Municipi:

‘Davide e il lupo’ e la questione culturale

Istituzioni e i politici dovrebbero farsi promotori di una spinta ideale

Un figlio che parla del padre, che a sua volta diventa padre e parla del figlio: questo il “Davide e il lupo”, un’opera di e con Francesco Marino.

L’attore-scrittore-regista Francesco Marino della compagnia ‘Les Enfants Terribles’ si è esibito il 18 aprile 2010 al Teatro di Terra.

Circa sessanta minuti di spettacolo assai godibile, con alternanza di momenti seri e ironici.
Le musiche dal vivo del maestro Della Rossa hanno accompagnato il testo, sottolineando i vari climi senza risultare invasive.

Il pretesto: una notte insonne, che si popola di riflessioni e pensieri, durante la quale l’uomo in pigiama ripercorre tutta la propria vita da quando era figlio fino al momento in cui diventa padre. Un’atmosfera delicata ricreata nello spazio adatto, scarno ed essenziale come sempre del Teatro di Terra.
I pochi oggetti presenti sulla scena assumono la loro valenza simbolica: una sedia, un lettino di bimbo, un bambolotto di pezza, una cornice sghemba vuota.

La leggera afonia dell’attore, nonostante alcuni inceppi tecnici felicemente superati, ha reso più intima l’evocazione di alcuni stati d’animo.

I responsabili di Artemista sono rimasti soddisfatti dell’operazione che hanno organizzato.

Ma ancora una volta si ripropone la questione culturale: ormai è noto che, soprattutto in Provincia, fanno il pienone solo le realtà locali, a prescindere dalla qualità. Si va a Teatro per altri motivi: non per interesse o curiosità del nuovo, per stimolo interiore.

Proprio in epoche storiche da basso impero come questa, la gente va spronata ed educata, i giovani stimolati. Contro l’omologazione e il livellamento verso il basso le istituzioni, e con esse anche i politici, devono farsi promotrici e promotori di una spinta ideale: culturale appunto.

Non temete: le sagre della porchetta, della salsiccia o del vino avranno sempre i loro fruitori ! Viene in mente una celebre frase di Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”. Se questa missione venisse recepita seriamente da chi gestisce settori della società, forse un giorno non saremmo più costretti a leggere sul giornale che una mamma con i suoi bimbi ha rischiato di morire bruciata per la rabbia violenta, insensata di giovani disperati, ignoranti ma resi colpevoli.

Prima di diventare cronaca nera è all’origine proprio una questione culturale. Se cominciassero a capire, ora, e a lavorare in questa direzione, forse avremmo un mondo leggermente migliore… tra qualche centinaia di anni! E i nostri cuccioli d’uomo, mezzi addormentati nel letto, griderebbero di meno: “Salvami papà!”

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