Checco dello scapicollo a Monteverde

Makaa Jade - 7 Ottobre 2017

Il 13 aprile del 1929 il Comune di Roma intestava una strada al Carmelitano Scalzo, Eustachio Sebastiani, diacono della chiesa di San Pancrazio, agli inizi dell’800.

Dall’autorevole Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica del Moroni (1841), apprendiamo che Eustachio Maria era discendente dalla nobile famiglia romana dei Sebastiani, entrato nell’Ordine dei Carmelitani Scalzi come diacono, e che si era attivato con zelo alla riedificazione della chiesa di San Pancrazio, dopo la deturpazione e manomissione causate dalle invasioni straniere del 1798. In questa chiesa Eustachio Sebastiani è stato, infatti, sepolto.

Al civico 14 di questa strada, nel 1931 aveva aperto l’attività Francesco Testa, chiamato dagli amici “Checco”, pseudonimo con cui egli nominò la sua trattoria. Essa era situata per giunta, a valle di un terreno scosceso, di proprietà di una certa signora Laurina, e quindi il nome completo del ristorante non poteva che essere “Checco dello Scapicollo”.

Fu così rinomata la sua cucina che fu frequentata anche da intellettuali monteverdini come Gianni Rodari, che la raggiungeva a piedi, in pochi minuti. Nel 1958 il locale venne espropriato e trasferito in zona Laurentina, dove fu poi ampliata dalle sale “Sor Anna”, inaugurata nel 1960 per la moglie di Checco, e dell’”Antro de Checco”. inaugurata nel 1970.

Nel 1973 la cucina vinse il premio “Posata d’oro” indetto dal quotidiano “Il Tempo”. Nel 1976 la gestione del locale passò ai figli Romolo e Lidia, quindi ai nipoti di Francesco Testa, Andrea e Francesco, i quali, in rappresentanza della terza generazione, ricevettero il Premio Speciale alla Carriera indetto dal Comune di Roma, il 16 marzo 2010.

Oggi, in Via dei Genieri 7, Checco dello Scapicollo mantiene alta la qualità della buona cucina romana, ed è frequentato anche da vip o giocatori della Roma e dal suo “capitano” Francesco Totti.

Makaa Jade


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