Da lettori a protagonisti: i progetti della Biblioteca Collina della Pace

Tante proposte e consigli dalla responsabile Paola Tinchitella, che ci offre una nuova prospettiva sul lockdown
Camilla Dionisi - 14 Ottobre 2020

La Biblioteca Collina della Pace, nel quartiere di Finocchio della periferia della Capitale nel VI Municipio, dal 26 maggio 2020 ha riaperto i battenti ed è pronta ad accompagnare con nuovi progetti i propri lettori. Non è stato il lockdown a fermare la Biblioteca, come ci spiega la responsabile Paola Tinchitella, che anzi mostra come da una situazione di clausura sia stata in grado di rendere i propri lettori “liberi in casa”.

Quali sono i progetti avviati dalla Biblioteca e quali le novità per i lettori?

I progetti preparati, anche online, sono molti, e primo fra tutti, “Lib(e)ri in casa”, che continuerà con molta probabilità fino al 31 dicembre: è un gioco in cui si rileggono e rivalorizzano i libri rimasti per un po’ sui nostri scaffali di casa, che prevede una recensione da parte del lettore con una chiave di lettura inedita ed interessante. C’è anche il progetto “BILLonline” che ha permesso di fare online ciò che facevamo con la biblioteca nelle scuole, e contiamo, dopo il 31 ottobre, di poter ricominciare a fare degli incontri con gli studenti tramite piattaforme online. Il prossimo progetto si intitola “Ad Alta Voce…le pagine si raccontano”: un progetto da riattivare online molto interessante perché abbiamo imparato che coinvolgere le persone che siano parte integrante di un progetto fa la differenza. Si propone ai ragazzi di leggere ad alta voce con l’intento di tirare fuori le emozioni provate e coinvolgere chi ascolterà. È un’esperienza che si vive a 360 gradi: credo che una lettura condivisa sia l’unico metodo che possa avvicinare l’utenza alla lettura.

Qual è stato l’obiettivo di un progetto ambizioso come “Lib(e)ri in casa”?

Il progetto ha coinvolto uno ad uno i lettori: l’utente che scrive una recensione è contento di condividerla con altri, e si sente parte integrante nell’analisi critica. Stiamo pensando, dunque, di attivare qualche laboratorio di scrittura, la prossima arma per coinvolgere a pieno i lettori e renderli protagonisti.

Come può leggere un libro aprire una nuova prospettiva di libertà?

Perché c’è di mezzo l’immaginario di ogni utente: un libro ti modifica. I miei stessi testi hanno ricevuto delle recensioni completamente opposte o lontane dal mio pensiero e che mi hanno fatto scoprire dei substrati inediti propri di chi legge. Questa è la libertà di un lettore: ognuno ha un’esperienza di vita simile o differente da quella dell’autore e il loro immaginario salta fuori nel momento in cui vanno ad analizzare il testo letto, in cui si pongono delle domande o giungono a diverse conclusioni. Anche nel corpo del testo puoi trovare ciò che un altro lettore non vede, riadattarlo per te stesso, e trovare speranza in un finale. La chiave di lettura del testo ci permette anche di analizzare la nostra interiorità.

Che tipo di scossa ha dato il Lockdown al lettore?

Abbiamo portato questi nuovi progetti durante il lockdown proprio perché è stata una situazione surreale dove tutte le sensazioni erano amplificate. Le emozioni nella routine quotidiana appassiscono e spesso non ci preoccupiamo neanche di essere lieti per un sorriso. Grazie alla quarantena abbiamo dato una scossa alle emozioni sopite dalla routine, e, di conseguenza, i libri sono stati letti sotto uno sguardo diverso. Molto spesso chi recensisce parla di “aver ripreso in mano un libro”: in quella clausura è cambiato il suo punto di vista. Si è riscoperto il piacere della lettura e di trarre delle conclusioni dopo l’ultima pagina di un testo. Ecco la porta aperta di libertà di cui non ci accorgiamo durante il nostro quotidiano.

Cosa rappresenta la Biblioteca nella periferia di Roma?

Cambia dal territorio su cui insiste. La Biblioteca Quarticciolo, ad esempio, fu al centro di una guerra da parte delle piazze di spaccio perché si andava a creare un’alternativa importante. Erano gli adulti a richiedere il nostro intervento, come professori e giornalisti, e nonostante sia stato molto faticoso abbiamo ottenuto dei risultati. Nel caso della Biblioteca Collina della Pace, i cittadini stessi hanno lottato per riavere questo bene, prima confiscato dalla Banda della Magliana. Hanno combattuto per un centro culturale che fosse la risposta ai loro bisogni: vogliono essere i protagonisti, cittadini responsabili che cercano di cambiare le sorti di una periferia marchiata con la cronaca nera. Noi della Biblioteca siamo uniti per cambiare rotta appassionandoli al senso civico, all’accoglienza dell’altro, al contrastare il bullismo. Vogliamo, inoltre, offrire un domani ai più piccoli affinché prendano strade diverse da quelle che sembrano più facili.

 

Camilla Dionisi


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