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Civitavecchia, scovate 80 trappole illegali per polpi. Fondamentale il supporto aereo

Quello che i finanzieri si sono trovati davanti è stato un vero e proprio impianto illegale: un filare lungo circa 500 metri, disseminato di 80 nasse pronte a catturare polpi nel pieno della loro fase riproduttiva

La tecnologia che salva vite ora protegge anche il mare. E così, tra le acque del litorale laziale, la lotta al bracconaggio ittico compie un salto di qualità: droni e sensori avanzati entrano in azione per smascherare chi saccheggia le risorse marine nel silenzio della notte.

È proprio grazie a un velivolo del Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza di Civitavecchia che è scattata l’operazione: durante un pattugliamento notturno, gli occhi elettronici in dotazione hanno intercettato una serie di boe sospette, prive di qualsiasi segnale identificativo. Un’anomalia che ha immediatamente fatto scattare l’allarme.

Quegli stessi sistemi di rilevamento, utilizzati pochi giorni prima per individuare una persona dispersa sul Monte Terminillo, si sono rivelati decisivi anche in mare. Le coordinate sono state trasmesse in tempo reale a un’unità navale, che ha raggiunto il punto indicato e avviato le operazioni di recupero.

Quello che i finanzieri si sono trovati davanti è stato un vero e proprio impianto illegale: un filare lungo circa 500 metri, disseminato di 80 nasse pronte a catturare polpi nel pieno della loro fase riproduttiva. Un sistema studiato per sfruttare uno dei momenti più delicati del ciclo vitale degli esemplari di Octopus vulgaris, quando si avvicinano alla costa per deporre le uova.

Dentro le trappole, decine di polpi ancora vivi. Tutti sono stati liberati e rigettati immediatamente in mare, restituendo ossigeno a un ecosistema fragile e sempre più sotto pressione.

Dietro a questo tipo di attività illegale si muove un mercato sommerso tutt’altro che marginale: il prezzo del prodotto può arrivare fino a 20 euro al chilo, senza alcuna garanzia sanitaria e completamente fuori da ogni controllo fiscale. Un doppio danno, dunque: per l’ambiente e per i consumatori, oltre che per i pescatori regolari che subiscono una concorrenza sleale.

L’operazione si inserisce in un piano di vigilanza sempre più serrato lungo le coste. Solo nel 2025, il reparto aeronavale ha effettuato quasi 2.500 missioni, con una media di sei interventi al giorno.


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