Centro Polifunzionale Appio. Il Comitato di quartiere Alberone chiede trasparenza e chiarezza

Gli amministratori comunali e municipali fanno orecchio da mercante. Intervista alla Presidente Adriana Velardi
di Aldo Pirone - 29 Ottobre 2014

 Il Comitato di quartier Appio-Alberone si è formato nel giugno 2014. La prima “grana” che si è trovato ad affrontare è stata quella del Centro polifunzionale Appio I.

Un progetto nato ai tempi dell’amministrazione Rutelli nel 1997, cioè nel secolo scorso, per l’utilizzazione dell’ex deposito tramviario Stefer ormai dismesso. Ne è nato il solito “accordo di programma” con una società, la Pontinia s.r.l, di proprietà del costruttore Mezzaroma.  L’iter di questo accordo è stato lungo è tormentato. Sta di fatto che non risulta adeguato il “vantaggio pubblico” che se ne consegue. L’accordo di programma, infatti, porterà ad edificare l’ennesimo centro commerciale in un luogo storico che avrebbe richiesto ben altra utilizzazione e anche ben altra progettazione creatività.

CentroAppioTuttavia ancora oggi i cittadini vorrebbero che l’amministrazione controllasse dappresso i lavori in corso e in via di ultimazione perché le prescrizioni dell’accordo fossero integralmente rispettate e non passasse in cavalleria anche quel poco previsto a vantaggio della collettività: il trasferimento del mercato rionale nell’ambito del centro e la striminzita struttura pubblica sportivo-culturale di 1.000 mq. Su questa problematica abbiamo chiesto le opinioni della Presidente Adriana Velardi del combattivo Comitato di quartiere dell’Alberone.

Presidente Velardi che cos’è che non vi convince del Centro polifunzionale Appio I che il costruttore Mezzaroma sta realizzando nel vecchio deposito della Stefer?

Abbiamo constatato che non è stata data molta informazione rispetto alla struttura che si sta costruendo. Dalla grandezza dei lavori in corso, ormai in fase di ultimazione, non è facile comprendere come un’opera così imponente possa integrarsi agevolmente in un quartiere consolidato posto al centro di Roma. I cittadini, che quotidianamente ci interpellano, sono preoccupati per la ricaduta che si avrà sulla circolazione stradale: non dimentichiamo che all’interno della struttura verrà realizzato un centro commerciale o meglio, polifunzionale, che attirerà una considerevole quantità di vetture e che andrà a congestionare un’area già altamente trafficata come è via Appia Nuova. La costruzione viene inoltre realizzata in prossimità di grandi palazzi già esistenti che sono stati letteralmente sovrastati dalla struttura e pertanto danneggiati anche in termini di luce e di panorama.

Quale sarebbe il “vantaggio pubblico”, cioè per i cittadini, derivante dalla realizzazione di questo ennesimo centro commerciale?

Secondo gli accordi di programma verrà realizzata un’opera che vedrà una parte “privata” adibita a centro commerciale ed uffici ed un’area pubblica dove è previsto il trasferimento del mercato rionale “Alberone” ubicato nell’ omonima piazza. Sempre secondo l’accordo di programma, pur essendo la parte pubblica distinta dalla parte privata, le due sezioni si dovrebbero uniformare per dar vita ad un centro polifunzionale.

Aspettiamo di comprendere bene, come le cose si realizzeranno veramente,  poiché con una delibera consiliare del 2014, sindaco Veltroni, venne  approvata una variante in corso d’opera, in cui, fra le varie enunciazioni programmatiche, al punto 5, si diceva di “dare mandato al Municipio Roma 9 di individuare le opere di riqualificazione  urbana da realizzare a scomputo degli oneri concessori oltre il completamento della sala destinata ad attività sportive e polifunzionali, ad integrazione della sola realizzazione a rustico previsto nell’Accordo di Programma”, più avanti si afferma che “nello spazio pubblico dedicato al tempo libero dovrà essere collocata una ludoteca ed una biblioteca per ragazzi  al fine di consentire agli stessi di trascorrere il proprio tempo libero giocando”. Nobili propositi, peccato che gli Accordi di programma successivi non parlano più di biblioteche, ludoteche ma semplicemente di spazi pubblici polifunzionali e palestra. E’ una dimenticanza o, per il bene comune dei cittadini, è meglio pensare a una bella palestra privata, in modo che ci si possa mantenere in forma? Ed è pure  saggio pensare che spazi culturali, biblioteche, sale lettura teatro, probabilmente non producono altrettanto profitto di palestre o centri benessere?

In questa fase in cui lavori stanno per concludersi, dopo diciassette anni dalla prima deliberazione comunale sotto l’egida del sindaco Rutelli, che cosa chiedete che venga accuratamente verificato dagli uffici competenti dell’amministrazione comunale?

Chiediamo con forza l’istituzione della Commissione di Vigilanza, che  avrebbe dovuto essere costituta da tempo, proprio per vigilare sulla corrispondenza del manufatto agli elaborati.

Noi chiediamo che si verifichi la corrispondenza del costruito ai progetti realmente autorizzati, con particolare attenzione alla parte pubblica affinché questa venga ultimata con la stessa accortezza e negli stessi tempi della parte privata, così come enunciato negli Accordi di programma successivi al 2004.

Vorremmo che trovi attuazione la convenzione urbanistica del 10 agosto 2006 lì dove all’art. 5 recita che “è a carico della parte privata la realizzazione di opere di urbanizzazione consistenti nella ristrutturazione della piazza dell’Alberone e delle sedi stradali di Via Valesio e Via Gino Capponi, nella realizzazione delle strutture portanti del mercato rionale e del completamento della sala polifunzionale”, esigiamo che si ponga particolare attenzione alla viabilità, alla predisposizione di parcheggi sufficienti a supportare l’incremento del transito veicolare, l’adeguamento di Via Cesare Baronio e delle altre vie limitrofe.

Vorremmo ancora ricordare a chi di dovere, che nel frattempo nelle ultime delibere, ci siamo persi la biblioteca e la ludoteca, o vanno tutti nella stessa sala polifunzionale che comprenderebbe anche palestra e campo di palla a volo? E ancora, è stato rispettato il recupero di quella archeologia urbana rappresentato dal Deposito della Stefer per la stazione tramvia che collegava i Castelli a Roma, costruita fra la fine dell’800 inizi del ‘900, o è stato più conveniente demolire e sostituire i capannoni preesistenti con delle belle strutture in cemento?

Negli anni, parte dell’edificio si è “allungato” sempre più, frutto di evidenti concessioni, tanto da superare gli edifici contermini.

Il vostro Comitato di quartiere è di recente formazione. La prima grande questione che vi siete trovati ad affrontare è questa del centro polifunzionale. Che cos’è che in questi primi tre mesi di vita non vi ha soddisfatto del rapporto con le istituzioni amministrative?

Purtroppo tocca constatare che i nostri referenti, amministratori comunali e municipali, fanno orecchio da mercante, le nostre richieste di appuntamento per avere maggiori chiarimenti, sono state sinora disattese.

Visto che tutti gli amministratori, anche municipali,  erano informati dei fatti, qualcosa ce la devono pur raccontare, i cittadini esigono trasparenza e chiarezza.


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