Cittadini in lotta per salvare l’ultimo prato di Prati

Intervista al portavoce del Comitato Fabrizio Mencaroni
Patrizia Artemisio - 30 Aprile 2021

Non è la via Gluck ma là dove c’era l’erba ora c’è una città. In mezzo a questa, resiste un prato. E, com’è ovvio, chi vive nel quartiere in cui il prato resiste, non è disposto a cederlo per ‘case e più case catrame e cemento’. C’era da aspettarselo perciò che il Comitato Insieme 17 del Municipio I, avrebbe lanciato la petizione Salviamo l’ultimo prato di Prati.

“Siamo arrivati a 3.193 firme ma vogliamo arrivare a 5.000! –  dice il portavoce del Comitato Fabrizio Mencaroni.

Dove si trova esattamente questo prato? – chiediamo.

“Stiamo parlando del prato che sta tra via Teulada, via Faravelli, via Falcone e Borsellino e piazzale Clodio, che fa parte della Riserva Naturale di Monte Mario. È di proprietà del Comune e in questo momento viene curato al massimo due volte l’anno perché proprio non possono farne a meno”.

Come siete arrivati a lanciare una petizione per salvarlo?

“Qui nel 2019 tra Ministero della Giustizia, Comune e Regione, è stato firmato un protocollo d’intesa – racconta Fabrizio –  per costruirci sopra un altro edificio del Tribunale di piazzale Clodio. Il perché è che ormai le vecchie palazzine hanno bisogno di restauri e quindi il loro programma sarebbe trasferirci pezzo a pezzo gli uffici che vengono restaurati per poi riportarli nella sede originaria una volta finiti i lavori, e utilizzare successivamente questa nuova costruzione per metterci ad esempio i due Giudici di Pace che stanno in affitto. Tutto questo però è avvenuto alla totale insaputa sia del Municipio I che dei cittadini.  A giugno del 2019, in modo quasi infantile, decidemmo di fare una azione dimostrativa piantando un albero all’interno del parco. E per fare le cose in regola chiedemmo l’autorizzazione al demanio. Risposta: No, perché sono stati già piantati 9 alberi e non ne occorrono più.”

Fabrizio non ironizza affatto, e continua:  “Tenga presente che di quei nove alberi nel frattempo già 3 o 4 erano belli che morti perché lì non c’è un impianto di irrigazione perciò nessuno gli ha dato acqua. Poi abbiamo fatto delle richieste di interessamento al Municipio e al Comune. Il Municipio ci ha sempre assecondato e infatti il famoso albero lo abbiamo poi piantato con una nuova richiesta fatta al demanio dal Municipio stesso. Nel 2020 è scoppiata la pandemia, abbiamo cercato invano di avere notizie e a dicembre è comparsa sul terreno la macchina perforatrice per fare dei rodaggi. A quel punto abbiamo deciso di fare un accesso agli atti a tutti gli Enti implicati. Perché c’è quella macchina senza un cartello che ne indichi lo scopo? Le risposte ottenute sono le più strane e le più varie. L’unica risposta valida è quella del Ministero di Giustizia: la macchina c’è per incarico del Ministero dei Lavori Pubblici a cui è stata affidata la gestione dei lavori di costruzione dei nuovi uffici. È stato così ufficializzato il loro progetto di ampliamento della cittadella giudiziaria”.

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I cittadini come stanno reagendo?

“Abbiamo avuto moltissime richieste di adesione al gruppo Facebook Insieme 17 e poi, su sollecitazione reciproca, abbiamo creato delle chat whatsapp per scambio di informazioni su questo argomento specifico”.

Il suo messaggio ai lettori.

“Oggi si parla di ecologia, di ridurre il consumo di suolo, di green e non è pensabile andare a costruire un nuovo edificio su un parco pubblico vincolato. Salviamo l’ultimo prato di Prati! Questo quartiere si chiama Prati proprio perché una volta qui c’era aperta campagna e questo pezzo di terra è l’unico prato che esiste ora tra il Tevere e Monte Mario al di fuori del parco intorno a Castel Sant’Angelo. Vogliamo creare un piccolo bosco urbano  e vorremmo dedicarlo al Giudice Livatino, al quale invece è dedicato niente meno che il parcheggio che sta lì di fianco pover’uomo!”


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