Dipartimento XV e Sar, un caso (strano) di gemelli siamesi

Oltre un milione di euro in due anni alla società che svolge pari pari i compiti del Comune
di Nicola Capozza - 19 Dicembre 2007

A livello di organizzazione amministrativa della macchina capitolina e del relativo impiego di risorse umane l’era veltroniana si segnala per un incremento dei Dipartimenti (passati dai 13 del 28.5.2001 ai 20 del 2007) e dei dirigenti esterni (dai 25, alla stessa data, agli attuali 41). Ma i grandi rischi della duplicazione di funzioni e la conseguente sovrapposizione di competenze si fanno più seri quando accanto ad una struttura dipartimentale se ne istituisce, quale sua emanazione organica, una societaria. E’ il caso della Sar s.r.l. (Servizi Azionista Comune di Roma), nata alla fine del 2005 con totale partecipazione del Comune di Roma (capitale sociale sottoscritto 300 mila euro) per svolgere quelle “attività di supporto tecnico-operativo strumentali all’esercizio delle funzioni istituzionali del Dipartimento XV”, o meglio della sua articolazione Direzione e Coordinamento del Gruppo Comune di Roma. Per chi non lo sapesse il “Gruppo Comune di Roma” è l’insieme delle società controllate o partecipate dall’Amministrazione comunale.

In particolare, nel contratto stipulato tra le parti si evidenzia che l’affidatario “cura l’analisi e la valutazione tecnica della reportistica sull’andamento economico, finanziario e patrimoniale risultante dalle relazioni trimestrali predisposte dalle società….(segue elenco società del “Gruppo”), nonché l’analisi economica, finanziaria e patrimoniale dei bilanci di esercizio e dei bilanci consolidati (ove esistenti) predisposti dalle società… (segue altro elenco società del “Gruppo”)”. Tutto bene, se non che tra i compiti elencati nell’art.15 del Regolamento sull’ordinamento degli uffici e servizi del Comune di Roma, si legge che la Direzione e Coordinamento del Gruppo Comune di Roma “cura la raccolta, l’analisi tecnica, il monitoraggio delle relazioni programmatiche e della reportistica sull’andamento economico, finanziario e patrimoniale delle aziende appartenenti al Gruppo Comune di Roma”.

Ad essere precisi nel contratto è previsto pure che la Sar debba fornire “assistenza e consulenza continuativa al Dipartimento XV in materia di economia aziendale, di contabilità, di diritto d’impresa, di diritto fiscale….”

Cosa abbastanza normale se non fosse che la Direzione e Coordinamento del Gruppo Comune di Roma già dispone di un ufficio di staff alle dirette dipendenze del direttore. Il quale, nell’atto di organizzazione interna, precisa che all’ufficio compete di “provvedere alle attività di assistenza giuridico-legale e tecnica su singole linee di lavoro….”

Ora, come si dice, se non è zuppa è pan bagnato. Tanto più che il Dipartimento, non individuando all’interno dell’Amministrazione comunale alcun dipendente di ruolo professionalmente idoneo a svolgere l’attività richiesta, aveva provveduto ad assumere 5 professionisti esterni (costo complessivo dei compensi 175 mila euro annui) dei quali, grazie alle proroghe contrattuali, si avvale tuttora. Da osservare che i compiti di questo personale ad “alta specializzazione”, secondo l’ordine di servizio della Direzione, consistono nel “controllo dei bilanci, nella verifica della reportistica aziendale, nella valutazione dei piani strategico-industriali, anche attraverso un confronto con analoghe realtà nazionali ed internazionali”.

Tuttavia, il grado di complessità delle attività istituzionali dell’ufficio dipartimentale rimaneva talmente elevato che, evidentemente, anche il ricorso a tali professionalità non bastava. Al punto che l’Amministrazione decideva di reclutare dall’esterno, tra economisti ed esperti in servizi pubblici locali, altri 4 specialisti. Uno, il trentaduenne consulente dell’assessore Causi, diventava direttore del Dipartimento, gli altri tre dirigenti di microstruttura (costo complessivo dei compensi 500 mila euro annui).

Non importa tanto sottolineare come alcuni di questi fossero già seduti nei c.d.a delle aziende da controllare (!), quanto il fatto che tra i loro obiettivi, fissati nel piano esecutivo di gestione del 2007 e per il cui raggiungimento è prevista l’ulteriore retribuzione di risultato, figura il “controllo dei bilanci delle società controllate e/o partecipate direttamente, analisi della reportistica gestionale, confronto e monitoraggio rispetto all’esercizio precedente, analisi e verifica delle relazioni previsionali aziendali delle società di riferimento”.

Ma l’enorme impiego di tali risorse professionali, data la specificità e peculiarità della struttura, non bastava ancora a garantirne in modo soddisfacente l’esercizio delle funzioni istituzionali. L’Amministrazione costituiva allora una società di supporto, la Sar appunto, formata da un amministratore unico (70 mila euro annui) e altri cinque esperti. Oneri finanziari a carico del Comune di Roma per il biennio 2006-2007: 1 milione e 80 mila euro.

Oggi, la Direzione e Coordinamento del Gruppo Comune di Roma e la Sar s.r.l., “gemelli siamesi” perché “costretti” dallo stesso lavoro, non possono che occupare gli stessi uffici: quelli di via Ostiense n. 131/L, corpo D, 8° piano (un totale di 890 mq.) con affitto a carico del gemello più anziano (circa 100 mila euro l’anno più condominio e adeguamento Istat).

Bisogna dire, a onor del vero, che la delibera del 2 agosto 2005 con cui si proponeva la costituzione della società, è stata approvata all’unanimità dal Consiglio comunale, quindi anche con i voti dell’opposizione. Prova ulteriore che il principio liberistico del laisser faire, attraverso la collaudata formula bipartisan “oggi a me, domani a te”, ha trovato la sua consacrazione in politica anche a livello delle istituzioni più vicine alla gente.

Concludendo, vicenda Sar a parte, i ritardi e le amnesie dell’Amministrazione comunale stimolano alcuni interrogativi.

E’ possibile che per “tagliare” i consigli d’amministrazione delle società partecipate occorra una legge finanziaria e che per far scorrere le graduatorie del concorso interno per dirigenti di ruolo (sono davvero così inaffidabili?) sia necessaria una sentenza del Tar?

Anche tutto ciò rientra nel “modello” Roma?


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