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Centro Carni. Importanti risultati, ma ancora molte incognite

L’area può tornare di proprietà comunale, ma una parte rischia di trasformarsi in hub logistico con più smog in periferia

Venerdì 19 marzo si è svolta una Commissione urbanistica sul Centro Carni e l’Assessore al Bilancio Lemmetti ha consegnato il verbale con le conclusioni della Cabina di regia costituita nel 2017 e che in questi anni ha esaminato diverse proposte sul futuro del Centro Carni.

Il confronto si è sviluppato su tre progetti che sono stati allegati alla relazione: 1) il progetto edilizio della SGR (ormai abbandonato); 2) quello degli operatori e maestranze del Centro Carni per uno sviluppo produttivo dell’intera area (per ora non preso in considerazione dalla Cabina di regia); 3) hub logistico (al momento quello scelto dalla Cabina di regia).

1) Progetto SGR per un quartiere residenziale

Il progetto della SGR (Società di Gestione del Risparmio) con cui AMA ha affidato alla BNP Paribas Real Estate l’incarico di ricavare i 140 milioni iscritti a bilancio e necessari per ripianare il prestito ottenuto nel 2010.

Quel valore era legato al progetto approvato dalla Giunta Alemanno per un nuovo quartiere residenziale con 2000 appartamenti fino a 15 piani, uffici e edifici commerciali, progetto contro cui si sono mobilitati i cittadini del “Coordinamento popolare contro la speculazione sul Centro Carni” e gli operatori e maestranze della struttura produttiva.

La realizzazione del progetto avrebbe richiesto lo sgombero totale dell’attuale Centro Carni, da trasferire a Guidonia, e una variante urbanistica per trasformare quell’area da servizi pubblici urbani a edilizia privata.

In questi anni la resistenza degli operatori e la lotta del Coordinamento popolare contro il trasferimento a Guidonia, i ritardi delle giunte comunali sulla variante hanno reso sempre più difficile questa operazione.

Allora la SGR ha presentato alla Cabina di regia una proposta alternativa che, mantenendo su una parte dell’area l’attuale Centro Carni, proponeva di realizzare sull’altra metà almeno 1000 appartamenti e una quota ridotta di uffici e commerciale.

L’ipotesi di un nuovo quartiere residenziale in quell’area è stata sempre osteggiata, oltre che da operatori e comitati, anche dal Consiglio Municipale e Comunale che in più occasioni si sono espressi contro tale ipotesi. Questa posizione contraria è stata anche recepita dall’Assessore all’urbanistica Montuori, che avrebbe dovuto avviare le procedure di variante sull’area.

Quando le banche hanno compreso che il loro progetto edilizio non sarebbe passato, è stata comunicata la svalutazione del valore patrimoniale dell’area da 140 a 23 milioni di Euro, determinando un serio problema per il bilancio AMA.

2) Progetto per uno sviluppo produttivo dell’intera area

Il progetto degli operatori e delle maestranze del Centro Carni per uno sviluppo produttivo dell’intera area è stato presentato alla Cabina di regia nel 2018 e prevedeva l’utilizzo di tutti gli spazi abbandonati e richiesti dagli operatori del settore, il riconoscimento di un marchio IGP Centro Carni per gli allevatori del Lazio con cui estendere i settori di produzione, una scuola di formazione per gli addetti del settore, l’affitto degli spazi ad uffici, il trasferimento del mercato dei fiori e l’introduzione di altri servizi pubblici per la gestione sanitaria degli animali.

Il progetto si integrava con una riconversione energetica delle strutture attraverso la posa di impianti fotovoltaici sui tetti già inclinati e l’introduzione di un digestore per la produzione di energia dagli scarti organici. Questo progetto avrebbe portato a circa 15 milioni di entrate annue e ad oltre 1000 nuovi occupati.

Il progetto, presentato anche alla Commissione agricoltura della Regione, può portare un incremento della filiera produttiva alimentare del Lazio con la realizzazione di un Centro ingrosso delle carni e dei fiori, integrato con l’attuale Centro Agroalimentare di Guidonia.

Al momento questo progetto non sembra essere stato preso in considerazione dalla Cabina di regia.

3) Progetto per un hub logistico

Il progetto, definito “Mobilità Intelligente“ presentato in Cabina di regia e affidato per una valutazione di fattibilità all’Università La Sapienza, prevede la realizzazione di un hub logistico che dovrebbe fungere da punto di smistamento per tutte le merci destinate al Centro storico.

In pratica tutti i mezzi inquinanti a benzina e gasolio che trasportano merci dovrebbero convergere sull’hub Centro Carni, dove le merci sarebbero trasferite su mezzi elettrici più piccoli che raggiungerebbero poi il Centro storico senza inquinare.

Nell’hub potrebbero poi essere raccolti e smaltiti gli eventuali imballaggi residui dalle merci smistate. Questo progetto riprende la proposta di impianti fotovoltaici già avanzata dagli operatori del Centro Carni per un’autonomia energetica della struttura.

Al momento la Cabina di regia ha scelto questo ultimo progetto inserendolo tra le proposte inviate al governo per gli interventi finanziabili con il recovery Plan.

Le valutazioni dei risultati emersi

Dopo un primo esame dei risultati emersi dalla Cabina di regia, gli operatori, i lavoratori e il Coordinamento popolare del Centro Carni hanno espresso alcune valutazioni che di seguito sintetizziamo.

Positiva la rinuncia ad avviare una speculazione edilizia in quell’area che avrebbe portato cemento in edilizia privata e cancellato una struttura pubblica come il Centro Carni comunale. Operatori, lavoratori e Coordinamento popolare ritengono che questo sia il risultato di 10 anni di difficili lotte contro le lobby della speculazione edilizia a Roma.

Positivo lo stanziamento previsto nel bilancio comunale 2021-2023 per far tornare di proprietà comunale l’intera area del Centro Carni, anche se non sono state ancora avviate le procedure per lo scioglimento della SGR.

I fondi per il riacquisto dell’area sono compresi nello stanziamento previsto per il risanamento del Bilancio AMA ora in discussione al Consiglio Comunale. L’annullamento della Delibera 81/2008 di Alemanno e la riacquisizione del Centro Carni da parte del Comune di Roma erano infatti gli obiettivi della Delibera di iniziativa popolare promossa nel 2013 e sottoscritta da oltre 8000 cittadini del territorio.

Profondamente errata la scelta di trasformare una parte dello stabilimento in hub logistico, che farebbe gestire l’area a un consorzio privato, con scarso incremento occupazionale, ma con un maggiore inquinamento atmosferico, per la concentrazione di grandi veicoli in uno spazio troppo limitato per essere un vero hub.

Inoltre, quasi tutte le attuali ditte di trasporto hanno già dei propri depositi a Roma e basterebbe riconoscere loro degli incentivi che favoriscano l’acquisto di mezzi elettrici per viaggiare all’interno della città.

Conclusioni

Gli operatori, i lavoratori e il Coordinamento popolare del Centro Carni sono intenzionati a mantenere in campo il progetto per lo sviluppo produttivo del Centro Carni, che deve mantenere la sua vocazione di bene comune per la salute alimentare della città e che può portare un rilevante incremento occupazionale e una valorizzazione dell’intera filiera degli agricoltori e allevatori del Lazio.

Ovviamente il progetto presentato nel 2018 è aggiornabile con le nuove opportunità offerte dai fondi europei per la trasformazione ecologica, prevedendo la trasformazione in veicoli elettrici o non inquinanti per i veicoli che oggi partono dal Centro Carni per distribuire i prodotti in tutti i punti vendita della città.

Sergio Scalia

 


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