

Sequestrato il carico dalle Fiamme Gialle, ora si cerca di risalire alla rete che ha organizzato il trasporto, ai complici sbarcati sul suolo italiano e al destinatario finale
Era notte fonda quando qualcosa ha cominciato a muoversi in modo insolito tra container e banchine del porto di Civitavecchia. Un gruppo di uomini, a piedi, si aggirava in un’area dove, a quell’ora, tutto dovrebbe essere fermo, silenzioso. Ma i movimenti sospetti non sono sfuggiti agli occhi attenti della Guardia di Finanza.
È bastato un “Alt” per far scattare la fuga. E mentre i presunti trafficanti sparivano tra le ombre, dietro di sé lasciavano il vero cuore dell’operazione: tre borsoni abbandonati in fretta e furia.
All’interno, un carico dal peso pesante non solo sulla bilancia, ma anche sul piano investigativo: 45 panetti di cocaina purissima, per un totale di circa 50 chili. Valore stimato? Circa 5 milioni di euro.
Provenienza? Ecuador, cuore del narcotraffico sudamericano. Destinazione? Roma, molto probabilmente. E il porto di Civitavecchia, ancora una volta, si conferma uno degli snodi cruciali per il passaggio della droga verso la Capitale e il centro Italia.
“L’operazione – spiegano le Fiamme Gialle – rientra in un piano più ampio di contrasto al narcotraffico internazionale e alla criminalità organizzata. Il porto è sorvegliato giorno e notte, ed episodi come questo dimostrano quanto sia importante mantenere alta la guardia.”
Non è la prima volta, e non sarà purtroppo l’ultima. Negli ultimi mesi, infatti, i sequestri si susseguono: cocaina nascosta nei doppifondi dei tir, tra carrozzine, passeggini, frutta, verdura e persino listoni di parquet. Ogni spedizione cerca un trucco nuovo, un nascondiglio inedito, ma la rete di controlli è sempre più stretta.
Intanto, le indagini vanno avanti. Si cerca di risalire alla rete che ha organizzato il trasporto, ai complici sbarcati sul suolo italiano e al destinatario finale di quel carico milionario.
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