Coronavirus. Diario dalle periferie – 6

Dal 7 aprile, al Prenestino, chiuso in casa, ma non inoperoso, per non darla vinta al coronavirus
Aldo Zaino - 21 Aprile 2020

Non nego che i primi giorni in cui sono state emanate le disposizioni, per tutelare la nostra salute, di rimanere in casa, al Prenestino, e uscire solo per motivi importanti è stata dura.
La tradizionale passeggiata, la capatina al bar per il solito caffè, la tradizionale corsetta nel parco a Villa De Sanctis, la visita a casa di mia figlia, tutto eliminato.
Poi piano piano, come tutti, mi sono organizzato per trascorre, le tante ore di una giornata senza farmi prendere dall’ansia e dal nervosismo. Questo – va detto subito – è stato possibile, grazie alla collaborazione con mia moglie Vera.

Dopo poco più di 40 giorni di clausura, sono riuscito a organizzare le mie giornate: la Santa Messa delle ore 7.00 di Papa Francesco, poi riordinare vecchi album di foto chiusi nei cassetti e dimenticati per anni, poi ginnastica, pranzo, “pennichella”, merenda, film TV, per diversi giorni (poi soppresso) l’appuntamento delle ore 18.00 con il “flash mob” canoro con gli inquilini dei palazzi limitrofi.

Il resto del tempo trascorso per le faccende domestiche in collaborazione con mia moglie, cena e di nuovo davanti alla TV e la tradizionale stretta di mano con Vera, espressione di gioia di aver trascorso un’altra giornata insieme.
In questo periodo di Coronavirus insomma è importante imparare a sincronizzarsi al meglio perché questo aiuta a rendere al massimo nelle attività quotidiane, lungo l’arco delle 24 ore.

Guai a lamentarci di non poter uscire da casa.
Lo facciamo per la nostra salute e dobbiamo ringraziare i medici, gli infermieri, i volontari, e tutti coloro che, nonostante tutto, sono costretti a uscire da casa mettendo a rischio la propria salute e incolumità. A mio parere chi può rimanere a casa senza conseguenze è una persona che deve ritenersi fortunata. Anche se queste limitazioni non sono identiche per tutti. Basti pensare alle persone che vivono da sole, ai negozianti, artigiani, che sono stati costretti a chiudere la propria attività mentre le spese (affitti e spese per utenze, ecc.) continuano senza che ci siano voci di entrata e senza certezze per il futuro.

E poi ci sono i senza reddito che non hanno la possibilità di accedere a qualsiasi convenzione statale, persone costrette a interrompere le terapie, le persone che non possono incontrarsi con gli anziani genitori per assisterli. E non parliamo di tutti quelli che hanno perso dei famigliari per colpa del Coronavirus, che non sono riusciti a partecipare alle loro esequie, e che non possono recarsi nemmeno al cimitero.

Queste mie riflessioni mi portano a pensare anche alle tante famiglie che hanno in casa dei bambini, le persone che hanno difficoltà motorie, che hanno bisogno di terapie, ma anche a tutte le persone diversamente abili, ai tanti anziani che vanno avanti grazie alla solidarietà dei vicini di casa e alle tante strutture disponibili.

Certo l’emergenza Coronavirus ha messo lo stop a un certo modo di vivere freneticamente, potrebbe essere l’occasione per rivedere la nostra tabella di marcia, ma questo può avvenire solo se ci si rende conto di quanto siamo deboli e indifesi di fronte ai pericoli di questo tipo, e se capiamo che intorno a noi ci sono, persone ancora più deboli di noi e che hanno bisogno di aiuto, senza poterlo avere.

Riappropriamoci quindi del tempo, quel tempo, che prima non era mai sufficiente, sempre indaffarati come eravamo. Ora ci siamo accorti che durante la giornata possiamo fare anche qualche cosa d’importante, come telefonare ad amici, parenti, persone che vivono sole in casa, e inviare grazie anche ai social sempre messaggi positivi.

Ora che con la fase 2 si prospetta l’uscita dal tunnel dobbiamo intraprendere una nuova vita, nuovi comportamenti, fino a quando per sconfiggere il virus che ci gira in torno e ci afferra come una calamita, si riuscirà a trovare un vaccino.
Bisognerà aspettare molto tempo, ma questa è un’altra storia tutta da raccontare in un’altra occasione.
Intanto viviamo bene il tempo che ci è dato da vivere.


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