto”

Secondo la DDA, l'uomo era uno dei fornitori di fiducia delle organizzazioni legate proprio a Molisso e Leandro Bennato

Si era rifatto una vita sotto il sole di Abu Dhabi, lontano dagli occhi degli investigatori e dalle strade di Roma dove, per anni, aveva fatto valere la sua legge. Ma la latitanza di Altin Sinomati, detto “Il Lungo”, è finita.

A bloccarlo, lo scorso 10 ottobre, è stata la polizia degli Emirati Arabi Uniti, grazie al lavoro congiunto con il Servizio di Cooperazione Internazionale di Polizia (SCIP) e alla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, che da tempo ne seguiva le tracce. Su di lui pendeva una Red Notice, il mandato di cattura internazionale diramato dall’Interpol.

Il mandante dell’omicidio di “Passerotto”

Per gli inquirenti italiani, Il Lungo non è un semplice latitante: è il mandante dell’omicidio di Selavdi Shehaj, conosciuto negli ambienti criminali come “Passerotto”.

Un nome che a Roma conta eccome, quello del narcotrafficante freddato il 20 settembre 2020 sulla spiaggia di Torvajanica, davanti ai bagnanti attoniti, in pieno giorno.

Un’esecuzione da guerra tra clan. I carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma, insieme alla Squadra Mobile e allo SCO, hanno ricostruito un “quadro granitico” d’accusa: sarebbe stato proprio Sinomati a dare l’ordine di uccidere Passerotto, pagando 150mila euro a Raul Esteban Calderon, alias Alejandro Musumeci, il killer argentino già condannato all’ergastolo per l’omicidio di Fabrizio “Diabolik” Piscitelli, capo degli ultras della Lazio.

A spalleggiarlo nell’agguato, secondo le sentenze di primo grado, Giuseppe Molisso, detto “Barba”, anche lui condannato all’ergastolo.

Dalla Roma del narcotraffico al rifugio dorato negli Emirati

Ma Sinomati non era solo un mandante di omicidi. Il suo nome compare anche tra gli imputati dell’operazione “Caput Narco”, il maxi-blitz che a marzo ha smantellato uno dei principali canali di cocaina diretti sulla piazza romana.

Un sistema in cui Il Lungo avrebbe avuto un ruolo di primo piano: secondo la DDA, era uno dei fornitori di fiducia delle organizzazioni legate proprio a Molisso e Leandro Bennato.

Quando i carabinieri hanno fatto scattare gli arresti, Sinomati è riuscito a fuggire. Da allora si era reso irreperibile, spostando la sua base tra Albania, Grecia e infine Emirati Arabi, dove sperava di sfuggire definitivamente alle indagini.

La cattura e l’estradizione

A tradirlo, però, è stata la rete di cooperazione internazionale tra le forze dell’ordine italiane e quelle di Abu Dhabi. Individuato, pedinato e infine catturato, Il Lungo è stato trasferito in un centro di sicurezza in attesa dell’estradizione in Italia.

Con lui cade un altro pezzo della mappa del narcotraffico romano, un sistema tentacolare in cui affari milionari, regolamenti di conti e alleanze internazionali si intrecciano in un equilibrio sempre più fragile.

La cattura di Altin Sinomati chiude, almeno per ora, la fuga di un uomo che per anni ha mosso i fili del business della cocaina nella capitale.

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