Decimo Municipio. Urbanistica: la scomparsa dei fatti

Dibattito in Consiglio municipale e assemblea del PDL con l’assessore Corsini all’Hotel Petra a Romanina

Dopo tanto silenzio due appuntamenti urbanistici in pochi giorni. Uno istituzionale con la discussione in Consiglio municipale di giovedì 10 dicembre e l’altro di natura partitica con l’assemblea indetta martedì 15 dicembre all’Hotel Petra a Romanina dal PDL del X Municipio presenti il Presidente della Commissione ambiente comunale De Priamo e l’assessore Corsini. A proposito di questi appuntamenti separati è corsa anche qualche polemica fra maggioranza e opposizione. In ambedue è stata data la parola ai comitati di quartiere e alle associazioni del territorio. Particolarmente attesa l’assemblea con l’assessore Corsini con cui si è potuto finalmente interloquire e conoscere da vicino.
In Cosiglio municipale è stata presentata e votata dalla maggioranza una risoluzione centrata sulla difesa delle decisioni assunte dal PRG. L’opposizione ha votato contro ma non ha presentato alcuna mozione alternativa come di solito fa per altre e anche minori questioni. Mostrando con ciò un limite politico di elaborazione e di proposta assai serio.
I dibattiti hanno messo in luce il solito grado di condizionamento propagandistico e anche molta approssimazione. Insomma sarebbe stata necessaria una riflessione sui fatti e non la riproposizione di luoghi comuni non veri.

La maggioranza municipale, attestata a difesa del PRG veltroniano quasi fosse una novella "linea del Piave", ha dovuto ripetere "parole stanche e vane come i costumi smessi delle feste di ieri", che i fatti hanno dimostrato non essere vere: la salvaguardia dei 2/3 del territorio, la riduzione delle cubature rispetto al residuo di piano (da 120 milioni a 70 milioni), il policentrismo delle 18 centralità, la sostenibilità ecc. Di qui la difesa statica di tutto ciò che il PRG prevede per il X Municipio.

Veniamo ai fatti. Il territorio comunale misura 129 mila ettari. Già nel 2004, a Piano non ancora approvato, ne erano stati consumati, secondo la certificazione del comunale, circa 45-46 mila. Le previsioni di 70 milioni di metri cubi in più, visto che non si dislocheranno nell’aura celeste, consumeranno come minimo altri 15 mila ettari. Se a questi si dovessero aggiungere, cosa più che prevedibile, i progetti di Alemanno, si potrebbe arrivare ad un’espansione consumatoria vicina al 50% del territorio.
Si sono presentati 70 milioni di nuovi mc come una "Vittorio veneto" urbanistica mentre sono una vera e propria "Caporetto". Il tutto lo si è costruito sui cosiddetti "diritti edificatori" inerenti ai 120 milioni di mc residuo del piano del 1965. Ma quei metri cubi, per altro gonfiati avendoci messo dentro di tutto, cubature pubbliche e private, non erano affatto un "inalienabile diritto". Lo ha confermato senza ombra di dubbio il Consiglio di Stato con sentenza del 10 gennaio 2009. Insomma un gioco delle tre carte.

Policentrismo. Affidarlo a ben 18 centralità urbane metropolitane non è stato serio. Una vera operazione policentrica la si effettua su due, tre quadranti al massimo della città periferica. Trasferendo là le funzioni direzionali riqualificanti delle periferie e togliendole dal centro storico dove risultano sovrabbondanti e soffocanti creando, appunto, l’effetto radiocentrico. La scelta del PRG invece definisce dei contenitori che anche in ragione del loro numero eccessivo non assolvono a questa funzione trasformatrice ma aggiungeranno solo nuova espansione. Luoghi in cui non si sa cosa metterci. Contenitori senza contenuti.
Se si guarda alla trasformazione della città, che è tutt’uno con la sua sostenibilità ambientale ed ecologica, il problema di fondo non è più se difendere o non difendere il PRG. Certo sarebbe bene non aggiungere nuovi mc e non mangiare altre migliaia di ettari di agro romano come sembrano annunciare i progetti del Sindaco Alemanno. Ma anche per far fronte a questo pericolo e a questi insani appetiti occorre riformare l’attuale PRG riconducendolo alle sue promesse iniziali, utilizzando a tal fine gli strumenti stessi del Piano e cancellando le due cose che hanno tolto la programmazione urbanistica dalla mano pubblica trasferendola ai privati: il nefasto "accordo di programma" e i diabolici "diritti edificatori". E ciò andrebbe fatto anche nel X Municipio proprio al fine di quella "riduzione del danno" che il presidente del X municipio Medici ha detto di aver ottenuto e che allo stato attuale è del tutto aleatoria.
Il Presidente del X Municipio ha riconosciuto che c’è una crisi della programmazione urbanistica dovuta alla subordinazione della politica ai poteri economici e che il PRG ha tentato di farvi fronte ponendosi tra la deregulation e la vecchia urbanistica decisa solo dalla mano pubblica. Se i risultati di questa "terza via" sono quelli sopra descritti sarebbe doveroso prendere atto che occorre cambiare radicalmente strada. Tertium non datur.

(continua)

Decimo Municipio. Urbanistica: le parole e i fatti
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