Civitavecchia: individuato nei fondali marini ordigno bellico e fatto esplodere (video)

Scoperta shock a 36 metri di profondità durante un'immersione delle Fiamme Gialle

Un gigante di ferro e tritolo risalente alla Seconda Guerra Mondiale, adagiato sul fondo del mare a ridosso di uno dei tratti di costa più frequentati del litorale laziale, a pochi metri dalle rotte commerciali e dai bagnanti.

I sommozzatori della Guardia di Finanza e gli specialisti della Marina Militare hanno disinnescato una potenziale tragedia ambientale e di sicurezza nelle acque a nord di Civitavecchia, localizzando e facendo brillare in totale sicurezza una pericolosa mina navale da due quintali.

L’eccezionale quanto rischioso ritrovamento è avvenuto nel corso di una programmata attività di monitoraggio e ispezione delle coste condotta dal Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza di Civitavecchia.

I subacquei delle Fiamme Gialle stavano perlustrando i fondali rocciosi e sabbiosi in località “La Frasca” quando si sono imbattuti nella sagoma del grosso ordigno bellico.

Il ritrovamento nell’oscurità: la mina intrappolata nelle reti

Il blitz subacqueo risale allo scorso 19 maggio 2026. Gli uomini del Nucleo Sommozzatori della Stazione Navale di Civitavecchia, spintisi fino a una profondità di circa 36 metri, hanno individuato un manufatto metallico parzialmente sepolto dal fango.

Una volta rimossi i sedimenti superficiali, i finanzieri si sono trovati davanti a una mina navale di fabbricazione italiana dal peso stimato di circa 200 chilogrammi.

L’ordigno, nonostante gli oltre ottant’anni trascorsi sott’acqua, si presentava in perfetto stato di conservazione, sebbene pesantemente ricoperto da incrostazioni marine e, fattore di ulteriore pericolo, avvolto da spezzoni di reti da pesca trainate che avrebbero potuto innescare accidentalmente il detonatore in caso di strascico da parte di qualche peschereccio di passaggio.

Interdetto lo specchio d’acqua: scatta il protocollo d’emergenza

I finanzieri hanno immediatamente marcato la posizione satellitare dell’ordigno e hanno allertato la Capitaneria di Porto di Civitavecchia.

Il comando della Guardia Costiera ha fatto scattare all’istante le procedure d’urgenza previste dai rigidi protocolli di sicurezza per il rinvenimento di materiale esplosivo in mare.

Per evitare qualsiasi rischio, l’area marina attorno alla Frasca è stata interdetta alla navigazione commerciale, alla pesca, al transito di diportisti e alle attività di balneazione.

Un provvedimento drastico ma necessario per tutelare l’incolumità pubblica, le attività marittime della zona e la delicata fauna dell’ecosistema marino locale.

L’intervento della Marina: il rimorchio e il brillamento al largo

Risolta la fase di prima emergenza, la Prefettura ha richiesto l’intervento degli unici specialisti in grado di operare su ordigni subacquei così complessi: i Palombari della Marina Militare.

Sul litorale nord di Roma sono così giunti gli artificieri del Nucleo SDAI di La Spezia (Sminamento Difesa Anti Mezzi Insidiosi).

I palombari si sono immersi fino a 36 metri per agganciare la mina con speciali palloni di sollevamento ad aria, staccandola delicatamente dal fondo fangoso.

Una volta portata a galleggiamento controllato, la bomba è stata rimorchiata a lentissima velocità per diverse miglia nautiche verso il largo, lontana dalle coste e dalle rotte commerciali.

Una volta raggiunta l’area di sicurezza, gli specialisti della Marina hanno applicato una microcarica da taglio e hanno proceduto al brillamento controllato.

L’esplosione, avvenuta in profondità, ha polverizzato la mina senza far registrare alcuna criticità o danno collaterale all’ambiente circostante.

IL VIDEO:

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