Ciclovia del Flaminio, i residenti insorgono: “Così ci tolgono il parcheggio”

Nei prossimi giorni è previsto un incontro tra il Municipio e l’assessore alla Mobilità Eugenio Patanè

Tra panchine, auto in doppia fila e il via vai di un quartiere abituato alla vivacità, via Guido Reni si prepara a cambiare volto. Ma non tutti, anzi, sono d’accordo con la trasformazione.

Contro la nuova ciclovia del Flaminio, tratto del più ampio progetto GRAB – il Grande Raccordo delle Bici – è scoppiata la protesta. Una petizione popolare è stata lanciata dai residenti, decisi a far sentire la propria voce prima che i cantieri cancellino definitivamente oltre 200 posti auto.

Dove parcheggiamo, a Prati?, sbotta Manuela, storica abitante del quartiere. È una frase che da sola racconta il sentimento diffuso: la sensazione di essere sacrificati in nome della mobilità dolce, senza però avere in cambio alternative credibili.

La ciclovia che divide

Il progetto del Comune è chiaro: da 410 posti auto si passerà a 180, lungo il tratto compreso tra piazza Apollodoro e via Guido Reni. In mezzo, il Maxxi, il commissariato, negozi, ristoranti, uffici, istituti nazionali, e due stadi nel raggio di pochi chilometri: il Flaminio e l’Olimpico. Per molti, una “zona viva”, per altri un quartiere già al collasso, dove ogni posto auto è un bene prezioso.

La petizione parte dal basso

La raccolta firme è partita con discrezione, nei luoghi più quotidiani: il fornaio, il bar, l’ottico, il barbiere, il mercato rionale. In pochi giorni ha superato quota 200. Sul tavolo, oltre alla richiesta di sospendere i lavori, si propone l’attivazione di un confronto pubblico e lo studio di un tracciato alternativo, ad esempio lungo viale Tiziano e Ponte Milvio, dove già esistono percorsi ciclabili.

Il Municipio si muove (ma con cautela)

Il presidente della commissione Ambiente del II Municipio, Luca Onori, ha convocato una commissione lo scorso 29 luglio.

Gli uffici comunali hanno illustrato il progetto definitivo, confermando l’intenzione di procedere senza marce indietro. Tuttavia, è stato lasciato uno spiraglio aperto: una modifica del piano, magari per recuperare parte dei posti auto, soprattutto grazie alla natura temporanea dell’arredo urbano previsto.

“Una mediazione è possibile – afferma Onori –. Il progetto è bello, ma senza il parcheggio sotterraneo o la tramvia, ancora lontani, bisogna tutelare chi qui ci vive ogni giorno”.

Un quartiere sotto assedio

Il malumore monta. “Siamo ostaggi degli eventi, tra partite, concerti e cantieri”, raccontano i residenti. “Ci chiedono altri sacrifici senza offrirci nulla in cambio”. Le accuse non sono contro la ciclovia in sé, ma contro la mancanza di una visione integrata. “C’è già una pista ciclabile da Ponte Milvio all’Auditorium sottolineano in molti –. Perché non riqualificare quella invece di costruirne una nuova, eliminando parcheggi?”

Il rischio, denunciano, è che si costruisca “un’opera utile sulla carta, ma calata dall’alto, che ignora le vere necessità del quartiere”.

In attesa dell’assessore

Nei prossimi giorni è previsto un incontro tra il Municipio e l’assessore alla Mobilità Eugenio Patanè. Al centro del confronto ci sarà proprio la possibilità di rivedere il tracciato o almeno limitare l’impatto sul numero dei parcheggi. Il tempo però stringe, e la tensione cresce.

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